Interessante siparietto quello di Bush in Vietnam, ora paese "amico" degli USA. Le dichiarazioni del presidente e della Rice sul presunto progresso tecnologico e sociale avvenuto nel paese asiatico in questi anni hanno dello stucchevole, perchè alimentate da ben altri fini che non quello del sincero e sentito complimento. Passeggiando tra la povertà della gente di Hanoi (se mai si fosse George avventurato al di là di un percorso già stabilito dalle autorità locali per salvare le apparenze), ci si chiede se il presidente fosse cosciente della clamorosa gaffe che commetteva nel felicitarsi per la "ricostruzione", quando la precedente distruzione totale del paese era avvenuta proprio ad opera degli USA. Ed ovviamente il Vietnam si è guardato bene dal sollevare il capo di fronte al ricco signore di città in visita nel villaggio di campagna, alla periferia del mondo. Meglio annuire e passare avanti, sperando che un mattino il presidente non si risvegli avendo cambiato idea sulla presunta amicizia del Vietnam. Per ora possono stare tutti tranquilli: a Bush conviene tenersi buono un paese orientale in ascesa commerciale, così come al Vietnam avere un alleato potente come l’America che faccia fronte comune contro la Cina. Così, alla fine della fiera, sono tutti felici. Anche al prezzo di nascondere guerre, morti misteriose e dissidenti sotto il tappeto.

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