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Il terremoto estense

Tremò la terra, e a quell’orrore estremo
di triplicate scosse in un sol giorno,
che il mondo primo in sé fesse ritorno
sì dentro a me temei, ch’ancor ne tremo.
Il cor contrito e di peccati scemo,
armato contra ogni tartareo corno,
s’arrese al volto d’alti raggi adorno
de l’angeletta, di cui scrivo e gemo.
Ne la luce crescente a gli occhi miei,
donde crebbe il tremor de le midolle,
vidi tal ben, ch’a Dio vicin mi fei.
Così quinci mi svelsi; e ben vorrei
ch’or, senza quel che il desio ingordo volle,
l’alma tremante assicurassi in lei.
(Il ben divino, IV)

E gia’…come si suol dire, i versi di Giovan Battista Nicolucci (1530-1575) detto Il Pigna “sembrano scritti ieri”. Parlano di un terremoto, il piu’ tremendo che l’Emilia ricordi (almeno credo: difficile paragonare i mezzi di informazione di allora con oggi). Ma parlano anche di una donna, dai tratti tipicamente stilnoveschi: il Pigna si lascia andare all’amore per la divina creatura, nella speranza che il suo spirito “tutto tremante e lasso” possa trovare pace e ristoro.

L’evento storico a cui si riferisce il sonetto e’ il terremoto (5.5 Scala Richter) che scosse Ferrara per ben 4 anni (ma alcune cronache riportano addirittura 13) a partire dal 1570. Il cosi’ lungo perdurare dello stato di emergenza – ma sopratutto non sapere quando sarebbe cessato – creo’ uno stato di insicurezza perenne e panico diffuso, misti ad isterica rassegnazione.
Oggi come allora le persone sentirono bisogno di dare significato ad un supplizio simile: Dio o chi per lui aveva voluto punire la Casa d’Este (“trema, ducato ladro!”). Secoli piu’ tardi, non ci basta il “non sapere”, il “non poter spiegare” o spiegare con il fatalismo religioso: la calamita’ aziona un impulso automatico ad informarsi, a partecipare attraverso la mediazione dei mezzi di informazione, a condividere con altri. Parlare, cercare, muoversi, spesso distende i nervi e serve a sfogare impotenza e frustrazione. Ma puo’ anche generare maggiore ansia.

Se altri 4, o 13 anni saranno, faremo anche noi come Il Pigna, riannoderemo un passo alla volta i fili della routine quotidiana, inframezzata dal terrificante ticchettio della terra sotto i piedi? Del resto, c’e’ chi vive nella striscia di Gaza. Nell’appartamento di Elwood passa un treno a fianco della finestra ogni 5 secondi. La mente e’ cosi’ distorta che puo’ abituarsi a tutto, anche alla vita innaturale. E nonostante cio’, garantirsi spazi di pacifica bellezza, con le donne angeliche ed i sonetti, o magari entrambi.

La terra nostra, e non l’altrui, rimbomba
dal duol, che tanto la combatte e strugge,
e or si lagna, or fieramente rugge,
quasi ch’annunzi il fin l’orribil tromba:
onde fuor visi e dentro petti impiomba
l’inaudito tremor, che l’alma sugge,
e quanto il sol più da l’occaso fugge
più rinforza i sospir l’afflitta tomba;
perché la terra nostra e non l’altrui
sente appressarsi le sue angosce estreme,
per più bel sol che sé da lei divide.
E se di notte più si crucia e geme,
è che veggendo tôrsi il lume a nui,
suo crudo stato raffigura e stride.
(Il bel divino XII)
  • L’operaio sta in rapporto al prodotto del suo lavoro come ad un oggetto estraneo[…] quanto più l’operaio lavora tanto più acquista potenza il mondo estraneo, oggettivo, ch’egli si crea di fronte, e tanto più povero diventa egli stesso, il suo mondo interiore, e tanto meno egli possiede. [,,,] L’operaio mette nell’oggetto la sua vita e questa non appartiene più a lui, bensì all’oggetto. (Il Capitale)

Oggi e’ la festa del lavoro. Bisognerebbe amare di piu’ il lavoro. Non tanto l’avere un lavoro (su questo oggi si sono gia’ espressi in abbastanza), quanto farlo, produrre qualcosa, realizzarsi attraverso di esso. Come ho tentato di evocare con questa citazione, di Marx si ricordano molto alcuni concetti, meno altri: tra questi l’alienazione del lavoro, e cosa significhi combatterla.
Per molti combattere l’agonia del lavoro salariato ha significato rifiutarlo, cercare di farne una parte minore della propria esistenza e rendere la propria felicita’ indipendente da essa. Ma non puo’ essere questa la nostra aspirazione.

La vera rivoluzione sociale non e’ lavorare meno e lavorare tutti; nemmeno trovare il modo di andare in pensione il prima possible. La rivoluzione sarebbe che ognuno trovasse il senso del proprio lavoro. Che ognuno avesse la possibilita’ e la consapevolezza tale per realizzarsi attraverso cio’ che fa, e vederne effetti e benefici. Che non sono il denaro per il denaro del broker, ma neppure la tediosa prigione dei giorni tutti uguali.

Purtroppo sono molto pochi i privilegiati che amano il proprio lavoro. La maggior parte e’ costretta a conviverci, a spendere controvoglia il proprio tempo in una attivita’ che dia qualcosa da spendere in cio’ che rimane. Ma il lavoro non puo’ (non dovrebbe) ridursi solo ad un finanziamento di cio’ che e’ altro da esso. Ricominciamo a guardare ad esso con occhi diversi, impediamo di abituarci alla sua routine, di farne un fardello da portare; come una relazione d’amore, ha bisogno di nuovo entusiasmo per resistere al passare del tempo…ed in entrambi i casi ne sara’ valsa la pena.

[EDIT (19/10/2015) : gran parte delle immagini non sono piú visibili a seguito della rimozione dell’album fotografico (personale) a cui facevano riferimento i link. L’hard disk dove erano salvate si trova adesso lontano da me e potró accedervi solo a Natale — provvederó allora a restaurare tutte le immagini.]

Comincia oggi una nuova rubrica di negativeland, dedicata a voi, viaggiatori sventurati che preparate le vostre avventure chiedendo consiglio ai motori di ricerca.

La recensione odierna puo’ rivelarsi di sorprendente utilita’ sociale, soprattutto perche’ riguarda una meta su cui le guide turistiche scarseggiano:

Birmingham (UK)

0)Perche’ accidenti dovrei andare in vacanza a Birmingham?

Domanda legittima, soprattutto vista la foto d’introduzione. Beh, innanzitutto non deve per forza essere una vacanza. Potreste esserci capitati per lavoro (Birmingham e’ sede di interessanti opportunita’ lavorative, soprattutto se vi occupate di Informatica teorica oppure di industria pesante). Oppure vi siete persi mentre cercavate di andare altrove.
In ogni caso, Birmingham non e’ proprio l’ultima ruota del carro. Anzi, si tratta della seconda area metropolitana della nazione. La sua scarsa fama e’ dovuta piuttosto alle poche attrattive che offre, rispetto ad esempio a Londra.

(..Ma siamo poi cosi’ sicuri? )

Ed eccoci al punto. Milioni di italiani hanno gia’ infestato Londra prima di voi…per una volta siate originali e non andate a Londra. Avrete pure il vantaggio di incontrare, per l’appunto, pochi turisti. E magari scoprire un lato della perfida Albione che i vostri amici non conoscono.

0.5) Abitudini bizzarre

Prima di partire, riportate alla mente l’idiosincrasia inglese per le conquiste dell’illuminismo francese quali il sistema metrico decimale, nonche’ l’idiosincrasia inglese per le monete uniche ed i trattati di Schengen. Se non volete che la vostra vacanza finisca anzitempo, quando passate col rosso ricordatevi che guidano dal lato sbagliato della strada. E gli piace vivere un’ora in piu’ nel passato.
Se pensate di parlare e comprendete l’inglese ma non comprendete la loro lingua rilassatevi, e’ normale. Una goccia nell’oceano: se vi chiedono “ten pi” significa che vogliono 10 pences (Evidentemente le due sillabe di “pence” erano uno sforzo eccessivo).

1) Come arrivare?

Se non siete tipi stravaganti lascierete il Continente in aereo. Gli aereoporti piu’ vicini sono Birmingham (ma va) e East Midlands, che e’ ben servito da varie compagnie low-cost. Nel primo caso potrete raggiungere il centro citta’ con un comodo treno, nel secondo caso dovrete prendere il bus navetta fino a Derby e da li’ muovere a Birmingham in treno.

2) Dove dormire.

Gli hotel inglesi sono noti per la loro sozzura ed inospitalita’…a quanto ho sperimentato Birmingham non fa eccezione.
Potrete invece trovare un’ottima sistemazione all’Hatters Hostel: i prezzi non sono proprio da ostello (soprattutto nel fine settimana) ma l’atmosfera familiare e giovanile di questo caseggiato vi fara’ apprezzare di piu’ i momenti passati a rintanarsi dal freddo e dal vento.
C’e’ il vantaggio di una cucina dove potete utilizzare forno a microonde e a gas, nonche’ fornelli e vettovaglie. La colazione e’ disponibile pressoche’ tutto il giorno. Se siete amanti dell’abbordaggio c’e’ una sala comune piuttosto frequentata dove potrete sedervi a mangiare, navigare su internet, giocare alla playstation oppure guardare un film nello spazio cinema. Insomma c’e’ di che passarsi il tempo.
L’Hatters Hostel ha anche il vantaggio di una buona locazione geografica. Si trova nel cuore del Jewellery quarter, fuori dal trambusto delle zone piu’ trafficate, ma al contempo a distanza di piede rispetto alla stazione ed il centro cittadino.  Insomma, un must.

3) Spostarsi

Birmingham e’ grandicella, e spesso i succitati piedi non vi basteranno. In piu’ non si puo’ restare indifferenti di fronte al fascino del bus a due piani…
Se decidete di spostarvi coi mezzi il consiglio e’ di comprare ad inizio settimana la Carta che vi da’ accesso gratuito agli autobus per una settimana. Oltretutto guadagnerete uno stiloso astuccino tipo pass dell’FBI dove riporre l’abbonamento, che diventera’ un bel ricordo della vostra gita nella fatata Birmingham una volta tornati a casa.
L’abbonamento per la settimana si puo’ fare dal tabaccaio, ma non sull’autobus. Costa 15 pounds, mentre la singola corsa costa 1.90 pounds: fate i vostri conti.

Se per qualche ragione voleste prendere il treno, comprate il biglietto con qualche giorno di anticipo. Il prezzo dell’acquisto poco prima della partenza s’impenna in modo ridicolo e drammatico.
La stazione dei treni principale e’ New Street Station. Facile indicare dove si trova, meno raggiungerla: vi sono una quantita’ innimurevole di accessi segreti, che vi condanneranno ad una ricerca affannosa. Spesso vedrete la stazione a soli 30 metri, ma irraggiungibile per via di un muro, una tangenziale, un piano rialzato o un fiume con i coccodrilli. Non disperate, prima o poi trovete il cunicolo.

 4) Mangiare

No, nessuna bella sorpresa. A Birmingham si mangia male come da tradizione. Pero’ si mangia a buon mercato, ed in fondo spararsi un bell’Hamburger e patatine ogni sera puo’ dare una certa soddisfazione…se limitate il vostro soggiorno ad una settimana.

Per fare questo ci sono gli innumerevoli pub sparsi per la citta’, fra cui molti offrono promozioni speciali specialmente a pranzo e nei feriali. Abbianate il vostro paninazzo ad un tipico birrozzo locale, e gustatevi l’atmosfera che le balere inglesi sanno restituire: alticci e corpulenti lattiginosi che si prendono a manate, bionde imbustate su tacchi alti pronte per il club, altri panzoni che tracannano sullo sgabello al vostro fianco con le tipiche chiappe di fuori…insomma ce n’e’ per tutti i gusti.

Il giorno che avrete voglia di depurarvi e gustare un’atmosfera un po’ piu’ speciale, concedetevi un pranzo sulla banchina

CanalSide Cafe’

di Gas St.Basin. Si tratta del quartiere piu’ grazioso di Birmingham: un dedalo di canali, ponticelli ed edifici in mattone, incastonato e quasi nascosto dai moderni grattacieli che vi sorgono accanto. Un tempo la zona era adibita allo stoccaggio della produzione industriale – le merci venivano poi prendevano la strada di Londra o di Manchester per via fluviale. Oggi l’area e’ riconvertita a zona Bistrot e pullula di graziosi Cafe’ e mangiatoie piu’ o meno di lusso. In particolare vi consiglio il CanalSide Cafe‘. Per raggiungerlo da “Broad Street” cercate la laterale “Gas Street”, percorretela fino in fondo e girate a destra quando vi trovate sulla banchina del canale principale.
L’atmosfera di questo piccolo Cafe’ e’ molto piu’ solare e delicata rispetto ai sopra citati pub. La cucina rispecchia questa sensazione: sono consigliate la zuppa del giorno e le salsicce vegetariane. Il tutto a buon mercato e con ampie vetrate per una vista sul canale.

5) Passeggiate

Come avrete forse gia’ intuito Birmingham offre paesaggi contrastanti. A seconda del vostro umore, potrete optare per una camminata tra i grattacieli dietro il Paradise forum, oppure rifugiarvi nella quiete del Gas St.Basin. Potreste essere anche interessati a visitare le zone depresse della profonda Inghilterra, esplorando i dintorni delle fabbriche abbandonate e gli edifici bombardati nella seconda guerra mondiale e mai ricostruiti. Lasciamo parlare le immagini.

5.1) Zona “Symphony Hall” ed inizio di Broad Street.

5.2) Zona Gas St.Basin

5.3) Jewelry quarter

Parte bassa

Parte alta

6) 5 cose da fare

6.1) Visitare il Birmingham Museum and Art Gallery (Chamberlain Square)

Si tratta del principale museo d’arte della citta’. Offre una ricca scelta di pittori pre-raffaeliti – colpisce in particolare la sala dedicata alle opere di Burne-Jones, che tra l’altro e’ nativo di Birmingham.
Un aspetto da non sottovalutare: l’ingresso e’ gratuito! (Ma saranno contenti se gli donate qualche sberlina)

6.2) Visitare l’Edgbaston campus dell’universita’ di Birmingham.

Un classico e grazioso campus con mattoni rossi e una vera e propria torre dell’orologio costruita in stile toscano. Mescolatevi agli studentelli in libera uscita ed usurfruite del mercato ortofrutticolo dell’Universita’ (esiste!).
Infine concedetevi una visita  alla galleria d’arte (di cui non ricordo il nome) sita all’interno del campus: e’ gratuita ed ospita una sorprendente varieta’ di autori noti, tra cui gli impressionisti francesi, i romantici inglesi, alcuni minori italiani del cinquecento, nonche’ due Modigliani ed un Matisse!

La Chamberlain tower ed il suo orologio visti da dietro il campo di Rugby

La School of Computer Science

Un’altra vista del campus

6.3) Sedersi su una panchina a St.Paul’ square

Un angolo di grande carica emotiva nella cornice del Jewelry quarter. Prestate attenzione alle tombe in stile gotico ottocentesco disseminate a capocchia sul prato intorno alla chiesa: alcune di esse sono molto antiche e recano iscrizioni piuttosto evocative.


6.4) Vagare tra la Town Hall e l’ingresso del Paradise Forum.

Questo e’ il centro piu’ centro di Birmingham: una serie di piazze collegate che ospitano la maggior parte delle sedi amministrative e le sculture di maggior impatto visivo.

Scultura di un noto legislatore locale davanti al Paradise Forum

6.5) Leggere le lapidi nel cimitero del Jewelry quartier

Raggiungerete questo cimitero al termine di una lunga camminata dentro il Jewelry quartier, nel vano tentativo di trovare il Jewelry quartier museum. Ha molte peculiarita’. Prima di tutto, entrare e’ facilissimo: non ci sono muri che separano le tombe dalla strada e troverete macchine parcheggiate accanto ai defunti. Inoltre e’ chiaramente in disarmo: la terra e’ dissodata, le tombe per lo piu’ antiche e regna l’incuria. Molte delle lapidi sembrano prese da un racconto di Poe; gli alberi rachitici inframezzati da sorprendenti ciliegi in fiore vi faranno riflettere su Eros e Thanatos. Infine, al centro del cimetore trovere una sorprendente serie di catacombe su tre cerchi concentrici rialzati.

6.6) Una cosa da NON fare: la foto con il toro in bronzo del Bullring. Ve la consiglieranno in molti ma e’ da tamarri. Il Bullring e’ solo uno stupido centro commerciale nel quale vi perderete ogni volta che cercate un accesso a New Street Station.

7) Divertirsi.

Insomma…non siete ancora sazi? Andate in Broad Street. Dalla cosa piu’ pacchiana alla piu’ divertente, e’ tutto li’.

Fine

Se dopo questa lettura vi e’ venuto il desiderio irresistibile di andare a Birmingham, scrivetemi un commento e fatemi sapere come e’ andata!

Notizia interessante: appena due giorni fa la gargantuesca ‘carota’ (3768 metri di lunghezza) degli scienziati russi

Andrey Kapitsa con il suo tovagliolone da abbuffata al rifugio "Bella Vostok"

capitanati da Andrey Kapitsa (vedi foto) ha rotto l’ultimo strato di ghiaccio e raggiunto il lago Vostok, bacino d’acqua sepolto nelle profonditá antartiche.

Le poche informazioni che possediamo su questo mondo sotterraneo sono stupefacenti e misteriose. L’esistenza del lago, stimato del diametro di 15 km, é stata abdotta per la prima volta alla fine degli anni ’50, da esploratori russi che usavano ascoltare i movimenti sismici di quella zona dell’Antartide. Successivi rilevamenti hanno confermato tale ipotesi, ed il lago ha preso nome Vostok.

La sua principale peculiaritá é il totale isolamento dal mondo sopraterraneo, prodotta da 4 chilometri di coltre ghiacciata che separano il lago dalla superficie. Si stima che tale barriera abbia conservato l’ecosistema intatto per 15-25 milioni di anni. E’ tutt’altro che fantascientifico congetturare che l’ambiente del lago ospiti una varietá di forme di vita animali e vegetali, dal momento che é un’area ricca di ossigeno ed esposta ad un ‘mini’ ciclo dell’acqua, favorito dalla ‘grotta’ ospitante il lago, dove si pensa accadano veri e propri fenomeni metereologici, come piogge e venti.
Inoltre, nonostante proprio nella zona antartica di Vostok si sia registrata la temperatura piú bassa mai rilevata (-89 gradi, 21 Luglio 1983), il lago ha una temperatura superificiale di -3 gradi, ed una alla base di circa…30 gradi! Insomma, una stazione termale. Tutto ció potrebbe spiegarsi con la vicinanza del lago ad uno strato sottile di crosta terrestre, quindi con il centro della terra, che é notoriamente un posto molto caldo.
Osservare l’ecosistema del lago non solo ci fornirebbe informazioni sulla vita sulla terra milioni di anni fa, ma potrebbe rivelare pieghe inaspettate dell’evoluzione, dal momento che gli animaletti del lago hanno vissuto in completo isolamento per cosí tanto tempo. I bene informati notano come il lago offra un termine di paragone, in termini ambientali, con le lune Europa (Giove) e Encelado (Saturno), dove si congettura la presenza di acqua e forme di vita batteriche (magari in epoche passate). Perció la vita del lago Vostok apparirebbe aliena ai nostri occhi, e forse non dissimile da quella extraterrestre…
…e forse in questa affermazione c’é piú veritá di quanto non sembri. Il piú misterioso aspetto del lago riguarda infatti l’anomalia magnetica che si sviluppa intorno alla sua costa est, calcolata in 1000 nanotesla.  Ancora la vicinanza al centro della terra? No! Rilevamenti piú recenti hanno rivelato la sua causa in un oggetto metallico del diametro di circa 100 km. Quel che piú sconcerta é la sua forma regolare, circolare o cilindrica, che va a favore dell’ipotesi che si tratti di un artefatto. Insomma, se non é un meteorite, potrebbe trattarsi di un fantomatico ufo sotto-i-ghiacci!

Ora che il vaso di pandora é stato aperto a carotate, molti di questi misteri potrebbero trovare nuove risposte…ma anche generare inaspettate catastrofi degne dell’ “Ombra dello scorpione”. Cosa avverrá quando il nostro ecosistema si combinerá con il mondo incontaminato del lago Vostok? Un po’ come gli indios sterminati da vaiolo e tubercolosi portati dai Conquistadores, i batteri del nostro mondo potrebbero distruggere il mondo antico…oppure viceversa.
Su questo punto c’é una certa apprensione da parte del mondo scientifico. Il gruppo russo sta ponendo molta cura nel limitare al minimo i pericoli di contaminazione. Perció il carottaggio prevede l’estrazione di campioni di acqua lacustre, subito ghiacciati, su cui poi effettuare le analisi. Ovviamente il prelievo di campioni prevede che il ghiaccio venga perforato in qualche punto…e se in quel momento qualcosa non andasse per il verso giusto, le conseguenze sono difficili da prevedere.

 

La ridente stazione scientifica di Vostok

Questo disegnino dovrebbe chiarire molto, no?

Abitanti del mondo sotterraneo?

Le mail di spam sono tedio e sollazzo della nostra quotidianità. Vi siete mai messi ad analizzarle? Ne esistono in effetti di molti tipi e differenti gradi di contraffazione.

Il genere più semplice e diretto, quasi sconcertante, è la richiesta di amicizia:

HelloI’m miss Rose, interested in you and i wish to have you as my friend, for a friend is all about Respect, Admiration, love and passion. Also friendship is consist of sharing of ideas and planing together, i intend to send you my picture for you, if you reply me.

Thanks from Rose.

Se non altro, non c’è una immediata richiesta di denaro. La maggioranza invece cerca di attirare l’attenzione con la prospettiva di un facile guadagno.
Questa tipologia include gli spam ‘primitivi’, che sfoggiano un imbarazzante uso di traduttori automatici:

buon amicoAlla ricerca di qualche pazzo doni per la vostra famiglia, per i vostri amici e ai vostri clienti: i prodotti della nostra azienda hanno computer, telefoni cellulari, fotocamere digitali, GPS e Moto, la maggior parte dei prodotti sono venduti a prezzi all’ingrosso, troverete molte occasioni qui . E abbiamo una promozione delle vendite da ora in poi, acquistare più, risparmiare di più e ottenere di più!
Si prega di contattare con noi.
Il sito web è: xxxx
Spero che tu possa godere per lo shopping!
     Felice la vostra famiglia e la vostra attività.
e-mail: xxx
è inoltre possibile fare clic sul sito e collegarsi con il servizio online. Grazie per il vostro sostegno. 

Una tipologia un po’ più sofisticata è lo spam bancario, che tenta di catturare dati sensibili paventando disastri finanziari e gravi irregolarità fiscali, naturalmente con un linguaggio paludato che possa spaventare i meno avveduti.

Dear Client,

Wells Fargo Bank detected irregular activity on your account on
December 20, 2011. For your protection, you must update some information
before you can continue using your account.

To update your account information please follow the procedure
by clicking the link bellow:

http://signin-welsfargo.bij.pl/

Failing to update your information will result the account suspension.

Quality, service and the security of your account are of great importance
to us. We appreciate each opportunity to serve you.

Sincerely,
Customer Service 

Più divertente è il tema ereditiero:

Dear friend,
I am Mrs Diani Kaborii solicitor at law. I have an important message for you concerning the death of my client in respect of his fund US$10.5 million he left behind in a bank here in my country (Ouagadougou Burkina Faso) so that i can front you as his kin so that you can apply for the claim of his estate while i back you up with information’s.
Please send your full name and address your private Email Address and phone number for more details and follow-up documentation to start off the claim.
I am seriously waiting for your urgent reply.
Thanks,

In questo caso specifico il tentativo di raffinare la contraffazione è abbastanza maldestro: non sono certo termini come ‘seriously’ e ‘urgent’ che convincono dell’effettiva urgenza della trattativa. Così come è curioso notare la provenienza africana di quasi tutti gli avi da cui ereditiamo tali fortune.
Di una seconda eredità mi ha informato di recente una certa Mrs.Gloria, che certo ha più fantasia. Mi racconta infatti di una raccolta fondi per riscattare una eredità di svariati milioni di dollari, bloccata in Costa D’Avorio dalla guerra civile. Una volta recuperata il ricco fondo mi assicura che investirà in ” lucrative businesses” e mi passerà una generosa mancia per il mio aiuto.

 

Ma intendo concludere l’aneddotica con lo spam più interessante di tutti, una tipologia che ancora non conoscevo, fino a stamattina: lo spam accademico.

Dear Mio nome e cognome,

I am writing on behalf of the International publishing house, LAP Lambert Academic Publishing.

In the course of a research on the University of Amsterdam, I came across a reference to your work in the field of Logic, Language and Computation.
We are an International publisher whose aim is to make academic research available to a wider audience.
LAP Publishing would be especially interested in publishing your work in the form of a printed book.

Your reply including an e-mail address to which I can send an e-mail with further information in an attachment
will be greatly appreciated.

I look forward to hear from you!

Kind regards/Freundliche Grüße
Ms. Elena Alexei

Acquisition Editor

LAP LAMBERT Academic Publishing GmbH & Co. KG
Heinrich-Böcking-Str. 6-8
66121, Saarbrücken, Germany

Fon +49 xxxxxxxxxxx
Fax +49 xxxxxxxxxxx
xxxxxi@lap-publishing.com / www.lap-publishing.com

Handelsregister Amtsgericht Saarbrücken HRA 10752
General unlimited partner: VDM Management GmbH
Managing directors: Thorsten Ohm (CEO), Dr. Wolfgang Philipp Müller, Esther von Krosigk

Gli indizi dello spam ci sono tutti: il tono generico, l’uso di qualche dato personale (ma pubblico) per aumentare la propria credibilità, la richiesta di informazioni ridicole (chiedono un indirizzo email, quando già hanno scritto al mio indirizzo tale messaggio).
Tuttavia qualche dubbio sorge. Non tutti i riceventi sono interessati a pubblicare materiale accademico. Invece il search engine di questa organizzazione è sufficientemente sofisticato per individuare i riceventi che potrebbero effettivamente rispondere a tale profilo.
Inoltre, sorpresa, la LAP LAMBERT esiste davvero, con tanto di sito e libri in vendita nei negozi online.

Dove sta allora l’inghippo? Beh, in realtà non c’è un vero inghippo. Stampano libri per davvero. Qualche ricerca mi ha portato a concludere che il loro tornaconto consiste nel far comprare i libri a parenti ed amici del ricevente.
Si tratta dunque di un procedimento del tutto legale, che sfrutta semplicemente la vanità delle persone.
(A questo punto mi sento offeso, perchè la mia individuazione da parte del loro search engine sembra implicare che necessito di tale espediente per vedere le mie ricerche pubblicate 😛 )

In definitiva lo spam accademico rientra nel più complesso fenomeno dell’editoria a pagamento. C’è una industria editoriale sotterranea, retta dal principio per cui tutto è meritevole di essere stampato, soprattutto quando il guadagno non viene dalle vendite. Di solito funziona così: l’autore è un vanaglorioso oppure uno scrittore frustrato dagli insuccessi, convinto che la lobby delle case editrici gli abbia ingiustamente voltato le spalle. Perciò accetta di pubblicare la sua opera a proprie spese, convinto del successo. A quel punto l’editore intasca, stampa e non vende. Perciò contatta l’autore per comunicargli che gli dispiace, il pubblico non è pronto, la crisi, insomma il libro non ha venduto e quindi la maggior parte delle copie andranno al macero. A quel punto, a nessuno piace vedere il frutto dei propri sforzi in polvere, perciò l’autore si offre di ricompare a prezzo di saldo parte della propria opera. Altro guadagno.
Spesso il libro non passa nemmeno dal circuito delle librerie, se non ‘per finta’, con l’aiuto di qualche libraio complice del raggiro.

Va bene, questo scenario a tinte fosche è leggermente romanzato, ed il più delle volte assume contorni assolutamente legali, al di là del malcostume. Ma in gradazioni diverse il fenomeno esiste ed ha una sua (a volte anche soddisfatta) clientela.
Ora, quale ambiente più di quello accademico accoglie vanagloriosi con tante scartoffie da pubblicare? La LAP LAMBERT ha avuto una grande intuizione. Chissà se anche loro si sono ispirati alla casa editrice Garamond del Pendolo di Focault.

Le conversazioni sul tempo diverranno interessanti ai primi segni della fine del mondo.
Stanisław Jerzy Lec, Pensieri spettinati, 1957

Dal momento che i polacchi spesso ci prendono, questo party si preannuncia davvero fico.
Non credo ci sia posto migliore di Villanova dove passare l’ultimo capodanno della civilta’ umana.

Copyright FP 2011

Tra le schiere di coloro che nella vita fanno “ricerca scientifica”, alcuni hanno la fortuna di coltivare un’ossessione. Le teorie, i teoremi e le congetture si affacciano alla loro mente in inaspettate ore del giorno e della notte, non come ospiti sgraditi, bensi’ come una presenza discreta ed ormai familiare. L’ossessione pone spesso una barriera tra la loro mente e quella degli altri, perche’ questo stato di continua astrazione e’ in realta’ anche una continua distrazione, dai fatti ‘terreni’, dall’interesse per l’esterno e per il momento presente. Galleggiando dentro l’astrazione chi ricerca puo’ passare dall’euforia allo sconforto in un attimo, in virtu’ delle idee buone o meno che la sua mente sta congetturando in quel momento.

Ma credere che l’ossessione ti renda il privilegio di fluttuare sopra la realta’ e’ quanto di piu’ lontano dalla realta’ di cio’ che accade. L’ossessionato deve trovare una struttura di cura, detta anche Universtita’ o Centro di ricerca. Il suo scopo e’ appunto prendersi cura, fare in modo che l’ossessione possa prosperare senza l’assillo di carenze contingenti. Ma il contatto con altri ossessionati, e soprattutto con i ricercatori non ossessionati, crea un sistema sociale, la cui stabilita’ e’ regolata dalle stesse dinamiche di qualsiasi ambiente lavorativo.

I giorni nelle mura domestiche, nella ricercata monotonia dello studio e della scrittura, scandita dalle ore di sonno, circondati solo dall’essenziale. I giorni dell’accademia, stressante scontro di ambizioni, misura con l’aspettativa altrui ed i contrastanti effetti dell’empatia. Le dimensioni si alternano, in un dormiveglia il cui comune denominatore e’ un appassionato distacco dalla regola che scandisce le vite degli altri uomini. In particolare la prima dimensione, con i suoi piccoli riti, le ore piacevolmente uguali, l’isolamento e gli stati prolungati di catatonia, la mente che puo’ perdersi nelle divagazioni piu’ frivole senza barriera esterna che possa fermarla, viene colta in maniera molto acuta dal passaggio che oggi vi voglio presentare.

Ne “I reietti dell’altro pianeta” Ursula le Guin descrive con grande realismo (in fondo l’ambiente accademico le era molto familiare) la figura di un uomo, Shevek, che ha la fortuna dell’ossessione. Il suo percorso di formazione lo porta, ad un certo punto della giovinezza, alla consapevolezza che egli non vuole essere altro che un fisico, fare scienza e condividere il talento che egli ritiene di avere per la materia.
Nel suo soggiorno nel pianeta ‘nemico’ Urras, Shevek viene messo nelle migliori condizioni per plasmare la sua teoria unfiicatrice delle due aree della fisica ‘fantascientifica’ del romanzo, la fisica ‘sequenzialista’ e ‘della simultaneita”.

La sua si scopre essere una gabbia dorata, dove le brame di colleghi invidiosi, mecenati pragmatici ed impazienti di impiegare le sue idee per fini poco nobili, lo porteranno allo sconforto. Fino al punto in cui l’ossessione rinasce, prospera e soverchia, tra gli assilli della mente, le angustie degli intrighi e le difficolta’ ‘terrente’: cominciano i giorni delle mura domestiche.

Il cibo, e l’adrenalina, avevano fatto svanire la parilisi di Shevek. Comincio’ a passeggiare su e giu’ per la stanza, nervoso e inquieto. Voleva fare qualcosa. Ormai aveva perso quasi un anno senza fare nulla, oltre che rendersi ridicolo.  Era ora che facesse qualcosa. […]

I suoi ospiti benevoli e protettivi gli permettevano di lavorare, e lo mantenevano mentre lavorava, d’accordo. Il guaio veniva nella terza parte della cosa. E neppure lui era ancora arrivato a quello stadio. Non poteva condividere cio’ che non possedeva.

Ritorno’ alla scrivania, si sedette e prese un paio di ritagli di carta fittamente vergati che teneva nella tasca meno accessibile, meno usata, dei suoi calzoni stretti ed eleganti. Allargo’ con le dita i due ritagli e comincio’ ad osservarli. […]

Di nuov Shevek torno’ a sedersi immobile, con la testa china, e a studiare i due piccoli pezzi di carta su cui aveva annotato alcuni punti essenziali della Teoria Temporale Generale, fin dove arrivava.

Per i tre giorni successivi sedette alla scrivania e fisso’ i due pezzetti di carta. A volte si alzava e camminava per la stanza, o scriveva qualcosa, o usava il calcolatore da tavolo, o chiedeva ad Efor di portargli qualcosa da mangiare o si stendeva sul letto e cadeva addormentato. Poi tornava a sedersi alla scrivania.

La sera del terzo giorno era seduto, tanto per cambiare, sulla panca di marmo accanto al fuoco. […] In quel momento non aveva visite, ma pensava a Saio Pae.

Come tutti i ricercatori di potere, Pae era soprendentemente miope. […] Eppure aveva delle reali potenzialita’ che, sebbene deformate, non erano andate perdute. Pao era un fisico molto astuto. O, piu’ esattamente, era molto astuto nelle cose che riguardavano la fisica. Non aveva mai fatto nulla di originale, ma il suo opportunismo, il senso innato che gli faceva indovinare dove potesse trovarsi un vantaggio, lo prtavano ogni volta al campo piu’ promettente. Aveva il fiuto per dove mettersi al lavoro, esattamente come lo aveva Shevek. […]

Egli aveva cercato a tentoni di afferrare in pugno la certezza, come se si trattasse di qualcosa che si potesse possedere. Egli aveva preteso una sicurezza, una granzia, che non e’ data, e che, se fosse data, diverrebbe una prigione. Prendendo come semplice assunto, come postulato, la validita’ della coesistenza reale, gli si offriva la possibilita’ di usare le belle geometrie della relativita’; e di li’ sarebbe stato possibile andare avanti. Il passo successivo era perfettamente chiaro. La coesistenza della successione poteva venire trattata con uno sviluppo in serie di trasformate di Saeba; con questo modo di affrontarle, la successivita’ e la presenza non presentavano alcuna antitesi. […] Come aveva potuto fissare in faccia la realta’ per dieci anni senza vederla? Non ci sarebbe stata alcuna difficolta’ nell’andare avanti da li’. Anzi, egli era gia’ andato avanti. Era gia’ arrivato. […] :a visione era chiara e integra. Cio’ ch’egli evedeva era semplice, piu’ semplice di ogni altra cosa. Era la semplicita’: e in essa era contenuta ogni complessita’, ogni promessa. Era la rivelazione. Era la strada sgombra, la strada di casa, la luce.

[…] continuo’ a guardare, e ad andare sempre piu’ avanti, con la stessa gioia infantile, finche’, d’improvviso, non pote’ piu’ andare avanti; torno’ indietro e guardandosi intorno, attraverso le lacrime vide che la stanza era buia e le alte finistre erano piene di stelle.
Il momento era andato; ed egli l’aveva lasciato andare. Non cerco’ di afferrarsi ad esso. Sapeva di esserne parte, non il momento parte di lui. Egli gli era affidato.
Dopo qualche tempo, si alzo’ con ancora un brivido ed accese la lampada. […] Si reco’ nella stanza da letto, camminando lentamente e con passo leggermente incerto, e si lascio’ cadere sul letto senza spogliarsi. Vi giacque con le braccia dietro la testa, di tanto in tanto prevedendo e risolvendo un particolare o l’altro del lavoro che occorreva fare, assorto in un solenne e deilizioso stato di ringraziamento, che gradualmente sfumo’ in una serena fantasticheria, e infine in sonno.

Dormi’ per dieci ore. Si desto’ pensando alle equazioni che avrebbero espresso il concetto di invervallo. Si mise a tavolino e comincio’ a lavorare su di esse.  Quel pomeriggio […] ando’ a pranzare alla mensa degli Anzioni di Facolta’ e parlo’ con i colleghi laggiu’ incontrati dle tempo e della guerra, e degli altri arogmenti ch’essi portarono all’attenzione. Se essi notarono qualche cambiamento in lui, egli non se ne accorse, poiche’ non era realmente consapevole della loro presenza. Torno’ alla sua stanza e lavoro’.  

Ecco il primo di (forse) una nuova tradizione di sondaggi domenicali, per sfruttare appieno questa faceta feature di wordpress e sollazzarvi durante il tedio che caratterizza questo lasso giorno della settimana.

Gli ultimi dieci anni hanno segnato una nuova tendenza nello sviluppo tecnologico: nell’immaginario collettivo, il cliente delle novita’ del settore non e’ piu’ il dottor Stranamore (come negli anni ’50 e ’60) ne’ chi ha una qualche competenza o necessita’ lavorativa. La tecnologia e’ sempre piu’ user-friendly, si rivolge a tutti e sempre piu’ ci si rivolge a lei, cambiando le nostre abitudini. Alcune di esse sono scomparse in brevissimo tempo, senza che ce ne accorgessimo. Altre no, sopravvivono in piccole nicchie: perche’ le custodiamo gelosamente al riparo dalla novita’, le manteniamo per un misto di pigrizia e nostalgia, oppure semplicemente perche’ ignoriamo o abbiamo paura della controparte tecnologica.

Se vi riconoscete per qualche aspetto in questa descrizione, oggi e’ il vostro giorno: condividete col mondo il vostro piccolo peccato retro’.

Avvertenze: questo post e’ nostalgico ma generalmente favorevole alla tecnologia. Ne tenga conto Severino quando risponde al sondaggio.

Hello world!

La transumanza è stata completata.

 
 "I am neither a traitor nor a spy, I only wanted the world to know what was happening."
 
"We don't need a Jewish state. There needs to be a Palestinian state. Jews can, and have lived anywhere, so a Jewish State is not necessary."
M. Vanunu, 2004
 
 
Israele possiede armi nucleari da almeno 40 anni. Ma non ha mai ammesso in forma ufficiale di aver avviato un programma nucleare. Si tratta di fatti risaputi, come anche sono risaputi i motivi per i quali tale atteggiamento e' stato sempre tollerato dalle potenze europee e statunitensi.
 
Tuttavia, meno nota e' la storia di Mordechai Vanunu. Tecnico nucleare israeliano, nel 1986 Vanunu squarcio' il velo di segretezza intorno al programma nucleare del suo paese concedendo una intervista al Sunday times, previo versamento di un cospicuo compenso. 
Subito dopo le rivelzioni al tabloid inglese Vanunu venne approcciato da una certa "Cindy", che lo convinse a volare in Italia per una vacanza romantica. Cindy era in realta' un agente israeliano e Vanunu venne sequestrato a Roma dal Mossad (una delle operazioni che contribuirono al 'mito' dell'organizzazione) con il beneplacito dei servizi italiani.
 
Rivelare la verita' ad un paese straniero costo' a Vanunu l'accusa di alto tradimento, un processo per direttissima a porte chiuse che lo condanno' a 18 anni di carcere. Una sentenza durissima che tuttavia si porta dietro altri aspetti inquietanti. Ogni contatto con l'esterno venne proibito.
Nessun media poteva farsi rilasciare dichiarazioni da Vanunu (che tuttavia aggiro' il divieto con l'espediente di scrivere dettagli della detenzione sul palmo della mano, vedi foto). Un tempo interminabile, 11 anni, vennero passati in completo isolamento, sottoposto a torture psicologiche e trattamenti inumani – a detta di Vanunu, il suo essere stato cristiano prima di convertirsi all'ebraismo accentuo' le crudelta' dei suoi aguzzini.
 
Dopo altri 7 anni, nel 2004, Vanunu usci' finalmente di prigione. Tuttavia la sua dentenzione, in termini di liberta' personale, non era affatto terminata, assumendo anzi i connotati di una vera e propria persecuzione.
Vanunu non puo' avere contatti con cittadini non israeliani. Non può avvicinarsi ad ambasciate e consolati. Non può possedere un telefono cellulare o accedere ad Internet. Ovviamente, non può lasciare lo stato di Israele.
 
Vanunu ha ripetutamente fatto domanda di asilo politico a stati europei, tra cui la Norvegia, senza tuttavia riuscire mai a lasciare Israele. Nel 2007 e' tornato in carcere per essersi spinto in Cisgiordania, sotto il controllo israeliano ma formalmente al di fuori del territorio statale.
 
 
Poche voci, tra cui Amnesty International, hanno richiamato l'attenzione sulla condizione di questo prigioniero politico, la palese violazione dei suoi diritti fondamentali, l'irragionevolezza del supplizio e le torture subite. Resta il dubbio che tali voci sarebbero state molto piu' numerose e decise se il Poseidone dell'odissea personale di Vanunu non si fosse chiamato Israele.