Si dice spesso che mai come oggi è facile comunicare. Tale affermazione presuppone però un mezzo, un comunicatore, un ascoltatore. Sul mezzo, non ci sono dubbi, siamo ben forniti. Per restare in ambito informatico, abbiamo windows messanger, chat e mailing list varie. Su questi ingegnosi programmini, che sembrano fatti apposta per il tacchinaggio e l’adescamento, occorre registrarsi, inserire i propri dati e magari un’immagine. In poche parole, mettersi in mostra, esibire la propria mercanzia. Ciò non toglie che spesso si possa barare: ho letto di recente che il 20 per cento delle informazioni immesse in questo modo sono balle, ma potrei scommettere che la percentuale è ancora superiore. Conosco coetanei che hanno una vera e propria vita in rete, sono capaci di passare ore di gaio cazzeggio e placida navigazione sui dati personali di quello o di quell’altro utente (meglio utentessa). Cosa c’è di male in tutto ciò? Al di là della perdita di tempo reale, a vantaggio di un’inutile dispendio di energie in una dimensione virtuale, il pericolo sta proprio nella comunicazione. Dicevamo all’inizio di un mezzo, un comunicatore ed un ascoltatore. Grazie ai potenti mezzi, il comunicatore difetta della caratteristica che più dovrebbe contraddistinguerlo: la capacità di osare. Dietro uno schermo non solo posso essere chiunque, ma è più facile dire quello che pensiamo. L’ebbrezza di msn scioglie la lingua, sdogana il nostro lato esibizionista, dà in definitiva assuefazione. Si rimane talmente instupiditi dalle emoticons, dai loghi, dagli avatar, dalle scritte colorate al neon, che nel momento in cui si abbandona  questo baraccone di bit ci si trova sperduti, incapaci del minimo approccio fisico. Ed il distacco aumenta, ed è più evidente,  quando si conosce dal vivo una persona che si è conosciuta prima attraverso internet. Quelli che erano amici intimi in chat, diventano tutt’un tratto imbarazzati, non spiccicano mezza parola, e sentire il suono della loro voce restituisce un vago senso di delusione. Non siamo capaci di dire le stesse cose che scriviamo, nella maggior parte dei casi. Sarebbe un buonissimo esercizio, perchè è qui che si vede l’autostima, il coraggio, la fiducia nei propri mezzi. Ebbene sì, cari tacchinatori telematici: anche a costo di prendere qualche "palo" (detto anche due di picche) da una bella pulzella, ed essere costretti a farle vedere tutto il nostro disappunto ed imbarazzo. In diretta, dal vivo.

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