"Mi hai profondamente deluso! Non ho piu’ ideali, non credero’ mai piu’ a qualcosa in vita mia. Mi iscrivero’ a Giurisprudenza!" (Matt Groening, The Simpson)

Succede anche alle persone che più stimavi. Ovunque, ma proprio ovunque, si può annidare un aspirante avvocato (molti meno i magistrati e giudici, perchè è una carriera più ardua sotto diversi punti di vista) desideroso di iscriversi a giurisprudenza. Cosa spinge queste giovani menti ad una scelta a mio parere tanto infame, a mettere da parte i propri principi per farsi mercenari del foro? Forse nel nostro inconscio collettivo si sono sedimentati ben bene tutti quei film, fumetti e libri che parlano del "legale intriso di dignità morale che sostiene le cause dei più deboli e manda in galera i cattivi". Ma tutto ciò, dovrebbe essere risaputo, è una gran balla. Un avvocato difende il suo cliente che sia buono o cattivo, che sia innocente o colpevole. Come si può studiare tanto per poi ritrovarsi a combattere in nome di chicchessia, purchè paghi bene? Le cause le vincono gli avvocati più bravi, cioè quelli che se li possono permettere. E’ ridicolo pensare che paroloni come innocenza e colpevolezza c’entrino qualcosa in questo teatrino. Certo, ci sono altri mestieri meschini dove riesce meglio chi mette da parte scrupoli morali. Il commercialista, tanto per tirare in ballo un noto luogo comune. Però nessuno come gli avvocati è così arrogante da chiamare "giustizia" il suo lavoro, e "legge" il suo campo. Giacchè la legge la fanno e la disfano gli uomini, sarebbe da ingenui pensare ad una sua legittimità assoluta . Nell’antica grecia  i sofisti si facevano pagare per insegnare l’arte oratoria ai loro discepoli, così da arrivare attraverso i più biechi trucchi linguistici a far credere giusta la propria causa, che fosse in sè giusta o meno. Non è la stessa solfa ancora oggi? E dunque, mi domando, cosa passa per la testa di tanti ragazzi che si iscrivono a giurisprudenza?

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