Oggi vorrei farvi conoscere una poesia tra le mie preferite. E’ un componimento di Catullo, autore latino dell’età augustea, da un modello greco di Saffo. Propongo il testo originale in latino, perchè anche chi non conosce la lingua può apprezzarne la grande ritmicità e la forza delle assonanze delle parole.

Ille mi par esse deo videtur,

ille, si fas est, superare divos,

qui sedens adversus identidem te

spectat et audit

dulce ridentem, misero quod omnis

eripit sensus mihi: nam simul te,

Lesbia, aspexi, nihil est super mi

lingua sed torpet, tenuis sub artus

flamma demanat, sonitu suopte

tintinant aures, gemina et teguntur

lumina nocte.

otium, Catulle, tibi molestum est:

otio exsultas nimiumque gestis:

otium et reges prius et beatas

perdidit urbes.

Traduzione mia:  (la ripetizione ossessiva di ille all’inizio dei primi due versi è sintomatica dell’avversione del poeta per il suo rivale in amore) Simile ad un dio, mi pare che sia…anzi, superiore agli stessi dei, se è possibile, colui che sedendo davanti a te (identidem dà proprio l’idea di una durata prolungata all’infinito, insopportabile per il poeta) ti guarda ed ascolta, mentre ridi dolcemente. Ed invece a me misero questa visione sconquassa (da osservare la forza di questo eripit) ogni sensazione! Infatti quando ti guardo, o Lesbia, a me non rimane neppure un filo di voce, la lingua si contorce, tenue fiamma scorre sotto la pelle, le orecchie mi ronzano e gli occhi si coprono di notte. (il testo che segue è di dubbia origine. Forse erroneamente è stato accostato al resto del carme, in quanto l’argomento non appare in evidente nesso logico con il resto del componimento) L’ozio, Catullo, è il tuo punto debole: nell’ozio ti esalti sino a goderne… l’ozio, che Re e città felici ha distrutto.

La poesia parla di Lesbia, la fidanzata del poeta, donna sensuale ed un po’ mignotta. Farà soffrire immensamente Catullo, che però ne è follemente innamorato. Di particolare impatto sono le differenze tra i componimenti legati ai momenti felci dei due amanti, rispetto a quelli della depressione e del travaglio del poeta. Alla seconda categoria appartiene questo, dove Catullo si mostra al lettore in tutta la sua impotenza di fronte alla dirompente forza dell’amore, che non può fare a meno di seguire. La vista di Lesbia con un altro uomo lo sconvolge nell’animo, ed il suo tormento si trasforma in dolore fisico. Ho sempre trovato molto evocativo il nesso che i poeti lirici greci (ed i corrispettivi neoteroi latini come Catullo) sapevano cogliere tra sofferenza mentale e sofferenza fisica. In Catullo come nel suo modello Saffo, così come in molti altri, troviamo le emozioni espresse sotto forma di dolori, forti congestioni, febbre e gola secca. Trovo che sia un modo davvero eccezionale di far entrare il lettore nell’animo del poeta, collegando il proprio travaglio a qualcosa che il lettore possa capire molto bene, come il dolore fisico. L’espediente sarà poi una costante di tutta la poesia d’amore nei secoli a venire. Basti pensare a quante canzoni ancora oggi usano questo parallelismo! Per citare il primo esempio che mi viene in mente, il celebre ritornello di una canzone dei Gun Club, nell’album "Fire of love" (tra l’altro grandissimo disco):

She’s like heroin to me

She’s like heroin to me

She’s like heroin to me

La donna è vista come un’impellenza fisica, come il bisogno fisiologico che ha un eroinomane di farsi una pera. Seppur alla lontana, io intravedo una connessione tra i Gun Club e Catullo (!). Tra l’altro, l’immediatezza della sofferenza fisica descrive in modo esemplare la violenza con cui l’amore può colpirci e distruggerci. Eppure ogni volta, come Saffo e Catullo, ci ricadiamo, anche se sappiamo che soffriremo ancora una volta.

P.s: spesso si tende a creare una immagine mentale della scena evocata da una poesia. In questo caso, sono sempre rimasto convinto che la scena tra Lesbia e Catullo si sia svolta nella sala d’attesa di un medico. Non chiedetemi perchè. Meraviglie dell’inconscio!^^

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