Indubbiamente un film che non ha senso al di fuori del grande schermo. 300 fa leva sopratutto sulla sua estetica imponente, diretta discendente della grafica del fumetto di Frank Miller. Del lavoro cartaceo sono riportati fedelmente dialoghi, situazioni, ma soprattutto immagini, movimenti e tensioni. Quello che c’è di più è, manco a dirlo, davvero inutile. La vicenda della moglie di Leonida a Sparta, che si intrecca con i 300 alle Termopili, è probabilmente stata inserita sia per allungare all’ora e mezza il film, sia per creare stacco rispetto alla battaglia. Proprio quando vuole diventare una pellicola "matura", 300 tradisce però la sua essenza di fumettone: succede così che questo corollario di intrighi a corte è totalmente fuori luogo ed eccezionalmente piatto, privo di qualsiasi interesse per lo spettatore. I dialoghi sono di registro elevato; se questo ha un buon effetto durante la battaglia, ne ha uno pessimo, a dir poco comico, nel momento in cui si fa uso di sofisticate perifrasi ed arcaismi durante i momenti della vita quotidiana in città.
La parte puramente estetica e ludica è dunque, a parte la nota negativa della pezza aggiunta, più che soddisfacente. L’interpretazione del film invece non può che inquietare lo spettatore, soprattutto alla luce del quadro attuale della politica internazionale. Innanzitutto, sin dalle prime battute, traspare un messaggio molto più esplicito nel film rispetto al fumetto: le donne a Sparta hanno pari dinità agli uomini, mentre i Persiani (o meglio i musulmani?) sono eccezionalmente misogini. Nella realtà storica invece le donne grece, a maggior ragione a Sparta, erano tutt’altro che coinvolte nella vita politica. Figuriamoci se avevano pari diritti.
Questa nota può apparire quindi come una forzatura del regista; il che fa giungere il sospetto che di forzature ce ne siano altre, volte a disegnare un quadro più ampio di metafore. Chi sono gli arcadi, alleati fedeli ma un po’ incapaci? E gli ateniesi, definiti effemminati e filosofi, possono essere identificati negli europei? Giocando a questo gioco, non è difficile arrivare a comprendere chi siano gli Spartani ed i Persiani.
Altra spia d’allarme: la critica alle divintà della grecia classica, agli efori, agli oracoli (che ricorda alla lontana la diatriba sulla morte degli oracoli nel medioplatonismo e nei Dialoghi delfici dei moralia di Plutarco), nonchè alle forme di divinizzazione dei Persiani. Forme di religiosità che nel film vengono identificate indistintamente come "pagane", quando in realtà al tempo la realtà dei fatti era molto più complessa ed articolata.
Quali sono invece i valori degli Spartani? L’onore, la patria, la FAMIGLIA (molto più nel film che nel fumetto), la legge, il sangue della battaglia.
Personalmente mi chiedo chi possa essersi gasato a vedere questo film, quando i discorsi di Leonida (trucidiamo tutti in nome della giustizia e della libertà) assomigliano a tante parole spese ogni volta che si fa una guerra in questa nostra realtà.
Il voto è sei su dieci: una media tra le mirabili visioni da fumettone e le inquietanti interpretazioni che possono sorgere nello spettatore (POSSONO, non devono).

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