Vi siete mai chiesti quanto è grande l’universo? Se esiste una "fine", cosa c’è oltre, se ha senso parlare di infinito in termini spaziali? La risposta a questa domanda oggi è la teoria delle stringhe. Ovvero, esistono nove dimensioni, di cui noi possiamo percepire soltanto le tre dello spazio tridimensionale e quella temporale. Al principio delle restanti cinque che non possiamo percepire intuitivamente ci sono le cosiddette "stringhe": non ne so una definizione precisa, ma penso siano un po’ simili alle monadi leibiniziane, cioè la sostanza ultima di cui sono fatte le cose. In virtù della nostra miopia verso le nove dimensioni, non possiamo quindi "concepire" la portata dell’universo, proprio come un uomo che cammina sulla terra non può percepirne la grandezza: difatti girando in tondo questa gli parrà infinita.
Oltre ad essa, vi sono altri affascinanti teorie fisiche nate in seguito alla grande scoperta relativista. Per esempio, è ancora un mistero insoluto l’empatia degli elettroni: è stato infatti osservato che un elettrone può influenzarne un’altro posto all’altra estremità dell’universo, senza che vi siano in mezzo onde elettromagnetiche o altre forze. Inoltre, è ancora un territorio inesplorato il campo della probabilità quantistica. Secondo una credenza diffusa della filosofia antica, la natura è dominata dal determinismo. Cioè tutte le dinamiche che a noi appaiono casuali, in realtà sono la conseguenza di tanti minuscoli meccanismi. Non potendo percepirli, cogliamo solo la visione d’insieme, che ci pare frutto del caso. Ma in realtà non è così!
Bene, questo è quello che si pensava prima: adesso il paradosso del gatto di Schrödinger ed il principio di indeterminazione di Heisengerg hanno messo in crisi la concezione meccanicistica, dimostrando che ci sono fenomeni in natura su cui non abbiamo alcuna certezza. Riguardano l’infinitamente piccolo, i "quanti" appunto, e aprono un ventaglio di possibilità suggestive, tra le quali ad esempio l’esistenza di universi paralleli (sui due signori dal nome complicato di cui sopra non mi dilungo, ma le loro teorie sono molto interessanti anche per un profano – come sono io – e meriterebbo una Wikipediata).

Perchè ho fatto questo lungo e sconclusionato discorso? Ora arrivo al dunque: come dimostrano gli esempi di cui sopra, la fisica moderna è un continente tutt’ora inesplorato, ricco di scenari ed ipotesi suggestive. E’ incredibile come ancora oggi i principi newtoniani, obsoleti e screditati, siano quelli insegnati sui banchi di scuola, e che conosce la gente comune. La teoria della relatività di Einstein ( che è semplice, tant’è che può essere dimostrata con il solo uso delle quattro operazioni ) è sconosciuta ai più, e totalmente ignorata dai licei. Questo retaggio lo dobbiamo all’impronta idealista, sprezzante della scienza, data da Croce e Gentile al nostro sistema scolastico. Un retaggio sì antico, ma ancora ben presente.

Un altro appunto lo faccio alla comunità filosofica. Perchè questi tromboni, anzichè bazzicare i festival in cerca di facile gloria, non riacquistano un po’ di coraggio e curiosità? In Italia si fa tanto parlare di etica e morale, società e umanità. Temi triti e ritriti, dove per la felicità dei vari Bodei e Galimberti si può dire tutto ed il contrario di tutto senza colpo ferire. E’ incredibile come invece ci sia una miopia diffusa di fronte alla fisica. Nessuno ha il sufficiente impegno per tentare l’arduo compito di riformare il disegno Kantiano? La sua concezione di spazio e tempo, dovuta a Newton, cade a pezzi. E’ forse lo spazio-tempo un concetto sintetico a priori? Al contrario, Einstein ci insegna che è soggettivo! Un nuovo modello, che si basi sulle recenti teorie fisiche, sarebbe auspicabile e certo dovrebbe destare in ogni buon filosofo grande meraviglia e curiosità. Non sarebbe forse grandioso riuscire a mettere ordine in mezzo a tanti principi (termodinamica, elettromagnetismo,..) di cui ancora nessuno ha trovato il denominatore comune?
come Galileo operò una rivoluzione, così l’ha operata Einstein. Solo che nessuno sembra ancora essersene accorto.

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