Archive for novembre, 2006


Interessante siparietto quello di Bush in Vietnam, ora paese "amico" degli USA. Le dichiarazioni del presidente e della Rice sul presunto progresso tecnologico e sociale avvenuto nel paese asiatico in questi anni hanno dello stucchevole, perchè alimentate da ben altri fini che non quello del sincero e sentito complimento. Passeggiando tra la povertà della gente di Hanoi (se mai si fosse George avventurato al di là di un percorso già stabilito dalle autorità locali per salvare le apparenze), ci si chiede se il presidente fosse cosciente della clamorosa gaffe che commetteva nel felicitarsi per la "ricostruzione", quando la precedente distruzione totale del paese era avvenuta proprio ad opera degli USA. Ed ovviamente il Vietnam si è guardato bene dal sollevare il capo di fronte al ricco signore di città in visita nel villaggio di campagna, alla periferia del mondo. Meglio annuire e passare avanti, sperando che un mattino il presidente non si risvegli avendo cambiato idea sulla presunta amicizia del Vietnam. Per ora possono stare tutti tranquilli: a Bush conviene tenersi buono un paese orientale in ascesa commerciale, così come al Vietnam avere un alleato potente come l’America che faccia fronte comune contro la Cina. Così, alla fine della fiera, sono tutti felici. Anche al prezzo di nascondere guerre, morti misteriose e dissidenti sotto il tappeto.

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Il sangue dei vincitori

Domenica sera su RaiTre Giorgio Bocca era ospite della trasmissione "Che tempo che fa". Presentava il suo ultimo libro, dove parlava della Resistenza, che ha combattuto e considera tema a lui caro, sopratutto di questi tempi. Per quanto alcuni passaggi del suo discorso mi abbiano lasciato interdetto (la condanna di Napoli suona come totale e negativa sfiducia nell’uomo, senza appello), penso che sia raro sentire parole così taglienti e così scorrette in televisione. La mia è un’osserviazione del tutto positiva: ben vengano i pareri e le opinioni. Ben venga lo schieramento, tanto per cambiare rispetto al solito grigio salotto di valori sbiaditi e prese di posizione demagogiche. Ben venga sopratutto qualcuno che difenda la resistenza, con i suoi morti, con i suoi orrori, in un paese che sembra voler riscrivere per pudicizia le radici della sua storia recente. Quale paese non è nato (o rinato) nel sangue? Quale rivoluzione non ha chiesto il suo tributo? Chiedo di non buttarsi a giudicare, chiedo solo di non farsi trascinare dalla corrente, sospinti dai vari revisionisti come Pansa, che colgono l’occasione della memoria che svanisce per rivedere e snaturare i passaggi fondamentali della nostra cultura del dopoguerra. Perchè la sua non è un’indagine oggettiva. come bisbiglia con falsa modestia nelle interviste, ma un tentativo di far passare i fascisti come vittime e i partigiani come una banda di delinquenti senza patria. Nessuno mette in dubbio i morti. Nessuno mette in dubbio le derive, umane e ideologiche, le vendette private: variabili incontrollabili che nascono da un conflitto voluto da altri. Ma nessuno si sogni di mettere in dubbio il valore che il movimento partigiano ha avuto nella nostra storia, cosa ha significato nel suo complesso. O meglio, sono già venti anni che si mette in dubbio: iniziarono con lo scalpello, adesso possono permettersi di procedere con il piccone. Noi abbiamo i nostri nonni, abbiamo testimonianze dirette degli orrori del ventennio. Però potranno dire lo stesso i nostri figli e nipoti? Ci sarà lo stesso imprinting, la stessa coscienza storica resa viva dall’esperienza? Forse già tra qualche generazione, quando la guerra mondiale sarà solo un’altra pagina di un libro, saremo pronti a farci trascinare nuovamente in una follia collettiva come fu il fascismo. Perchè il ricordo serve a non ripetere gli errori, ma scordiamo troppo in fretta e di errori ne continueremo a fare.

Impressioni su Amsterdam

Amsterdam è una città molto particolare. Racchiude in sè caratteristiche che sono estranee alle altre rinomate capitali europee come Londra e Parigi: inanzitutto è molto più piccola, ma c’è dell’altro.

Ho trascorso qualche giorno in Olanda, a distanza di due mesi dal mio soggiorno a Parigi. La diversità è sopratutto d’approccio: mentre a Parigi domina il turista onnivoro e distratto, gli stranieri ad amsterdam tendono ad essere più integrati con la realtà locale, a viverla più da vicino. Questo è probabilmente dovuto all’età media più bassa dei suoi visitatori (per ovvi motivi legati a droga e sesso), ma anche all’aspetto della città: non ci sono barboni, non c’è degrado, non c’è molta criminalità nè disagi. Le "attività peccaminose" che negli altri paesi sono spazzate sotto il tappeto, semplicemente ignorate oppure represse nella violenza, in questo caso sono invece tollerate, regolamentate, esibite alla luce del sole. Non mi sono mai sentito libero come laggiù, ed allo stesso tempo la comunità si è dimostrata accogliente con noi. Un atteggiamento disinvolto, pragmatico e solidale…500 anni di calvinismo che hanno lasciato il segno!

Un altro particolare che mi ha sorpreso in positivo è la scorrevolezza del traffico e la facilità con cui si esplora la città. Le biciclette non necessitano di freni perchè le piste ciclabili sono larghe, comode e (udite udite) estese ovunque, al pari delle strade per veicoli. Il richiamo del sellino, unito ad un servizio efficentissimo di tram, rende superflua la macchina, che infatti è mezzo poco usato e assai scomodo. Quanta differenza rispetto alla nostra realtà italiana! Al di là dell’assoluta scomodità di girare in bici in uno slalom di macchine, lo stesso servizio pubblico è talmente inefficiente da rendere ogni mattina le nostre vie un incubo. Gli ingorghi di in una città piccola come Modena diventano dedali gargantueschi a Milano e Roma. In questo caso penso che, oltre ad un potenziamento del servizio pubblico, servirebbe inculcare nei nostri concittadini un po’ di senso civico. Chissà se non sia nell’interesse della nostra industria d’auto favorire invece la cultura dell’autoveicolo come simbolo delle dimensioni della nostra virilità?