Archive for ottobre, 2006


Cosa significa per noi il blog? Spesso mi capita di dare un’occhiata a quelli altrui, magari aperti da molti anni e con molti più contatti del mio. E noto assai di frequente un uso che giudico discutibile dello strumento: il diario. Sopratutto le ragazze, forse per inclinazione congenita, tendono ad utilizzare questo spazio come ricettacolo dei loro sfoghi, dei loro pensieri. Tutto questo diventa controproducente nel caso questi drammoni siano strettamente personali, facciano riferimento a persone e fatti che il lettore ignora. Di che utilità è questo uso? Per quanto flebile, si cerca attraverso il blog di instaurare un contatto con altre persone, di comunicare qualcosa. Io lo faccio forse in un modo abbastanza formale (seppure con cadute di stile), però cerco di circoscrivere il privato, nel tentativo di mantenere comunque una certa intimità con chi legge. Ma struggersi per cento righe sul perchè il tale ci abbia scaricato, non fa che alimentare uno sterile spirito voyeuristico, che non serve nè a chi legge nè a chi scrive. Cosa ce ne frega se Albano si rompe un’unghia sull’isola dei famosi? Allo stesso modo, cosa ci serve sapere delle vicissitudini personali di Melissa89? Attenzione, perchè non è una critica a tutto campo: c’è modo e modo di esporre il proprio punto di vista. Si può trattare anche del nostro vissuto personale, a patto di non scendere nell’incomprensibile, nel morboso o nel temutissimo flusso di coscienza. Insomma, lo strumento è potente e merita di essere usato con attenzione e cognizione di causa. Per rielaborare Wittgenstein : "Quando non abbiamo nulla da dire, meglio tacere"

Forse alcuni lo sanno già, ma i più lo ignorano, in quanto la notizia è passata sotto silenzio. Quindi, a scanso di equivoci ve lo annuncio io:

ECCE BOMBO TORNA AL CINEMA!

Il secondo film di Moretti (1978) uscirà in versione restaurata in Dicembre (e se non lo andate a vedere…ve lo meritate Alberto Sordi!) . Sono felice che un film di questo spessore, il manifesto di un momento storico così controverso, possa essere accessibile anche al pubblico più giovane. Le vicissitudini di Michele sono state quelle di molti giovani, e lo sono tutt’ora. L’incomunicabilità con i propri genitori, con i propri modelli, con il proprio tempo. L’apatia sottile e tormentata, in perenne attesa che finalmente accada "qualcosa". Avvertire che bisogna farlo, questo "qualcosa", ma non si hanno le idee chiare e si ha paura di se stessi e degli altri. Sentirsi poco capiti, ma al tempo stesso incapaci di darsi da fare; volersi distinguere, ma non riuscire ad andare oltre la sterile polemica. Vedere gente, fare cose, espandere l’area di coscienza. Ci siamo sentiti spesso così, e mai nessuno l’ha descritto in questo modo, così personale e particolare. Un film che racconta il suo regista, lo mette a nudo. E’ sconclusionato e brillante, pieno di idee alla rinfusa, disordinato come "noi ggiovvani". Fa un po’ tenerezza oggi vedere quel Nanni Moretti, giovane, baffi e capelli, un po’ idealista ed un po’ complessato. Proprio quest’ anima così tormentata eppure così ingenua nei suoi eccessi è il segreto del suo periodo migliore. "Ecce Bombo", "Sogni D’oro", "Bianca", fino ad arrivare all’epitaffio di "Palombella Rossa". In ognuno di essi c’è una sfaccettatura diversa, c’è un frammento del suo pensiero prima di tutto, una sua intimità che ci viene svelata e ci rende in qualche modo partecipi della sua vita. Bianca è il suo apice formale, il suo film più maturo. Palombella Rossa il più complesso, una allegoria di forte carica evocativa ed originalità espressiva. Ma con l’età si cambia, e Moretti sembra diventato imbolsito, disilluso ed anche un po’ snob. L’insicurezza ha lasciato posto ad una smaliziata arroganza. Oltre che poveri di idee, i suoi ultimi film non hanno più l’intensità di un tempo, sono più finti, più costruiti. Forse è solo una fase diversa, che lui giudica come una naturale evoluzione del suo modo di fare cinema. Ma non riesco proprio ad apprezzarla. Così come la sua discesa in politica. Nanni, vogliamo il musical sul pasticcere trozkista!

 

Vi siete mai chiesti quanto è grande l’universo? Se esiste una "fine", cosa c’è oltre, se ha senso parlare di infinito in termini spaziali? La risposta a questa domanda oggi è la teoria delle stringhe. Ovvero, esistono nove dimensioni, di cui noi possiamo percepire soltanto le tre dello spazio tridimensionale e quella temporale. Al principio delle restanti cinque che non possiamo percepire intuitivamente ci sono le cosiddette "stringhe": non ne so una definizione precisa, ma penso siano un po’ simili alle monadi leibiniziane, cioè la sostanza ultima di cui sono fatte le cose. In virtù della nostra miopia verso le nove dimensioni, non possiamo quindi "concepire" la portata dell’universo, proprio come un uomo che cammina sulla terra non può percepirne la grandezza: difatti girando in tondo questa gli parrà infinita.
Oltre ad essa, vi sono altri affascinanti teorie fisiche nate in seguito alla grande scoperta relativista. Per esempio, è ancora un mistero insoluto l’empatia degli elettroni: è stato infatti osservato che un elettrone può influenzarne un’altro posto all’altra estremità dell’universo, senza che vi siano in mezzo onde elettromagnetiche o altre forze. Inoltre, è ancora un territorio inesplorato il campo della probabilità quantistica. Secondo una credenza diffusa della filosofia antica, la natura è dominata dal determinismo. Cioè tutte le dinamiche che a noi appaiono casuali, in realtà sono la conseguenza di tanti minuscoli meccanismi. Non potendo percepirli, cogliamo solo la visione d’insieme, che ci pare frutto del caso. Ma in realtà non è così!
Bene, questo è quello che si pensava prima: adesso il paradosso del gatto di Schrödinger ed il principio di indeterminazione di Heisengerg hanno messo in crisi la concezione meccanicistica, dimostrando che ci sono fenomeni in natura su cui non abbiamo alcuna certezza. Riguardano l’infinitamente piccolo, i "quanti" appunto, e aprono un ventaglio di possibilità suggestive, tra le quali ad esempio l’esistenza di universi paralleli (sui due signori dal nome complicato di cui sopra non mi dilungo, ma le loro teorie sono molto interessanti anche per un profano – come sono io – e meriterebbo una Wikipediata).

Perchè ho fatto questo lungo e sconclusionato discorso? Ora arrivo al dunque: come dimostrano gli esempi di cui sopra, la fisica moderna è un continente tutt’ora inesplorato, ricco di scenari ed ipotesi suggestive. E’ incredibile come ancora oggi i principi newtoniani, obsoleti e screditati, siano quelli insegnati sui banchi di scuola, e che conosce la gente comune. La teoria della relatività di Einstein ( che è semplice, tant’è che può essere dimostrata con il solo uso delle quattro operazioni ) è sconosciuta ai più, e totalmente ignorata dai licei. Questo retaggio lo dobbiamo all’impronta idealista, sprezzante della scienza, data da Croce e Gentile al nostro sistema scolastico. Un retaggio sì antico, ma ancora ben presente.

Un altro appunto lo faccio alla comunità filosofica. Perchè questi tromboni, anzichè bazzicare i festival in cerca di facile gloria, non riacquistano un po’ di coraggio e curiosità? In Italia si fa tanto parlare di etica e morale, società e umanità. Temi triti e ritriti, dove per la felicità dei vari Bodei e Galimberti si può dire tutto ed il contrario di tutto senza colpo ferire. E’ incredibile come invece ci sia una miopia diffusa di fronte alla fisica. Nessuno ha il sufficiente impegno per tentare l’arduo compito di riformare il disegno Kantiano? La sua concezione di spazio e tempo, dovuta a Newton, cade a pezzi. E’ forse lo spazio-tempo un concetto sintetico a priori? Al contrario, Einstein ci insegna che è soggettivo! Un nuovo modello, che si basi sulle recenti teorie fisiche, sarebbe auspicabile e certo dovrebbe destare in ogni buon filosofo grande meraviglia e curiosità. Non sarebbe forse grandioso riuscire a mettere ordine in mezzo a tanti principi (termodinamica, elettromagnetismo,..) di cui ancora nessuno ha trovato il denominatore comune?
come Galileo operò una rivoluzione, così l’ha operata Einstein. Solo che nessuno sembra ancora essersene accorto.

Si sa, la statistica è una scienza molto duttile. Fior di politici possono citarvi statistiche di ogni tipo, anche in contraddizione l’una con l’altra, e girare in loro favore qualsiasi contesa avvinghiandosi intorno a dati e grafici. Da una di queste emerge che l’Italia è il paese dove si inizia a bere alcol prima: intorno ai 12-13 anni. Apriti cielo! Il dato sciagurato è stato eretto a vessillo della nuova proposta proibizionista, infilata di straforo nella finanziaria, di vietare ogni bevanda alcolica (anche un bicchiere di birra al ristornate) in ogni locale pubblico, per i minorenni. Come prima cosa, smonto subito il dato, quanto mai menzognero: infatti il nostro paese più di ogni altro in Europa ha una tradizione familiare di produzioni vinicole, ed il vino a tavola è stata la regola per ogni generazione da secoli a questa parte. A quanti di noi i nonni e gli zii fecero assaggiare, così per gioco, un poco di vino alla tavolata del cenone, quando eravamo bambini? Cosa c’è di male in tutto ciò? Eppure questo consumo innociente e insignificante ai fini della statistica viene equiparato ad una sbronza all’oktoberfest. Quanto mai fuorviante. La parola stessa alcol viene data in pasto ai benpensanti come una chimera da abbettere, quando invece il cosumo precoce di "alcol" spesso non è altro che un po’ di birra e vino a tavola.

Non si impara dunque dai propri errori? Il proibizionismo in ogni campo del piacere  e dello sballo non ha fatto altro che creare un buisness (in mano alla criminalità) intorno ad esso. Pensate all’America di inizio secolo. In più per il consumatore c’è il piacere ed il fascino della trasgressione, di fare qualcosa di "illegale". Già ora in teoria le bevande alcoliche sono proibite ai minori di 16 anni, e questa norma viene regolarmente trasgredita dai gestori (che non possono mettersi a chiedere un documento a qualunque avventore, specie quando sono decine intorno al bancone). Se una legge viene trasgredita regolarmente e senza il minimo rimorso, forse qualcosa che non funziona c’è. La butto lì: mettere come discriminante i gradi alcolici (ci sono bibite gassate che ne hanno meno di un’aranciata) e gli orari di messa in vendita, piuttosto che erigere un divieto sommario quanto inutile?

Consueto messaggio (tedio) domenicale…per segnalare un’interessante iniziativa di Sky Cinema Autore. Il satellite nel mese di Ottobre proporrà ogni domenica nientemeno che Ingmar Bergman, in un ciclo assai completo della sua filmografia ordinata cronologicamente. Autore svedese interessato ad indagare le relazioni umane e il rapporto con il sacro, Bergman è considerato dalla critica tra i registi più importanti del secolo. Consiglio sopratutto Il posto delle Fragole, Il settimo sigillo, La fontana della vergine, Sussurri e Grida. Attenzione perchè molte sequenze sono piuttosto lente per un pubblico moderno disabituato, nonostante siano ricche di significati allegorici e grande tensione emotiva.

Copio-Incollo da quel grande manuale che è Cinemavvenire.It:

Si parte già da Domenica 1 con i drammi esistenziali Crisi (h. 14.00), Città portuale (h. 15.30) e Sete (h. 17.15). Si prosegue senza soste la settimana successiva grazie a un’altra prestigiosa tripletta, comprendente Verso la gioia (h. 14.00), Un’estate d’amore (h. 15.45) e il bellissimo Donne in attesa (h. 17.15). Ancora si salta a Domenica 15, con un doppio appuntamento: Monica e il desiderio (h. 14.00) e Una lezione d’amore (h. 15.30); mentre Domenica 22 arrivano un paio di pietre miliari della Storia del Cinema come Sorrisi di una notte d’estate (h. 14.00) e Il settimo sigillo (h. 16.00). Chiusura altrettanto memorabile Domenica 29, con un altro terzetto di titoli del calibro di Il posto delle fragole (h. 14.00), Il volto (h. 15.35) e lo straordinario La fontana della vergine (h. 17.15).