Cosa significa per noi il blog? Spesso mi capita di dare un’occhiata a quelli altrui, magari aperti da molti anni e con molti più contatti del mio. E noto assai di frequente un uso che giudico discutibile dello strumento: il diario. Sopratutto le ragazze, forse per inclinazione congenita, tendono ad utilizzare questo spazio come ricettacolo dei loro sfoghi, dei loro pensieri. Tutto questo diventa controproducente nel caso questi drammoni siano strettamente personali, facciano riferimento a persone e fatti che il lettore ignora. Di che utilità è questo uso? Per quanto flebile, si cerca attraverso il blog di instaurare un contatto con altre persone, di comunicare qualcosa. Io lo faccio forse in un modo abbastanza formale (seppure con cadute di stile), però cerco di circoscrivere il privato, nel tentativo di mantenere comunque una certa intimità con chi legge. Ma struggersi per cento righe sul perchè il tale ci abbia scaricato, non fa che alimentare uno sterile spirito voyeuristico, che non serve nè a chi legge nè a chi scrive. Cosa ce ne frega se Albano si rompe un’unghia sull’isola dei famosi? Allo stesso modo, cosa ci serve sapere delle vicissitudini personali di Melissa89? Attenzione, perchè non è una critica a tutto campo: c’è modo e modo di esporre il proprio punto di vista. Si può trattare anche del nostro vissuto personale, a patto di non scendere nell’incomprensibile, nel morboso o nel temutissimo flusso di coscienza. Insomma, lo strumento è potente e merita di essere usato con attenzione e cognizione di causa. Per rielaborare Wittgenstein : "Quando non abbiamo nulla da dire, meglio tacere"

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