Regia:Danis Tanovic    Interpreti:Emmanuelle Béart; Karin Viard; Marie Gillain; Jacques Gamblin; Jacques Perrin; Guillaume Canet      Durata:h 1.35      Nazionalità:Francia        Genere:drammatico  

 

 L’inferno è la condizione umana, nel caso particolare quella femminile, di continua sofferenza a causa dei suoi stessi simili. Non c’è alcun Dio, nè alcuna causa o giustizia che possa venire in aiuto a dare un senso a tutto questo. L’uomo rimane solo sulla scena insieme al suo inspiegabile ed ingiusto dolore.

Questa spiegazione ci dà Anne durante il film; la sua riflessione accomuna la sua storia a quella delle sue sorelle, anch’esse sofferenti a causa di un uomo. Sullo sfondo aleggia sempre la figura di Medea, archetipo euripideo della donna che descrive Tanovic nel suo film. Sarà proprio la madre delle tre sorelle a chiudere simbolicamente il ciclo del loro dolore,  quando messa di fornte all’evidenza della sua "colpa originale", che tante conseguenze negative avrà per la famiglia, continua nonostante tutto a convincersi di aver fatto la scelta giusta. Qui troviamo il principio e la fine delle sventure della famiglia, causate da una donna che, come tutti noi, sbaglia ed è disposta a perseverare nel suo sbaglio pur di mantenere viva quell’integrità su cui fonda la sua esistenza. La madre è muta, vecchia ed in carrozzella; solo le sue convinzioni le sono rimaste. Le nostre azioni sono infatti l’unica forza che agisce nel mondo, perchè non c’è una provvidenza divina, ma tutto è governato dal caso. In questo senso è illuminante proprio la conferenza tenuta dal professore che Anne ama, riguardo il destino. Ed è il caso che ha fatto si che la madre entrasse proprio nel momento meno oppurtuno nella stanza dove stavano il loro padre ed un giovane Sebastiènne nudo, generando una miriade di conseguenze.

Fotografia bellissima e regia molto curata, L’enfer è un film particolare, riflessivo ed intenso, che al tempo stesso sconvolge e fa riflettere lo spettatore. Tanovic predilige le azioni e le espressioni dei personaggi rispetto ai dialoghi: una scelta molto azzeccata, sopratutto quando si pensa ai molti film italiani che per mostrare questo tipo di vicende inondano lo spettatore di scene isteriche e dialoghi torrenziali. Se a tutto questo aggiungiamo Emmanuelle Beart (nelle foto), che superata la quarantina è semplicemente bellissima, non si può che consigliare caldamente questo film.

9/10   

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