E questa è la fine della tesina. Per l’appunto, This is the end..


J.D.MORRISON

1.Cronaca di una serata dionisiaca.

Edipo è entrato nella storia della musica rock una sera dell’estate 1966. I Doors muovevano i loro primi passi nel locale più ‘caldo’ del Sunset trip di Los Angeles, il Wiskhey a Go-Go.

Quella sera il gruppo aveva deciso di chiudere come consuetudine con The End. Il brano, undici minuti di ritmi orientaleggianti e vortici psichedelici, fu da subito particolarmente ispirato, tanto da coinvolgere il pubblico in uno stato di mistica e ansiosa attesa. Nel cuore del buio, Jim Morrison pronunciò per la prima volta i celebri versi

 

The killer awoke before dawn
He put his boots on…

L’assassino si destò prima dell’alba

S’infilò gli stivali…

 

Gli altri componenti del gruppo non avevano mai sentito quelle parole. Morrison non era nuovo ad improvvisazioni, soprattutto quando si trovava come quella sera sotto l’effetto dell’LSD.

 

He took a face from the ancient gallery
And he walked on down the hall…

Prese una maschera dalla galleria delle antichità

E s’incamminò lungo il corridoio…

 

 

La maschera antica non può non richiamare alla mente la tragedia greca. Il cantante se ne servì per esplorare i corridoi della propria psiche. Il pubblico era ipnotizzato. Avrà a dire Manzarek[1]: “Morrison era in un altro luogo, un luogo sciamanico, e lo guardavamo tutti, in trance[2]”.

 

He went to into the room where his sister lived
And then he paid a visit to his brother…

Andò nella stanza dove viveva la sorella

E poi fece visita al fratello…

 

 

Nella memoria di Jim riaffiorarono le immagini della sorella Ann ed il fratello Andy. “Aveva costruito un labirinto, e le regole della tragedia dettavano che dovesse trovarne l’uscita.”

Egli era, prima di tutto, un buon drammaturgo. Ed era prossimo alla catarsi:

 

And then he, he walked on down the hall
And he came to a door, and he looked inside
"Father?"-"Yes, son?"-"I want to kill you!”

E poi…egli camminò lungo il corridoio

Ed arrivò ad una porta, e guardò dentro

“Padre?”-“Sì, figlio”-“Io voglio ucciderti!”

 

 

Solo Manzarek a quel punto capì dove li avrebbe condotti Morrison. Il pubblico invece era ancora ignaro di tutto. Le cubiste si erano fermate, tra i tavoli regnava un silenzio mistico.

Li teneva nel palmo della mano.



“Mother, I want to…FUCK YOU!”

“Madre, io voglio…FOTTERTI!”

 

 

Ed esplosero tutti. Batteria, organo, chitarra, all’unisono in una furia di gemiti e fischi. Assalirono gli strumenti come sacerdoti intorno al loro messia; Morrison era un satiro, sceso tra gli uomini a portare il verbo del caos e dell’ebbrezza del dio Dioniso.

 

Quella fu l’ultima sera dei Doors al Wiskhey a Go-Go. Il pubblico ancora frastornato accolse la fine del pezzo tra applausi scroscianti, mentre il proprietario del locale si lanciava fuori dai camerini inveendo contro il gruppo. Parricidio ed incesto non erano certo materiale per una sala da ballo. I Doors furono licenziati in tronco, mentre da lì a pochi mesi The End venne scolpita in coda all’album d’esordio – con il celebre verso Mother… censurato – e consegnato ai posteri come una delle più grandi canzoni della musica psichedelica.

2.Genesi della canzone. L’influenza di Nietzsche e Fromm. Tratti autobiografici.

Nell’Edipo di Jim Morrison c’è molto della sua vicenda personale, del suo difficile rapporto con la famiglia e l’autorità, ovunque essa si manifestasse.

L’ammiraglio George Morrison fu un padre poco presente ma intransigente; trattava i figli come soldati a cui dare ordini. Come Laio, egli rappresenta l’esercizio del potere, sia in famiglia che nella carriera militare. Da fonti indirette (la testimonianza di un amico) apprendiamo che in tenera età il padre stuprò il piccolo Morrison, che nel tentativo di dirlo alla madre fu preso per bugiardo[3].

Già ai tempi dell’università Jim decise di tagliare i ponti e non dare più notizie di sé. Si trasferì alla UCLA per studiare cinema. Fu allora che si avvicinò al teatro, dimostrando da subito un’innata presenza scenica e doti di istrione.

Il suo itinerario di formazione si svolse dunque lontano da casa, in una sorta di assolata Corinto della costa Ovest degli Stati Uniti, dove Jim come Edipo trovò modo di distinguersi dagli altri, primeggiando per originalità, trasgressione e comportamenti umorali ed eccentrici.

Nella sua biblioteca trovavano spazio molti dei ‘ribelli’ della letteratura: la poesia di Rimbaud e Blake, la filosofia di Nietzsche, ma anche i beat. Questa commistione di influenze si coniugava con l’interesse per la tragedia antica, in particolare per le figure di Dioniso e…Edipo. Se il primo rappresenta la sua anima sregolata e viziosa, il secondo incarna tutto l’astio di Morrison nei confronti della sua famiglia e del vivere civile. I peccati di Edipo sono proprio i più intollerabili per il perbenismo borghese che i testi dei Doors volevano attaccare.

Ma c’è dell’altro: spiega Jim in un’intervista che, nella sua visione del complesso edipico, la ribellione dell’eroe tebano è un atto cosciente. Il padre raffigura, come nella lettura pasoliniana[4], un’autorità arrogante ed intransigente. La madre rappresenta invece la terra, a cui occorre riunirsi tramite l’atto amoroso; l’incesto è dunque un atto di avvicinamento e non di repulsione, verso l’entità da cui siamo stati generati e che ci riaccoglie nel suo ventre. L’Edipo di Morrison è simile a quello matriarcale di Fromm, che scrive tra l’altro solo pochi anni prima della stesura di The End[5]. Non è escluso che il cantante dei Doors abbia letto le sue ricerche, poiché era molto ricettivo verso le tendenze più innovative del pensiero intellettuale, provenienti dai salotti beat formatisi negli anni ’50[6]. Esistono diversi punti di contatto anche con la lettura dionisiaca di Nietzsche, di cui Morrison fu grande estimatore. Di sicuro aveva letto La nascita della tragedia, incluse le pagine sul personaggio di Sofocle. Apollineo e Dionisiaco erano categorie che ben si sposavano con la sua visione del mondo e della società, così come la prospettiva di un Edipo alfiere del delirio bacchico doveva risultargli assai gradita.

 

Nell’ultima parte della sua vita, Jim Morrison si trasferì a Parigi. Come Edipo, in esilio da un regno-nazione che l’aveva adorato per anni come un Re. Nella sua Colono, trovò la morte in sordina, dopo alcuni mesi di pace e tranquillità. Ad un certo punto della carriera, si era accorto di esser diventato un’icona, per quello stesso business a cui aveva sempre cercato di ribellarsi. Non vi è anche in questo una tragica ironia della sorte?


[1] Ray Manzarek (1939- ) tastierista e fondatore dei Doors.

[2] Ray Manzarek – Light My fire, la mia vita con Jim Morrison. Le cit. sono da pag. 215 a 220.

[3] Cit. in Wikipedia IT, pagina dedicata a Jim Morrison. http://it.wikipedia.org/wiki/Jim_Morrison

[4] Il film sull’Edipo re è del 1967, lo stesso anno dell’uscita di “The Doors”.

[5] E.Fromm – Il linguaggio dimenticato. 1961

[6] Ray Manzarek – Light My fire, la mia vita con Jim Morrison, 1998 Editori Riuniti. 38° riga p.224

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