Domenica sera su RaiTre Giorgio Bocca era ospite della trasmissione "Che tempo che fa". Presentava il suo ultimo libro, dove parlava della Resistenza, che ha combattuto e considera tema a lui caro, sopratutto di questi tempi. Per quanto alcuni passaggi del suo discorso mi abbiano lasciato interdetto (la condanna di Napoli suona come totale e negativa sfiducia nell’uomo, senza appello), penso che sia raro sentire parole così taglienti e così scorrette in televisione. La mia è un’osserviazione del tutto positiva: ben vengano i pareri e le opinioni. Ben venga lo schieramento, tanto per cambiare rispetto al solito grigio salotto di valori sbiaditi e prese di posizione demagogiche. Ben venga sopratutto qualcuno che difenda la resistenza, con i suoi morti, con i suoi orrori, in un paese che sembra voler riscrivere per pudicizia le radici della sua storia recente. Quale paese non è nato (o rinato) nel sangue? Quale rivoluzione non ha chiesto il suo tributo? Chiedo di non buttarsi a giudicare, chiedo solo di non farsi trascinare dalla corrente, sospinti dai vari revisionisti come Pansa, che colgono l’occasione della memoria che svanisce per rivedere e snaturare i passaggi fondamentali della nostra cultura del dopoguerra. Perchè la sua non è un’indagine oggettiva. come bisbiglia con falsa modestia nelle interviste, ma un tentativo di far passare i fascisti come vittime e i partigiani come una banda di delinquenti senza patria. Nessuno mette in dubbio i morti. Nessuno mette in dubbio le derive, umane e ideologiche, le vendette private: variabili incontrollabili che nascono da un conflitto voluto da altri. Ma nessuno si sogni di mettere in dubbio il valore che il movimento partigiano ha avuto nella nostra storia, cosa ha significato nel suo complesso. O meglio, sono già venti anni che si mette in dubbio: iniziarono con lo scalpello, adesso possono permettersi di procedere con il piccone. Noi abbiamo i nostri nonni, abbiamo testimonianze dirette degli orrori del ventennio. Però potranno dire lo stesso i nostri figli e nipoti? Ci sarà lo stesso imprinting, la stessa coscienza storica resa viva dall’esperienza? Forse già tra qualche generazione, quando la guerra mondiale sarà solo un’altra pagina di un libro, saremo pronti a farci trascinare nuovamente in una follia collettiva come fu il fascismo. Perchè il ricordo serve a non ripetere gli errori, ma scordiamo troppo in fretta e di errori ne continueremo a fare.

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