Per far seguire alle mie affermazioni degli esempi concreti, riporto di seguito il pezzo di Serra apparso su Repubblica di oggi, nel suo talloncino personale che gli viene riservato quotidianamente dal giornale, denominato "L’amaca". Premetto che la rubrica ha un taglio volutamente satirico, per intenzione dell’autore.
L’argomento di oggi è di quelli triti e ritriti, iperabusati: Internet come ricettacolo dei mali, alla mercè di qualunque malintenzionato virtuale.

Da quel semi-analfabeta tecnologico che sono, continuo a chiedermi perchè "pubblicare" su Internet qualsiasi porcheria sia (di fatto) lecito, mentre lo stesso genere di materiale non trova sbocco sugli altri media.

Innanzitutto l’autore parte subito male, proclamando la propria ignoranza sull’argomento di cui si accinge a trattare. Viene naturale da chiedersi dunque perchè voglia proseguire imperterrito a scrivere di qualcosa che per sua stessa ammissione non conosce. Wittgenstein lo ammonirebbe: su ciò di cui non si può parlare si deve tacere.
La seconda affermazione, è anch’essa opinabile: il trash non trova forse spazio negli altri media? Ma su questo si può discutere.

Immagino che la quantità smisurata della merce che viaggia su Internet sia di per sè una causa: impossibile filtrare il mare con un setaccio. E che una concausa sia l’estrema facilità di accesso a un luogo virtuale, che non ha guardie giurate alla porta, nè severe segretarie che ti costringono all’anticamera. Dove non servono cursus professionali, o raccomandazioni di parenti e amici: cosa che rende la faccenda assai democratica, ma anche alla mercè di qualunque idiota o farabutto.

Un po’ d’analisi della sintassi: i congiuntivi che costellano la prima parte di questo secondo estratto sono tutti retti da quel "Immagino" iniziale. Non per insistere, ma il tono vago e ipotetico del brano non attribuisce molta fiducia nelle convinzioni del suo autore, nè Serra fa una gran bella figura piazzando un "Immagino" ad inizio periodo; cosa immagina? e perchè parla, se immagina e non sa?
Nella seconda parte troviamo un topos tipico del giornalista: la critica sociale en passant, appena abbozzata, che racchiude nella sua breve sentenza la solita invettiva alla nostra Italietta terra di raccomandati. Il grazioso quadretto delle guardie alla porta ricorda il racconto di Kafka “Davanti alla legge”. Non so se ho visto giusto, ma non sarebbe una sorpresa: rivolto ad un pubblico medio-alto, e uomo colto lui stesso, Serra cosparge spesso i suoi articoli di aromi letterari. Anche sull’immagine di Internet come "luogo" ci sarebbe da discutere: per quanto mi riguarda la ritengo fuorviante (alla pari del "mago del computer" che si sente spesso dire), ma è tecnicamente sensata.

Tony Blair ha lanciato l’allarme (non il primo) e pretendo che almeno i maggiori gestori aumentino i controlli, e siano responsabili di quello che mettono in rete

Finalmente arriva il contenuto d’informazione.

Perchè bullismo e violenza giovanile si alimentano soprattutto di emulazione e vanteria, e vedere la propria bravata circolare per il mondo è il trofeo più ambito.

Gira e rigira, siamo infine giunti al famigerato BULLISMO. Come ho già detto, sembra che la violenza giovanile sia appannaggio dei nostri tempi. E l’ovvia equazione a cui ovvi ragionamenti conducono è che la causa di tutto sia Internet, o la televisione. Già, perchè dal punto di vista di chi "immagina", e non parlo solo di Serra, spesso i due vanno ad identificarsi, ignorando completamente l’uso interattivo del primo e del tutto passivo della seconda. Il disagio giovanile a scuola, udite udite, è sempre esistito: se non volete credere a me, crede al Libro Cuore o a Gianburrasca, oppure ai 400 colpi. Questo perchè la scuola crea disagio, perchè i giovani sono da sempre in una situazione di conflitto, perchè in ogni micro-gruppo si creano delle gerarchie e dei soprusi. Il bullismo perciò c’è da sempre, e la sua esposizione mediatica non riguarda solo Internet ma tutti i mezzi dell’informazione. Se ne parla in questo periodo perchè è di moda, perchè ne parlano tutti, perchè è facile scrivere sull’argomento una qualsiasi stupidaggine dal vago sapore buonista e pretestuosamente critico sui tempi che corrono. In questa ottica, Internet è il più facile dei bersagli. Ma è la facciata dietro al nocciolo del problema.

Non so se Blair riuscirà a spuntarla, ma sono sicuro che qualcuno, a sproposito, parlerà di "censura". E’ come accurasare di "repressione" un poliziotto che sventa una rapina, ma tant’è: la rete ha molti meriti, ma ha certamente il torto di avere alimentato molti equivoci, e qualcuno esiziale, sul concetto di libertà.

E va bene…anche se, come ha detto lui stesso all’inizio, illudersi di tenere in pugno Internet e maneggiarla a proprio piacimento è una speranza vana, per di più dispersiva di risorse che sarebbero più utili in altri ambiti. Ed ora la chicca:

La rete, ammesso che abbia dei centri nervosi noti e controllabili, dovrebbe scegliere se essere democratica o essere demagogica.

In questo ultimo estratto Michele Serra cade nell’errore di concetto più banale che si può fare, andando ad identificare il mezzo (la rete) con i suoi fruitori. Errore che molti commentatori meno avventati evitano accuratamente, affermando che il mezzo di per sè non è mai buono o cattivo, semmai lo può essere l’uso che se ne fa (un esempio tra tanti: Enrico Berlinguer in una intervista del 1984 – molto in anticipo sui tempi). Ed anche in questo caso, non si può attribuire una volontà univoca ad un universo tanto sterminato di fruitori. Questa polemica è sottaciuta per tutto il brano, quasi sussurrata a bassa voce, per poi esplodere in questa frase senza senso. Per cominciare, quando la sentenza parte con un "ammesso", è già fallace. Identificare i "centri noti e controllabili" di Internet, oltre che essere proposito estremamente vago, è semplicemente ridicolo, in quanto anche un semi-analfabeta teconlogico, come Serra si auto-proclama, arriva a comprendere che non esiste il "quartier generale" di una rete con circa 400 milioni di server. Ed anche se fosse, pensare di effettuare una qualche modifica ai contenuti di 8 miliardi di pagine a partire dai server maggiori è pura utopia. Ma non credo che Michele Serra si fosse spinto fino a qui nel suo ragionamento: probabile che questa frase sia una chiusa, una formula d’auspicio senza molte pretese.
Ancora peggio l’ultima riga: se vogliamo identificare in Vint Cerf il "padre" di Internet, possiamo attribuire a lui una qualche volontà di creare una rete democratica. Ma dalla sua nascita ad oggi Internet è sfuggito ampiamente al suo controllo. Non esiste un organo che possa rappresentare tutti coloro che utilizzano la rete, figuriamoci se la rete stessa sceglie se essere demagogica o meno. E’ come incolpare di qualcosa il computer di Mastella.

Per concludere, ho preso di mira Serra, ma ci sono esempi molto peggiori, a mio modo di vedere. Non li cito perchè non li leggo, perchè sono abbonato a Repubblica anzichè a Libero. Voglio quindi puntualizzare che le buone intenzioni sono evidenti in lui e molti altri, ma è la forma in cui si propongono che si espone facilemente a critiche come quelle che ho io messo in evidenza.
Sempre restando al giornale di oggi, posso citare un esempio di articolo d’opinione interessante, sensato, che riesce a esprimere concetti non banali su un tema che invece è molto banale ed abusato: "Quando le chiese erano piene" di Pietro Citati.

Annunci