Oggi esce nelle sale di tutta italia il discutissimo Apocalypto di Mel Gibson. A scanso di equivoci siete caldamente invitati a disertarne la visione; per chi come me ha fatto l’errore di andare a vedere "La passione di Cristo", suggerisco di non ripetere l’esperienza. Proprio sulla falsa riga del suo precedente film, Gibson miscela sapientemente (si fa per dire) strafalcioni storici e antisemitismo, condendo il tutto con un gusto "gore" (per chi non lo sapesse, questo termine indica lo stadio sucessivo allo splatter) di grande richiamo per un pubblico giovanile e voyeurs in genere. Apocalypto vuole rappresentare la distruzione della civiltà maya a causa delle lotte intestine.Nelle intenzioni del regista, il messaggio del film è: la violenza porta all’auto-annientamento. Come spiegherò di seguito, ciò che traspare da due ore di carneficina è solo che a Gibson la violenza piace eccome. 

Innanzitutto, c’è più di un errore dal punto di vista della ricerca storica. Tanto da poter dire tranquillamente che questa ricerca Mel manco l’ha fatta, perchè tanto il western hollywoodiano già ci aveva mostrato tutto in fatto di cattivi monocromatici, quasi caricaturali. Per cui i maya, civiltà fiorente e progredita in molti campi del sapere, vengono presentati come un popolo rozzo e violento, irriso perchè adora molti dei, neanderthaliano nei tratti comportamentali. Le navi spagnole, cioè i "buoni" venuti ad esportare la civiltà, con croce in bella vista (rigorosamente neo-con), giungono nientemeno che con 6 secoli di anticipo sulla tabella di marcia, visto che la civiltà maya classica (quella rappresentata nel film) crollò tra l’VIII e il IX secolo d.c. Studiosi hanno evidenziato inoltre come il regista peschi elementi di diverse epoche fondendole in un unico calderone, un po’ come Giulio Cesare che canticchia Faccetta Nera. Anche la lingua è errata e spesso sconnessa dal punto di vista sintattico, del tipo "Io Tarzan tu Jane". Tanto per rendere l’idea, i maya (quelli moderni in Messico) hanno dovuto leggere i sottotitoli in spagnolo per capirci qualcosa.

Tutti questi errori mettono in evidenza come sia pericoloso sdoganare un fanatico integralista come Gibson a Hollywood. La sua mancanza di rispetto per culture e popoli diversi è lo specchio di un totale disinteresse per il vero, che viene piegato ad una logica colonialista dove i brutali selvaggi si distruggono da soli, mentre gli spagnoli giungono solo a fatto compiuto (sappiamo tutti che i conquistadores hanno fatto un gran bene all’america centrale…). In una realtà, quella contemporanea, dove i conflitti etnici e religiosi insanguinano ogni giorno la terra, non c’è certo bisogno di rincarare la dose con film razzisti e superficiali come Apocalypto. A questo proposito, di questi giorni è la notizia che questa roba sia candidata come miglior film straniero (per la lingua in cui è parlato!) ai Golden Globe. Per come sono fatti gli americani, sarebbero anche capaci di premiarlo.

(per citazioni, dati e segnalazioni le mie fonti sono state: Natalia Aspesi, Cinzia Dal Maso, Silvia Fumarola e i loro interventi sul giornale "Repubblica")

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