Amsterdam è una città molto particolare. Racchiude in sè caratteristiche che sono estranee alle altre rinomate capitali europee come Londra e Parigi: inanzitutto è molto più piccola, ma c’è dell’altro.

Ho trascorso qualche giorno in Olanda, a distanza di due mesi dal mio soggiorno a Parigi. La diversità è sopratutto d’approccio: mentre a Parigi domina il turista onnivoro e distratto, gli stranieri ad amsterdam tendono ad essere più integrati con la realtà locale, a viverla più da vicino. Questo è probabilmente dovuto all’età media più bassa dei suoi visitatori (per ovvi motivi legati a droga e sesso), ma anche all’aspetto della città: non ci sono barboni, non c’è degrado, non c’è molta criminalità nè disagi. Le "attività peccaminose" che negli altri paesi sono spazzate sotto il tappeto, semplicemente ignorate oppure represse nella violenza, in questo caso sono invece tollerate, regolamentate, esibite alla luce del sole. Non mi sono mai sentito libero come laggiù, ed allo stesso tempo la comunità si è dimostrata accogliente con noi. Un atteggiamento disinvolto, pragmatico e solidale…500 anni di calvinismo che hanno lasciato il segno!

Un altro particolare che mi ha sorpreso in positivo è la scorrevolezza del traffico e la facilità con cui si esplora la città. Le biciclette non necessitano di freni perchè le piste ciclabili sono larghe, comode e (udite udite) estese ovunque, al pari delle strade per veicoli. Il richiamo del sellino, unito ad un servizio efficentissimo di tram, rende superflua la macchina, che infatti è mezzo poco usato e assai scomodo. Quanta differenza rispetto alla nostra realtà italiana! Al di là dell’assoluta scomodità di girare in bici in uno slalom di macchine, lo stesso servizio pubblico è talmente inefficiente da rendere ogni mattina le nostre vie un incubo. Gli ingorghi di in una città piccola come Modena diventano dedali gargantueschi a Milano e Roma. In questo caso penso che, oltre ad un potenziamento del servizio pubblico, servirebbe inculcare nei nostri concittadini un po’ di senso civico. Chissà se non sia nell’interesse della nostra industria d’auto favorire invece la cultura dell’autoveicolo come simbolo delle dimensioni della nostra virilità?

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