L’aspetto piu’ preoccupante del recente rapporto sul clima e’ il totale mutismo della nostra politica di fronte a questa emergenza. Se l’unione europea ha iniziato a cercare contromisure tempestive, se i giornali (almeno quelli seri) hanno giustamente messo in primo piano la notizia, nessun esponente del governe e dell’opposizione ha spiccicato parola sull’argomento. Zero. Forse Pecoraro Scanio di sfuggita. Stiamo parlando di una catastrofe climatica che cambiera’ radicalmente il nostro pianeta e la nostra vita nell’arco non di secoli, ma di pochi anni. Forse e’ gia’ troppo tardi, ma almeno sarebbe auspicale qualche segnale, qualche contromisura che tenti di arginare questa prigione di veleni che ci siamo costruiti da soli sopra le nostre teste. Anziche’ dare la giusta importanza a tutto cio’, i cari politici continuano a parlare di storiografia (il dibattito sui fuoriusciti degli anni di piombo continua a tenere banco) e di paradossografia (del tipo di quanti e quali cessi mettere a montecitorio). Insomma, a fare i loro interessi e mantenere la loro faccia-come-il-culo incollata al nostro schermo ed alla loro poltrona. Come se questi problemi fossero inventati, o troppo distanti, o "inutili allarmismi, roba da cervelloni". Un menefreghismo che dimostra assai poca lungimiranza e scarsa voglia di affrontare i veri problemi, quelli che riguardano la nostra vita e il nostro pianeta, in favore della frivolezza del momento o della carezza all’elettore. Vedremo, quando coltiveranno il Barolo in Finlandia e ci terremo tutti il nostro caro tumore ai polmoni.

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