Archive for ottobre, 2007


Lo diceva anche Bertrand Russell:”vi sono state troppe soluzioni eroiche in filosofia; un lavoro minuzioso è stato troppo spesso negletto”. La mia sensazione, davanti ad asceti, deterministi e superomismi, è che in tale presunzione sia stata spesa una buona parte del pensiero filosofico lungo i secoli. Gli ‘eroi’ della filosofia credono, per dirla ancora con Russell, “che sia dovere di ogni filosofo risolvere qualsiasi problema da sé”. Quando l’ambizione è nientemeno che spiegare l’ordine (od il disordine) delle cose, può succedere che ci si concentri troppo sull’edificio, sulla visione ‘viscerale ed istintiva’, soffermandosi solo di passaggio sulle fondamenta, premesse fondamentali di tale costrutto. Questo modo di procedere, per analogia, può essere paragonato all’entimèma, il sillogismo che parte da premessa fallace.

In molti ‘continentali’ (non faccio nomi, perché vorrei tenere il discorso sul metodo e non sui contenuti) è diffuso tale errore: se le “fondamenta” dell’edificio filosofico sono le parole che usiamo a descriverlo, allora essi passano sopra con troppa facilità ai problemi del linguaggio. Mi sento di condividere Wittgenstein: la maggior parte dei problemi della filosofia si sono generati perché si fa un uso confuso dei termini per indicare determinati oggetti, come quelli della metafisica, dell’etica e dell’estetica, di cui fatichiamo a trovare un corrispondente nella realtà.

Qual è allora la soluzione? Che presunzione avrei ad indicarne! Un errore grande almeno quanto quelli sopra descritti. Piuttosto vorrei segnalare un diverso approccio, che mi piacerebbe indicare come “onesto”. Onestà nei confronti delle cose di cui parliamo, e delle parole che offriamo agli altri.

Per molti l’analisi linguistica può apparire sterile, solo una parte del problema filosofico. Verissimo: trattasi però della parte fondante, perché del linguaggio non possiamo fare a meno. Ed in nome dell’onestà di cui prima si accennava, non possiamo fare a meno neanche della formalizzazione, cioè di strutture ordinate. Eliminare le ambiguità di significato, o quantomeno limitarle e segnalarle: come in un’espressione matematica, nulla dovrebbe essere fuori posto, nulla dovrebbe essere lasciato al caso.

Nella mia visione, questa analitica è la più dolce delle vie filosofiche. Se, come dice Kant, siamo naturalmente inclini a sognare la metafisica, coniughiamo tali pulsioni con un’altrettanto ostinata inclinazione al metodo. Altrimenti si corre il rischio di vagare di filosofo in filosofo, al solo fine di sostituire una teologia con un’altra. Messa così, anche il “sicario della verità” Schopenhauer viene ridotto alla stregua di un millantatore che fa chiacchiere da bar.

Uno pseudo-trasloco, per quanto pseudo, è una cosa seria. Motivo per cui non ho avuto molto tempo per aggiornare questo spazio, e non prometto niente nell’immediato futuro. Diciamo che, se l’ispirazione ed un internet point si troveranno nella medesima coincidenza astrale, potrrei finalmente scrivere qualcosa di nuovo su negativeland. Ma, per ora, non so quando questo accadrà.
Come si suol dire…pubblicità! Ma rimanete sintonizzati!