Archive for dicembre, 2006


Per soddisfare una richiesta.

1989
.Benvenuti nell’era post social-democratica
Scortati fuori dalla cortina da un residuo atavico
.Il decennio dopo il nostro ha alterato le esistenze
La parola sotto gli occhi ha cancellato reticenze
.Sandinisti e populisti al potere in occidente
cercare le ragioni di una forza che vuole un cambiamento
 
..C’era la luna piena, e io dormivo all’aperto
Guardavo in alto e vedevo…un muro divelto
..C’è bisogno di una nuova saggezza per una nuova epoca!
Inventare un linguaggio nuovo per una vita nuova!
..Noi dobbiamo essere insensibili alle parole di oggi!
Chi parla male, pensa male, e vive male!
R:Io non parlo così…
Trend negativo ?! Trend negativo ?! Trend negativo ?! Trend negativo ?! Io non parlo così
 
.Cosa significa ripensare le questioni di fondo
di un’idea che vede rapidi mutamenti
.Sono ancora fermo a facili schematismi
Tu fascista…e io comunista
.Mentre dentro di loro è tutto così chiaro
Noi in questo nuovo corso non ci ritroviamo
 
..Bisogna essere insensibili irreprensibili impermeabili
Impercettibili, insospettabili… Un sentimento nella totalità
..Noi dobbiamo essere insensibili alle parole di oggi!
R:Le parole sono importanti…Io non parlo così!!

Dc, pc, cccp, socialismo reale, kitsch, memoria storica…Io non parlo così Trend negativo ?! Trend negativo ?! Trend negativo ?! Io non parlo così    Trend negativo ?! Trend negativo ?! Trend negativo?! Trend negativoo?!!

(1989 – Elvis in Paris 2006. segnalazione dovuta al grande "Palombella Rossa" di N.Moretti)

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Si legge sull’inserto cultura di Repubblica di qualche giorno fa del nuovo ruolo del filosofo come psicanalista; questa idea si diffonde ormai da diversi mesi nei circoli "alti", sospinta da uno dei personaggi più eminenti (di cui personalmente ho poca stima) del panorama filosofico nostrano: Umberto Galimberti. La proposta suona assai poco spontanea e sincera; piuttosto il caro Umberto pare ansioso di cavalcare l’interesse che festival e amenità varie hanno risvegliato nella popolazione. Una domanda allora sorge spontanea: quanto è genuino questo rinnovato desiderio di cultura e pensiero? Non sarà l’ennesima trovata "New-Age", per riempire un vuoto di senso che sembra essere diventata la costante del nostro tempo? Sono assai poco ottimista in proposito. Le basi stesse della nuova trovata di Galimberti e soci mi sembrano poco plausibili: rifancendosi al modello Socratico, pensano di migliorare il proprio "paziente" ampliando i suoi orizzonti di conoscenza e pensiero, tramite un’infarinatura di conoscenze filosofiche e massime di vita. A parte che, a mio parere, Hegel e tanti altri ben poco hanno a che spartire con la filosofia in pillole, che meglio si adatta a gente come Schopenauer, credo che il principio di fondo, cioè che la conoscenza renda più felici, sia sbagliato: sono proprio le persone più intelligenti a porsi le domande più scomode, a soffrire di più, a sentirsi più sole. Quando si dice beata ignoranza! Che dietro tutto questo ci sia piuttosto il desiderio di trovare qualcosa da fare a tanti collaboratori universitari frustrati, che anzichè aspirare per anni ad una cattedra possono così guadagnare qualche soldino rubando il mestiere ad analisti e santoni?

Dopo il contradditorio concerto di venerdì sera è venuto il momento di fare una riflessione sul panorama nostrano delle band emergenti. Non è una vera e propria scoperta, ma una convinzione latente che si è concretizzata solo alla luce dell’accoglienza tiepida e discorde ricevuta dal pubblico: non rispondiamo alle attese di chi ci ascolta. Certo, i pareri positivi non sono mancati, qualche d’uno anche entusiasta. Ma la sensazione maggiore era lo spaseamento, di fronte ad una proposta musicale, la nostra, che ritengo essere abbastanza inconsueta, sopratutto se rapportata a ciò che c’è in giro.

Non siamo virtuosi; la nostra forza non risiede certo nella tecnica che, anzi, è abbastanza grezza. Siamo convinti però di proporre qualcosa di originale, nuovo, inconsueto. La nostra parabola artistica ci ha portato a riassaporare antichi umori emiliani, quelli dei cccp di Lindo Ferretti, quelli della nostra terra, e rielabolarli in chiave contemporanea, apportando la nostra esperienza nei testi, nelle melodie, negli arrangiamenti piuttosto eclettici. Tutto questo astruso castello di idee è caduto però nel confronto con la realtà: nelle cosiddette "serate", ci viene chiesto di fare il nostro compitino, di suonare cover, di fare schitarrate in libertà, senza tanti grilli per la testa. E’ imbarazzante per me tentare in modo disperato di comunicare qualcosa, il nostro messaggio, che ci sentiamo dentro, e vedere dall’altra parte incomprensione e sufficienza.

Attenzione: io non sto accusando di essere coatto il nostro pubblico. Il problema sta proprio nella diversa concezione che abbiamo di intrattenimento musicale; è capitato che venisse messo su il cd di un’altro giovane complesso dopo la nostra esibizione, che spandeva per la sala bolse cavalcate all’AC/DC, ritrite ballatone alla Guns’n’Roses, e via dicendo. Io conosco di persona diversi membri di quel gruppo e, pur nutrendo profondo rispetto ed ammirazione per la loro perizia tecnica, mi annoia a morte quel tipo di musica. Ebbene, nelle facce improvvisamente diventate luminose degli avventori ho potuto vedere la mia sconfitta, di fronte ad una proposta che viene giudicata molto più invitante della nostra. D’altro canto, la colpa non pende mai da una parte sola, e di certo sarei presuntuoso a non ammettere le lacune del complesso. Sarebbe bello però vedere ogni tanto che qualcun altro riceve le stesse sensazioni che hai tu quando suoni la TUA musica. Forse un giorno questo accadrà, basta solo aspettare, e già che ci siamo fare qualcosa per migliorarci. Come si dice? Chi vivrà vedra…

Perchè odio tanto gli avvocati?

"Mi hai profondamente deluso! Non ho piu’ ideali, non credero’ mai piu’ a qualcosa in vita mia. Mi iscrivero’ a Giurisprudenza!" (Matt Groening, The Simpson)

Succede anche alle persone che più stimavi. Ovunque, ma proprio ovunque, si può annidare un aspirante avvocato (molti meno i magistrati e giudici, perchè è una carriera più ardua sotto diversi punti di vista) desideroso di iscriversi a giurisprudenza. Cosa spinge queste giovani menti ad una scelta a mio parere tanto infame, a mettere da parte i propri principi per farsi mercenari del foro? Forse nel nostro inconscio collettivo si sono sedimentati ben bene tutti quei film, fumetti e libri che parlano del "legale intriso di dignità morale che sostiene le cause dei più deboli e manda in galera i cattivi". Ma tutto ciò, dovrebbe essere risaputo, è una gran balla. Un avvocato difende il suo cliente che sia buono o cattivo, che sia innocente o colpevole. Come si può studiare tanto per poi ritrovarsi a combattere in nome di chicchessia, purchè paghi bene? Le cause le vincono gli avvocati più bravi, cioè quelli che se li possono permettere. E’ ridicolo pensare che paroloni come innocenza e colpevolezza c’entrino qualcosa in questo teatrino. Certo, ci sono altri mestieri meschini dove riesce meglio chi mette da parte scrupoli morali. Il commercialista, tanto per tirare in ballo un noto luogo comune. Però nessuno come gli avvocati è così arrogante da chiamare "giustizia" il suo lavoro, e "legge" il suo campo. Giacchè la legge la fanno e la disfano gli uomini, sarebbe da ingenui pensare ad una sua legittimità assoluta . Nell’antica grecia  i sofisti si facevano pagare per insegnare l’arte oratoria ai loro discepoli, così da arrivare attraverso i più biechi trucchi linguistici a far credere giusta la propria causa, che fosse in sè giusta o meno. Non è la stessa solfa ancora oggi? E dunque, mi domando, cosa passa per la testa di tanti ragazzi che si iscrivono a giurisprudenza?