Esattamente un mese fa si è tenuto l’ultimo faccia-a-faccia televisivo tra i candidati premier, degna conclusione della campagna elettorale più becera e squallida del dopoguerra. Quando spensi la tv, riducendo ad un puntino il dito promettente ed incalzante che mi avrebbe magicamente tolto la tassa sulla prima casa, ho realizzato che:

.Il politico deve il suo successo a quanti più voti riesce a raccogliere. Questo vuol dire che, per guadagnarsi più voti possibilie, deve piacere a più persone possibile.

.Assumere una presa di posizione, essere originali ed anticonformisti, essere coerenti vuol dire inevitabilemente non piacere a qualcuno. Nello specifico, non piacere a molti, quelli che non condividono le tue idee. Molto più efficace essere accondiscendenti con tutti, plasmarsi a seconda dell’interlocutore, fare il demagogo.

.Ulteriore evoluzione di questo animale da consensi è infatti mirare agli istinti più bassi del suo elettore. Sfruttare la sua ignoranza, distrazione, poca voglia di usurfruire del proprio senso critico. Quindi via con gli slogan, le paure ancestrali, lo sfottò, le promesse. E questo non vale solo per il campione della demagogia, ma anche per il suo oppositore Prodi (che tra l’altro ha potuto vincere unicamente in funzione di contro-altare di quella anomalia del sistema che è Silvio Berlusconi), così come per tutta la nostra classe politica.

.Cosa vuol dire questo? Che vince il più abile, non il più capace per il lavoro che dovrà svolgere. Vince chi si sa vendere meglio alla stra-grande maggioranza della popolazione, ovvero quella che segue distrattamente le sorti del proprio paese ed è ben contenta di delegare agli altri il compito di riflettere.

.Già, un bel dilemma. Se dovessero decidere la minoranza realmente interessata alla vicenda in politica ed in possesso delle conoscenze necessarie per guidare al meglio per il nostro paese, ci troveremmo in un’oligarchia. Quando invece decidono tutti, la democrazia mette a repentaglio tutto il sistema elettorale, che dovrebbe portare al potere il più capace, non il più imbonitore.

.Al contrario di quanto si pensi, la democrazia non è l’unica via da prendere in considerazione. Illustri filosofi, fondatori del pensiero moderno quali Platone ed Aristotele, erano contrari alla democrazia.

.Personalmente, penso che il suffragio universale sia ancora la via giusta. La culla ideale del suddetto sistema è la piccola comunità, dove tutti si conoscono, dove il "capo" viene eletto in base alle sue doti unanimamente riconosciute, proprio perchè c’è il confronto diretto con l’elettore. Come nelle tribù.

.Chiaramente la faccenda non è ipotizzabile quando la comunità è di 60 milioni di persone. Perchè allora non dividere il tutto in piccole autonomie, comunità dove ci si possa auto-gestire? Nell’ultimo secolo casi di utopie di questo genere si sono verificati in tutto il mondo, ed alcuni continuano a sussistere ed essere indipendenti.

.Io stesso riconosco che la soluzione da me proposta ha difetti e non scioglie certo il problema. Ma averlo sollevato e condiviso con voi è già qualcosa. Anche se non realizzabile nell’immediato, entrare nell’ordine di idee che esistono altre visioni del mondo oltre quella che viviamo tutti i giorni è già un passo in avanti verso la consapevolezza di ogni individuo.

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