Tra i suoi detrattori (ma anche tra i sostenitori meno attenti) Marco Travaglio viene considerato un giornalista fazioso perchè dice cose "di sinistra": dopotutto, scrive su Repubblica e sull’Unità. E’ interessante ricordare invece come Travaglio sia cresciuto sotto la guida di Indro Montanelli, che l’ha chiamato a lavorare al "Giornale" ne 1988. E’ indubbio che la conoscenza del grande giornalista abbia influenzato il giovane Travaglio nel formarsi della sua opinione politica. Certuni, come Giuliano Ferrara, insistono ancora oggi a dire che egli è un reazionario, che trova nel giustizialismo e nella magistratura il punto di riferimento fondamentale del vivere civile. Abbiamo di fronte dunque un conservatore, fiducioso  nelle istituzioni, in particolare giudiziare. E proprio nelle inchieste giudiziarie Travaglio troverà terreno fertile per il suo giornalismo negli anni a venire.

Cosa sta a significare questo preambolo? Montanelli ed il giovane Travaglio possono essere considerati due esponenti di quella corrente della destra, oggi quasi scomparsa, detta "legalitaria". Cioè, che crede in un austero e rigoroso rispetto delle regole e delle istituzioni. Trovo che sia la posizione più interessante e coerente della destra storica.
L’anomalia berlusconiana ha ribaltato il tavolo e costretto tutti a giocare con le sue carte. Chi è oggi a tenere le redini della legalità, a destra come a sinistra? Neanche Fini, che è uno di quelli che idealmente vorrebbero avvicinarsi di più. Invece, come ebbe a dire proprio Montanelli, "gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello".  Chi, al contrario, non usa il manganello, ma la vil pecunia, è Berlusconi. Proprio su questo personaggio incontriamo il punto di rottura, tra la posizione della destra legalitaria e la destra moderna. Il motivo per cui Montanelli e Travaglio, di destra, sono stati tra i più fieri oppositori di Berlusconi.

Non voglio fare illazioni, teorie del complotto. Basta leggere un libro del succitato Travaglio, per accorgersi della gravità delle accuse che egli rivolge al Cavaliere. Ci sono una serie di fatti. Di documenti. Di dichiarazioni. Di confessioni. Di atti della magistratura. Di sentenze, ai danni di Previti. Tutti indicatori di una verità, che Lucarelli chiamerebbe la verità storica o morale, che i giudici non sono mai riusciti ad accertare, vuoi per la prescrizione dei reati, vuoi per le leggi ad personam, vuoi perchè il personaggio in questione è estremamente accorto nelle sue manovre.
Sembra di essere in una di quelle trame della P2, dove da ogni parte arrivano spifferi, che gridano al golpe, al complotto, al piano di rinascita democratica. E Berlusconi, cosa c’entra? Possedeva la tessera 1816. Cito, a titolo di esempio, la Cisalpina Overseas Nassau Bank, con cui la famiglia Berlusconi ebbe rapporti agli albori della carriera imprenditoriale di Silvio. Nel consiglio di amministrazione figuravano i massoni Gelli, Calvi, Sindona. La stessa banca è stata indicata da Sindona e altri pentiti come responsabile del riciclaggio di denaro sporco di provenienza mafiosa.
Non è tuttora stato possibile stabilire quali siano le fonti degli ingenti capitali di cui disponeva il giovane Berlusconi, poichè, quando fu interrogato in merito dal pm Ingroia, si avvalse della facoltà di non rispondere.
Questi intrallazzi ad inizio carriera gettano nuova luce sulle indagini successive, riguardo ai legami tra Cosa nostra e Dell’Utri, e tra Mangano ed il suo datore di lavoro Berlusconi.
Qui mi fermo, perchè ci sarebbe da riempire pagine e pagine con i fascicoli riguardanti Sivlio.

Da pochi esempi, si può facilmente intuire cosa disturbava Montanelli della figura di Berlusconi. Chissà cosa direbbe oggi, quando egli è il capo della destra italiana, quella che secondo il giornalista avrebbe dovuto essere garante dell’ordine, della legalità nel nostro paese. Ed il fatto più grave è che molti tra i più giovani, me compreso, che non hanno avuto esperienza di un altro clima politico, possano essere convinti che la destra italiana sia solo questa. Nessuno parla, nessuno fa domande; eppure ci dovrebbero essere gravi capi d’imputazione su Berlusconi, proprio a partire dall’opinione pubblica. Invece voci come quella di Travaglio vengono sentite con la stessa predisposizione che si adotta verso i giornali scandalistici, quelli dove si parla di alieni e di Elvis che ha sparato a Kennedy a Dallas.

Infine, pubblico per intero l’intervista di Borsellino, uno dei più importanti giudici impegnati nella lotta anti-mafia, rilasciata quattro giorni prima della strage di Capaci, e due mesi prima dell’attentato in cui perse la vita. E’ un pezzo di storia, che pochi conoscono, seppellito negli archivi Rai.
Come disse Travaglio nella trasmissione di Luttazzi prima che silurassero il comico, dichiarazioni come queste oggi fanno una certa impressione. Perchè sono le ultime parole di una persona che ha pagato con la vita per le sue azioni, le sue opinioni, le sue parole. Volete l’ultima prova del mio ragionamento iniziale? Se Borsellino fosse un giudice qualunque, ed oggi rilasciasse una simile intervista, sarebbe additato come una delle famigerate "toghe rosse". Invece votata il Movimento Sociale. Che, ricordiamolo, fu sempre impegnato nella lotta alla mafia in Sicilia.

Borsellino
Sì, Vittorio Mangano l’ho conosciuto anche in periodo antecedente al maxi-processo e precisamente negli anni fra il 1975 e il 1980, e ricordo di aver istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane. Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come "uomo d’onore" appartenente a Cosa Nostra.

Giornalista
"Uomo d’onore" di che famiglia?

Borsellino
L’uomo d’onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia della quale originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che Vittorio Mangano, ma questo già risultava dal procedimento precedente che avevo istruito io e risultava altresì da un procedimento cosiddetto procedimento Spatola, che Falcone aveva istruito negli anni immediatamente precedenti al maxi-processo, che Vittorio Mangano risiedeva abitualmente a Milano, città da dove come risultò da numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un terminale del traffico di droga, di traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane.

Giornalista
E questo Mangano Vittorio faceva traffico di droga a Milano?

Borsellino
Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti risulta l’interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo, nel corso della quale lui, conversando con un altro personaggio mafioso delle famiglie palermitane, preannuncia o tratta l’arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente, secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche, come magliette o cavalli.

Giornalista
Comunque lei in quanto esperto, può dire che quando Mangano parla di cavalli al telefono, vuol dire droga.

Borsellino
Si, tra l’altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga, è una tesi che fu avanzata alla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta al dibattimento, tanto è che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi processo per traffico di droga.

Giornalista
Dell’Utri non c’entra in questa storia?

Borsellino
Dell’Utri non è stato imputato del maxi processo per quanto io ne ricordi, so che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano.

Giornalista
A Palermo?

Borsellino
Sì, credo che ci sia un’indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari.

Giornalista
Marcello Dell’Utri o Alberto Dell’Utri?

Borsellino
Non ne conosco i particolari, potrei consultare avendo preso qualche appunto, cioè si parla di Dell’Utri Marcello e Alberto, di entrambi.

Giornalista
I fratelli

Borsellino
Sì.

Giornalista
Quelli della Publitalia?

Borsellino
Sì.

Giornalista
Perché c’è nell’inchiesta della San Valentino, un’intercettazione fra lui e Marcello Dell’Utri in cui si parla di cavalli.

Borsellino
Beh, nella conversazione inserita nel maxi-processo, si parla di cavalli da consegnare in albergo, quindi non credo potesse trattarsi effettivamente di cavalli, se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo o comunque al maneggio, non certamente dentro l’albergo.

Giornalista
C’è un socio di Marcello Dell’Utri, tale Filippo Rapisarda che dice che questo Dell’Utri gli è stato presentato da uno della famiglia di Stefano Bontade.

Borsellino
Palermo è la città della Sicilia dove le famiglie mafiose erano più numerose, si è parlato addirittura in un certo periodo almeno di duemila uomini d’onore con famiglie numerosissime, la famiglia di Stefano Bontade sembra che in un certo periodo ne contasse almeno 200, si trattava comunque di famiglie appartenenti a una unica organizzazione, cioè Cosa Nostra, i cui membri in gran parte si conoscevano tutti, e quindi è presumibile che questo Rapisarda riferisca una circostanza vera.

Giornalista
Lei di Rapisarda ne ha sentito parlare?

Borsellino
So dell’esistenza di Rapisarda, ma non me ne sono mai occupato pesonalmente.

Giornalista
Perché quanto pare, Rapisarda, Dell’Utri, erano in affari con Ciancimino, tramite un tale Alamia.

Borsellino
Che Alamia fosse in affari con Ciancimino è una circostanza da me conosciuta e che credo risulti anche da qualche processo che si è già celebrato. Per quanto riguarda Rapisarda e Dell’Utri, non so fornirle particolari indicazioni, trattandosi ripeto sempre di indagini di cui non mi sono occupato personalmente.

Giornalista
Non le sembra strano che certi personaggi, grossi industriali come Berlusconi, Dell’Utri, siano collegati a uomini d’onore tipo Vittorio Mangano?

Borsellino
All’inizio degli anni Settanta, Cosa Nostra cominciò a diventare un’impresa anch’essa, un’impresa nel senso che attraverso l’inserimento sempre più notevole, che a un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali, dei quali naturalmente cercò lo sbocco, perché questi capitali in parte venivano esportati o depositati all’estero e allora così si spiega la vicinanza tra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali.

Giornalista
Lei mi dice che è normale che Cosa Nostra si interessi a Berlusconi?

Borsellino
è normale che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerchi gli strumenti per poter impiegare questo denaro, sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro.

Giornalista
Mangano era un pesce pilota?

Borsellino
Sì, guardi le posso dire che era uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel nord Italia.

Giornalista
Si dice che abbia lavorato per Berlusconi?

Borsellino
Non le saprei dire in proposito o anche se le debbo far presente che come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo, so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito. Non conosco quali atti siano ormai conosciuti, ostensibili e quali debbano rimanere segreti. Questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi, è una vicenda che la ricordi o non la ricordi, comunque è una vicenda che non mi appartiene, non sono io il magistrato che se ne occupa quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla.

Giornalista
C’è un’inchiesta ancora aperta?

Borsellino
So che c’è un’inchiesta ancora aperta.

Giornalista (in francese)
Su Mangano e Berlusconi a Palermo?

Borsellino
Sì.

Su http://www.societàcivile.it trovate il decreto d’archiviazione del 3 maggio 2002 del gip di Caltanissetta per le stragi Falcone e Borsellino dopo le indagini su Berlusconi (Alfa) e Dell’Utri (Beta).E’ un documento interessante, ed inquietante. Come si legge nella home del sito, societacivile.it  fa parte del fantomatico
«network telematico di delegittimazione» oggetto dei dossieraggi del Sismi di Nicolò Pollari e Pio Pompa dal 2001.

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