Archive for luglio, 2006


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E’ stato il mio unico mito. Sin dalla prima volta che lo conobbi, indirettamente, dalla copertina di "The piper at the gates of dawn". Pischiello comprai il mio primo album di psichedelia, il primo dei Pink Floyd, a scatola chiusa, senza nulla sapere di loro e della loro musica. E tra fronte del disco e booklet serpeggiava l’emblematica immagine di un ragazzo all’apparenza timido, affascinante e misterioso. In ogni suo sguardo sembrava dovesse trovarsi un pozzo di angosce e sogni, visioni fantastiche e paure agghiaccianti. Syd Barrett, dicevo, fu il mio primo ed unico grande idolo della musica Rock. Volendo conoscerlo meglio, lessi tutto ciò che avevano scritto su di lui ed ascoltai ogni cosa che aveva fatto coi PF e da solo. Era una passione quasi morbosa; in quei momenti c’eravamo solo io e lui, stranieri in un mondo dove le allucinazioni di un diamante pazzo erano aliene ed incomprensibili. Ci sono state molte storie tragiche nella storia della musica: Jim Morrison, Janis Joplin, Jimi Hendrix, John Lennon, Bohnam, Ian Curtis, Nico, Sandman. Però in Syd trovai qualcosa di diverso da tutti costoro, qualocsa di intimo, un legame indissolubile che mi faceva vedere in lui un vecchio amico piuttosto che un mostro sacro. Mentre Morrison era egocentrico, esibzionista, teatrale, Barrett era introverso (anche se socievole: infatti sarebbe riduttivo ridurlo a pochi aggettivi, vista la sua personalità sfaccettata), timido e poco comprensibile nelle sue azioni per chi gli stava intorno. Era un genio: portò la psichedelia in una direzione unica, distante anni luce dalla California e dalla Grande Mela. La sua chitarra lo rispecchiava: accordi minimali, quasi gracili, caracollanti ma al contempo incredibili, per come sapessero darti una simile emozione in pochi semplici accordi. Cosa avrebbe potuto dare se fosse stato in condizione di scrivere ancora canzoni? Il primo disco dei PF è una dimostrazione sconcertante di quello che ci saremmo potuti aspettare in seguito da lui. Syd Barrett si dissolse nel vortice dell’LSD, dopo il secondo disco solista di lui si persero le tracce. Roger Keith Barrett, liberatosi del suo fardello di genio e follia, ha trovato la pace per trent’anni in un quartiere di Cambridge, lontano dalla civiltà e sopratutto dalla musica. Anche se l’artista era in pratica deceduto da tempo, la notizia della sua morte, il 7 luglio, mi ha lasciato un vuoto dentro. Un dolore strano, perchè è davvero singolare come la musica abbia il potere di mettere in comunione due anime, distanti nel tempo e nello spazio tra loro. Un dolore strano, anche perchè Syd non è mai andato sulle magliette e sui diari di scuola. Strano perchè personale, intimo; quei momenti in cui ci siete solo tu e lui, stranieri nel mondo, per l’ultima volta.

Addio Crazy diamond

Vabbeh ok adesso la smetto^^

Felice

Felice. Con addosso solo il costume da bagno, scalzo, i capelli scompigliati, nel buio rosso fuoco, cantando, sorseggiando vino, sputando, saltando, correndo – è così che si deve vivere. Tutto solo e libero sulla morbida sabbia della spiaggia davanti al mare, con le ammiccanti calde stelle vergini fecondatrici riflesse nel fluido canale esterno di acque uterine.

                                                                                   Jack Kerouac, I vagabondi del Dharma

Il buffone siede sul margine della strada e dice idiozie.

Un Hippie dal cervello bruciato!

Si passa manciate di sabbia da una mano all’altra

Vaga senza destinazione.

 

Le persone sono luminose

Io sono scuro

Le persone sono intelligenti

solo io sono tardo

gli altri hanno uno scopo

io non lo so

vado alla deriva come un oceano

soffio senza motivo come il vento

 

Alcuni si appartano per realizzare i propri ideali

Alcuni si appartano per mantenere i propri principi

Alcuni scelgono la quiete per placare le loro passioni

alcuni scelgono la fuga per preservare la loro vita

 

Sono solo il giullare dell’universo

non serbo verità nel taschino

La risposta soffia nel vento sul quale cavalca il saggio

ed è già volata via.