"La debolezza cronica dei governi di coalizione retti da esponenti moderati; lo scontro permanente, all’interno della sinistra, tra riformisti e rivoluzionari; la ricerca, da parte della borghesia e dei reduci, di una stabilità istituzionale, di una credibile proposta governativa, di una classe dirigente patriottica e istituzionale, affrettarono il collasso dell’Italia liberale"*.
Non è un quotidiano di questi giorni, ma un libro di Storia in adozione nelle scuole superiori. L’anno in esame? Il 1922. Quello della marcia su Roma.
"Il sovrano, forse temendo la disubbidienza delle proprie truppe, forse sedotto dall’idea di inserire Mussolini in via definitiva dentro le istituzioni, decise invece di richiamarlo per affidargli la guida del governo. Il re, in questo modo, veniva meno alle regole del gioco parlamentare e cedeva, di fatto, al ricatto della piazza.*"
E’ evidente che non si traggono le somme e si forniscono risposte con questa facilità. Quello delle analogie storiche è un campo minato. Al di là di questo, se permettete, leggere queste righe sul momento mi ha un po’ intimorito^^…

*(R.Balzani, A.De Bernardi: storia del mondo contemporaneo. Pag.125)

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