Perfavore basta strumentalizzare Lucio Battisti. Dopo tanti anni il ritornello è sempre lo stesso: non c’è tumulto destroso di piazza dove non si canti qualcuna delle sue canzoni, non c’è intervista ad esponente di AN (l’ultimo in ordine di tempo Fini) che non ponga in cima alle sue preferenze il cantautore rietino (difficile credere che sia un amore del tutto genuino). L’equazione Battisti=Destra sociale non è che uno degli ultimi retaggi dell’ Italia manichea degli anni di piombo, dove ogni nota di costume, ogni singolo frammento della società doveva celare insito nella sua natura un significato di destra o di sinistra. Così anche Lucio Battisti, perchè non era "partigiano" come i vari De Gregori e Guccini, cadde vittima di questa categorizzazione. Venne accusato di esprimere un pensiero piccolo borghese, di essere simpatizzante fascista, ed infine di aver finanziato gruppi di estrema destra. Alla base di tutto sta un’affermazione di Pierangelo Bertoli: "Negli anni Settanta si sapeva che Battisti stava a destra e che era vicino al MSI. Non c’era bisogno di prove, lo si sapeva e basta". Se lo dice lui… queste voci invece non trovarono mai conferma, se non in analisi pretestuose delle sue canzoni, volte a mettere in luce presunte allusioni al fascio ("o mare nero" in La canzone del sole, o "planando sopra boschi di braccia tese", da La collina dei ciliegi). A screditare del tutto queste voci basterebbero ad esempio le parole di Bruno Lauzi, che sostiene invece una vicinanza di Battisti al partito radicale.

Ma al di là di tutte le congetture, restano le parole, quelle concrete e non supposte, che Battisti cantò per trent’anni. Fu uno dei primi artisti ad interessarsi di ecologia. Parlava di sentimento amoroso e di fragilità maschile in un periodo dove certi temi erano bollati come frivolezze da una parte politica e dall’altra. Infine, fatto tutt’altro che secondario, rivoluzionò la canzone italiana, donando alla nostra musica leggera dignità ed autonomia artistica. La sua importanza come autore passa spesso in secondo piano, proprio perchè ci si sofferma molto sul dibattito relativo all’ appartenenza politica. Pochi ad esempio seguirono al tempo le sue sperimentazioni degli anni ottanta, di recente rivalutate. Eppure anche nella produzione precedente, più melodica, possiamo trovare elementi di grande novità: il canto rauco e sgraziato; le voci sovrapposte; una parte musicale più importante che mai, curata nel minimo dettaglio con sperimentazioni di stile (dobbiamo pensare a tempi dove si componeva spesso e volentieri sul solo giro di do). Insomma, seppe coniugare un grande successo di pubblico con un’impronta artistica nient’affatto trascurabile, mantenendo sempre una certa riservatezza che è qualità rara tra i musicisti di successo. Fregandosene di tutto e di tutti, seppe ritirarsi dalle scene e mantenere il contatto con i suoi estimatori tramite i dischi. La sua statura di artista, i suoi testi, il suo stile di vita ci restituiscono la dimensione del vero Lucio Battisti: il suo non fu un canto di destra o sinistra, ma "un canto libero".

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