CRITICI DI FREUD

3.Edipo senza complesso. La critica di J.P.Vernant.

Studioso della mitologia greca, Jean-Pierre Vernant fu il principale contestatore del sistema freudiano. Nella sua opera Edipo sans complexe egli sostiene che l’interpretazione del padre della psicanalisi non deriva da una esame integrale e corretto di tutti gli aspetti testuali, ma piuttosto si propone in forma assiomatica. Freud parte dalle proprie convinzioni per poi analizzare in un secondo momento il contenuto tragico, tralasciando del tutto la storicità del pubblico che fruisce dell’opera al tempo di Sofocle. Un procedimento dunque opposto a quello che dovrebbe svolgere un buon filologo, che si occupa prima del contesto e poi dell’esegesi del documento. “Come può un’opera letteraria che appartiene alla civiltà ateniese del V sec. a C. e che traspone essa stessa in maniera molto libera una leggenda tebana molto più antica, anteriore al regime della polis, confermare le osservazioni di un medico degli inizi del XX secolo sulla clientela di malati che frequentano il suo studio?[1]”. Vernant osserva come già la poetica di Aristotele, scritta solo un secolo dopo, non sia più in grado di interpretare pienamente la tragedia, a causa propria del mutato contesto storico e sociale. Egli sostiene piuttosto che la tragedia poggi le sue basi etiche nel campo del diritto, dove nel V secolo il sorgere del principio di  responsabilità aveva posto il problema della misura in cui un uomo è responsabile delle proprie azioni.

4.Rovesciamento e spostamento. L’ironia tragica secondo Paduano

Tra le posizioni contrapposte di Freud e Vernant si pone Guido Paduano. Nella struttura generale della sua esegesi, sono infatti riconoscibili due accorgimenti: uno spostamento ed uno scambio (o rovesciamento).

Lo spostamento avviene in due fasi: prima all’interno della dialettica psichica studiata da Freud (dall’inconscio alla coscienza); poi con il passaggio della dimensione individuale alla dimensione sociale, privilegiata da Vernant. Questa serie di passaggi implica però uno scambio nella successione freudiana tra desiderio inconscio e atto della sua repressione. Nel caso di Edipo, il vero evento tragico (la repressione) precede, anziché seguire, lo svolgimento dell’azione scenica (attraverso cui il desiderio si esprime) [2].

Vediamo come tutto ciò avvenga. Edipo desidera farsi portatore di valori morali, che in realtà gli sono già irrimediabilmente sfuggiti di mano. Egli ha infatti commesso azioni, del cui significato non è consapevole. Il desiderio profondo di Edipo consiste nella sua brama di razionalità, nella voglia di essere all’altezza del ruolo sociale che ricopre. Ma il parricidio e l’incesto hanno già predisposto in anticipi la repressione delle sue pulsioni, che non potranno essere più appagate.

Da queste considerazioni Paduano ricava una rielaborazione del concetto di ironia tragica, secondo la funzione che assume nell’Edipo Re[3]. Essa deriva dal confronto tra l’immagine del desiderio e quella frustrante della realtà. E’ come se la parola di Edipo e la realtà effettuale corressero su binari paralleli, destinati a non incontrarsi mai.

Un caso esemplare è costituito dal verso che sentiamo declamare in apertura dell’opera: “Figli, estrema prole di Cadmo l’antico!” [4]. Dal punto di vista della dialettica tra individuo e società, Edipo risulta legato all’antico re di Tebe e alla città stessa da vincoli politici, proprio in virtù del suo ruolo e dei valori che rappresenta. Ma, sul piano individuale della realtà inconscia, percepiamo tutta la tragica ironia della situazione, in quanto egli è anche figlio biologico del suo predecessore (che ha inconsapevolmente ucciso). Questo costante incrocio tra diversi piani di lettura, tra dialettica psichica e dialettica sociale, tra sfera del desiderio e sfera della realtà, restituisce al testo quella intensità drammatica che Freud tanto ammirava nel suo persistere attraverso i secoli.

5.L’Edipo matriarcale di E.Fromm

Celebre psicanalista e sociologo, Erich Fromm propone, nel saggio Il complesso di Edipo e il mito di Edipo (1949), la propria lettura dell’eroe tragico, ponendosi per molti aspetti in continuità con gli studi di Freud e Jung. Se l’autore della Interpretazione dei sogni non si era neppure posto il problema, Fromm sceglie consapevolmente di appoggiarsi solo alla tragedia di Sofocle, con il completamento fondamentale di altri due testi del ciclo tebano: l’Edipo a Colono e l’Antigone. La chiave di lettura del sociologo tedesco è la lettura simbolica del mito, in quanto rappresentazione figurata di archetipi millenari. Nelle teorie freudiane, Fromm nota una discrepanza tra la definizione di complesso di Edipo e la storia come viene effettivamente tramandata dalla tragedia. Difatti Edipo uccide il padre, ma non si innamora, ne è in nessun modo attratto dalla madre Giocasta. Il loro è esclusivamente un matrimonio di convenienza politica. L’ipotesi a riguardo del sociologo viene così espressa: “Il mito può essere inteso come simbolo non dell’amore incestuoso tra madre e figlio, ma della ribellione del figlio contro l’autorità del padre nella famiglia patriarcale[5]”. L’Edipo di Fromm pone dunque l’incesto in secondo piano rispetto al parricidio. Esso è solo un corollario, “uno dei simboli della vittoria del figlio che prende il posto del padre e con questo tutti i suoi privilegi[6]”. A sostegno della sua tesi il sociologo porta l’esempio dell’Edipo a Colono, dove c’è il tema dell’odio dell’eroe nei confronti dei due figli maschi, così come  il conflitto tra il padre autoritario Creonte e il figlio Emone è uno dei temi centrali dell’Antigone. In entrambi i testi dunque ritorna la tematica del contrasto generazionale, l’antagonismo tra genitore e figlio. Che significato ha l’accenno alla famiglia “patriarcale” ? Fromm inserisce la ribellione di Edipo in un contesto più ampio, di rivalsa della società matriarcale su quella basata sulla discendenza paterna. Il  padre putativo di questa tesi è lo studioso J.J.Bachofen, il cui saggio del 1861 Mutterrecht viene preso a modello[7]. Bachofen avanza l’ipotesi che all’alba dell’uomo prevalesse la società matriarcale, in quanto le unioni erano libere e il legame materno era l’unico attendibile per la discendenza.  Secondo Fromm nella figura di Edipo si possono rintracciare diversi elementi che sono peculiari degli antichi culti femminili della fertilità e della terra. Ad esempio il principio dell’importanza dell’essere-uomo, che il sociologo rintraccia nella risposta che l’eroe dà alla Sfinge. I santuari dedicati a Edipo, sia a Colono che a Eteonos in Beozia, risultano attigui a santuari di Demetra e delle Erinni, divinità femminili legate al culto delle dee della terra, tipico delle origini. Infine nel rapporto con i figli Edipo rivela una predilezione per Ismene e Antigone- che nell’Edipo a Colono loda facendo riferimento al matriarcato egiziano descritto da Erodoto- e un odio verso Eteocle e Polinice -risultato della loro violazione dei doveri filiali nel desiderio di impadronirsi del potere paterno. E Giocasta? Se ella simbolizza il principio matriarcale, risulterebbe incongruo che venga annientata anziché risultare vittoriosa. In realtà la madre si macchia della colpa di non aver adempiuto al suo dovere verso il figlio, in quanto alla nascita ha tentato di ucciderlo per salvare il marito, e di conseguenza il protrarsi del regime patriarcale. Fromm tenta giustamente di collocare la sua tesi nel quadro storico in cui Sofocle scrisse la tragedia. Nel tempo delle guerre del Peloponneso e della peste, la società ateniese vedeva in pericolo la sua indipendenza e gli stessi valori tradizionali. L’attacco giungeva anche dai sofisti, con cui Sofocle polemizza per via del loro opportunismo e gli affronti alla morale. In questa disputa il tragediografo pone come modello le antiche tradizioni religiose, che celebravano l’amore, l’uguaglianza e la giustizia, in linea con i principi matriarcali identificati da Bachofen e Fromm. E’ quindi plausibile che la predilezione di Sofocle per tali forme di tradizione abbia portato alla stesura dell’Edipo Re.


[1] Vernant – Edipo senza complesso, 1996 Mimesis, p.33 16° riga e ss.

[2] Guido Paduano, Lunga storia dell’Edipo Re, 1995 Einaudi p.72 4° riga e ss.

[3] Guido Paduano, Lunga storia dell’Edipo Re, 1995 Einaudi , p.75 e ss. 6° riga e ss.

[4] Sofocle –Edipo Re, 2003 Classici Bur, v.1 pag.163 1° riga.

[5] Fromm – Il linguaggio dimenticato, 1995 Saggi tascabili Bompiani, p.193 8° riga e ss.

[6] Fromm – Il linguaggio dimenticato, 1995 Saggi tascabili Bompiani, p.193 11° riga e ss.

[7] [Diritto Materno].Cit in Fromm – Il linguaggio dimenticato, 1995 Saggi tascabili Bompiani, p.196 2° riga

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