Se Jim Morrison fosse stato brutto probabilmente pochi di noi conoscerebbero i Doors.
Come lui stesso ammise, "le ragazzine delle prime file volevano il suo cazzo, non i suoi versi".
Ho lanciato il sasso, ed ora provo a spiegare. Cosa possiamo dire di lui a quasi 40 anni di distanza, stemperate dal tempo le emozioni che generò la sua parabola umana? Che fu un poeta mediocre: dotato certo di talento visionario, ma non di quella tensione lirica e genialità compositiva che ebbero altri precoci maudite, primo tra tutti lo stesso Rimbaud a cui si ispirava. Le sue opere in poesia furono pubblicate solo
dopo molti rifiuti, e solo perchè nel frattempo era salito alla ribalta come rockstar. Molto più
interessante è ciò che ha scritto come autore delle canzoni dei Doors. I tempi e i modi della canzoni, diretti e sintetici, a mio parere meglio si adattavano al messaggio che Morrison voleva mandare al mondo, rispetto al codificato metro stilistico della poesia. Sopratutto "Strange Days" è un disco sopraffino da questo punto di vista. Un concept sull’ alienazione umana. Quel senso di estraneità agli uomini e al mondo che si può avere la domenica mattina, quando ci si aggira intontiti dal doposbronza per le strade cittadine. Probabilmente una sensazione che lo stesso Jim, ubriacone e costretto alla lontananza con gli altri dalla sua srelogatezza, sentiva.

Ma torniamo a noi: se Jim Morrison non fosse stato bello, i Doors non avrebbero riscosso tanto successo. Non a caso l’apice della popolarità fu toccato tramite il famoso servizio fotografico del 1968, dove venne consegnato agli altari della gloria un Morrison dioniso ed arrapante come non mai. E la prova del nove è proprio l’anonimato che cercherà il cantante negli anni sucessivi, quando rifuggirà la sua immagine belloccia dietro un barbone e tenterà goffamente di imporsi come poeta piuttosto che come sex simbol.
Proprio questo è il punto: Jim Morrison fu sempre combattuto tra la sua anima di rockstar e quella di poeta. La prima è quella che tutti conoscono, quella che gli rendeva le cose più facili ma pure più false, artificiali. Lui stesso tenterà di rigettare il suo lato esibizionista con la sequela di insulti al pubblico-bue durante i concerti del ’69. Infatti, se il Morrison di inizio attività era galvanizzato dall’esperienza dei club sul sunset trip, rimase invece molto più deluso da quella negli stadi, davanti a torme di ragazzini, all’interno di edifici enormi dove il suo messaggio si andava a perdere nelle gradinate oceaniche. Esasperato dalla sua stessa icona, ha tentato infine di far affiorare la sua anima poetica, quella che ha sempre coltivato intimamente sin dagli anni dell’università. La sua aspirazione era fare il poeta, non il cantante. Solo che fare il cantante fa guadagnare e scopare molto. Quando questo non gli basterà più, sarà l’inizio del declino. Nel 1970-1 tenterà di rifarsi una dignità poetica nella culla della cultura eurepa, Parigi. Infine, una morte lontano dalle luci della ribalta, incompreso.

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