Stiamo allevando in seno al sistema scolastico dei licei una nuova generazione di decadenti, dal ciuffo simil-ribelle e la parlata sbarazzina. Questa interessante e sottaciuta nicchia si serve della cultura classica a scopo riproduttivo, nonchè di celebrazione personale. Nel loro pantheon siedono Wilde, Huysmans, Nietzsche (ad uso improprio), D’annunzio (lui invece è proprio dove avrebbe voluto stare) ed un variegato gruppo di poeti, in prevalenza romantici e neoclassici. Il decadente da liceo classico veste con una certa originalità, ma sempre all’insegna dell’ostentazione. Si occupa per lo più di letteratura, poesia, arte, e non sembra avere interesse per nulla che non sia morto da almeno 110 anni. Abusa, insomma, del cosiddetto "fascino dell’intellettuale".
L’estetica, intesa in senso forte come filosofia e in senso debole come culto della bellezza, è una serpe tentatrice, in particolare quando ci si ritrova al ginnasio. Teniamo conto delle intemperie a cui il liceale in erba, ancora infante e volubile, è soggetto: un’ondata di snobismo borghese ed elitario; il fascino impetuoso dell’arte, della filosofia, della letteratura, all’unisono; una personalità ancora informe, che però riceve i primi colpi dello scalpello conformatore della moda, del cuccare, delle categorie, dei gruppi.
Dunque, con molti input, si presentano molte strade percorribili, molti modelli a cui aderire. Il neo-decadente è proprio uno di questi modelli.
Eleva l’arte a fondamento della vita. Predica il verso poetico come unico demiurgo della realtà intorno a lui (e chissà se il verso poetico pagerà anche il mutuo). Depreca l’ignoranza, la non-erudizione, il disinteresse, la materialità. Si tratta di una posa, un atteggiamento che non è consapevole della sua superificialità. Il frutto di una generazione che ha letto male Nietzsche e ha tralasciato molti altri. La tenerà età e l’inebriante esperienza dell’esser originali danno alla testa al neo-decadente, che perde il contatto con la realtà, diventa superficiale nel suo essere profondo, rozzo nel suo essere erudito, conformista nel suo essere anticonvenzionale. Si ricordi Pasolini, che se la prendeva sul Corriere Della Sera coi capelloni dell’ultima ora. Ogni simbolo, ogni feticcio, è destinato ad avvizzire come tale, a perdere qualsiasi valenza, qualsiasi idea, qualsiasi ragione d’essere che lo permeava alla sua nascita.
Non si può che essere indulgenti con gli esteti di oggi; l’ingenuità, la giovinezza sono dalla loro parte. E chissà che un giorno non si riscoprano marxisti.

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