Archive for gennaio, 2008


Spessevolte, tra ”compagni”, ci si è chiesto per quale ragione bisogna considerare il governo Prodi appena caduto come un governo migliore di tanti altri che sono venuti. Ho trovato una notizia ansa di oggi che esprime perfettamente il mio punto di vista:

   

2008-01-30 13.22
Almunia, avanti con politca Prodi
Ottimi risultati deficit- gettito in gestione Padoa- Schioppa

(ANSA) – BRUXELLES , 30 GEN – ‘Mi auguro che in Italia si vada avanti con le politiche lodevoli seguite sinora da Prodi e Padoa-Schioppa’: lo dice Joaquin Almunia. ‘La situazione in Italia attraversa un momento difficilissimo non posso pronunciarmi sulla situazione interna ma spero in una soluzione rapida che incoraggi le buone tendenze degli ultimi anni. Le politiche di Padoa-Schioppa hanno dato ottimi risultati nella riduzione dei deficit eccessivi e nell’ottenimento di gettito per finanziare la spesa pubblica’.

Credo che sotto il profilo economico questo governo abbia ottenuto risultati che hanno quasi del miracoloso, se contiamo gli ostacoli che ha incontrato sul proprio cammino, nonchè la situazione disastrata che aveva lasciato il governo precedente.
Il problema semmai è stata la comunicazione con la base degli elettori, che hanno posto invece il risalto sulla timidezza del governo Prodi su altri punti dell’agenda: quelli riguardanti la sfera del sociale, dei diritti civili. Emblematico è il caso della legge sulle coppie di fatto, naufragata e diventata utopia per almeno altri dieci anni.
Ma forse molti sono perfettamente consapevoli del grande risultato economico ottenuto: è che semplicemente non gliene importa niente. Perchè il bilancio dell’Italia non è certo quello che fanno nelle loro tasche. E sappiamo tutti quanto poco senso della cosa pubblica agiti le coscienze dei nostri connazionali.
In definitiva, credo che Prodi abbia fatto qualcosa di più del nulla. Ha fatto forse tutto quello che era possibile fare, visto la maggioranza litigiosa e risicata che le urne gli hanno consegnato. E credo che nel futuro prossimo le cose andranno molto peggio.

Come recita una vignetta di Vauro, Prodi ha lasciato e Berlusconi non è ancora tornato: godiamoci questo magico momento.

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Nel libro di Lee Smolin "L’universo senza stringhe" si legge un’interessante spunto di dibattito: la ricerca fisica sarebbe ferma agli anni ’80, cioè alla formulazione (o sarebbe meglio dire Proliferazione) delle diverse teorie delle Stringhe. L’autore si interroga, prima di entrare nel merito, sui motivi che hanno sospinto tale modello fisico tanto in alto nella considerazione degli accademici. Motivazioni che sono più spesso dettate dalle convinzioni personali e dalle circostanze emotive, piuttosto che da risultati d’osservazione.
Le circostanze emotive di cui parlo sarebbero il desiderio di una unificazione della relatività e della fisica delle particelle, del grande e del piccolo; un modello che spieghi con lo stesso lessico la gravità e i comportamenti dell’atomo.
La scelta di ‘puntare’ tutto sulla teoria delle Stringhe ha le sue ragioni. Il fascino indiscutibile dell’idea (tanto da scomodare la letteratura e la poesia), l’eleganza e la semplicità (apparente) dei suoi fondamenti. Dagli anni ’80 in poi, le crescenti attenzioni riservate agli stringhisti  hanno comportato la sottrazione di energie (leggasi assegnazione di finanziamenti e premi) alle altre correnti di pensiero.
La teoria, denuncia Smolin, è diventata quasi un miraggio: la grande speranza della fisica, che tuttavia continua a sfuggire alla presa della verifica sperimentale; già, perchè il principale problema delle stringhe è proprio questo: le congetturiamo, ma siamo in estrema difficoltà nel rapportare tale modello con ciò che effettivamente possiamo osservare nella realtà.

IL metodo sperimentale, si usa dire, contraddistingue la Scienza dalla fede. Tuttavia, c’è una ben più sottile distinzione che voglio fare.
Senza il metodo sperimentale, ben poca differenza ci sarebbe tra la fisica e una qualsiasi altra ontologia.
Difatti, la grande maggioranza delle ontologie non fisiche (quindi, ad esempio, della filosofia) sono platoniste. Ciò significa che reificano oggetti astratti, quali ad esempio gli insiemi, le classi di insiemi, e le idee nella concezione platonica originaria. A questo modo di pensiero si oppone la corrente minoritaria nominalista, che suppone un solo grado di scarto tra linguaggio e mondo. Ogni oggetto del mondo ha un suo corrispondente (è denotato) nel primo livello del linguaggio, mentre ciò che sta ai livelli successivi di linguaggio (ad esempio le classi di insiemi) non ha relazioni se non con altri elementi linguistici. Quindi, si tratta di una modellizzazione più attenta a prendersi certi "impegni ontologici" (Quine), rispetto alle ontologie platoniste. Tutto ciò è, ovviamente, molto semplificato. Il dibattito tra nominalismo e platonismo, che presentano al loro interno varie sotto-correnti di pensiero, meriterebbe ben altro approfondimento.

Per tornare a qualche riga fa, dicevo che anche la Fisica è una ontologia. Cioè, tenta un discorso intorno alle cose che ci sono nel mondo. La mia convinzione è che la principale differenza tra fisica e ontologie filosofiche sta proprio nella verifica sperimentale; la scienza nasce come osservazione dei fenomeni, ed il legame tra teoria e verifica si è mantenuto molto saldo nel tempo, più saldo che nella speculazione filosofica (che pur partiva dalla stessa analisi della realtà – nei cosiddetti presocratici, filosofia e fisica andavano a coincidere). La fisica dei primordi nasce dunque da considerazioni di carattere sopratutto induttivo. Dall’analogia di comportamento tra i diversi fenomeni, ricavo la considerazione generale.
Con il progredire della scienza, si è arrivati all’inzio del ‘900 a confrontarsi con problemi di osservazione. Infatti, la relatività e la meccanica quantistica prendono in considerazione aspetti della realtà di cui i nostri sensi hanno conoscenza limitata; proprio per questa ragione siamo arrivati a considerare per ultimi questi modelli. Partiti dall’osservazione delle cose più evidenti, siamo giunti all’enormemente piccolo, all’enormemente veloce, e così via.
La teoria delle stringhe porta questa difficoltà di osservazione alle estreme conseguenze: tanto che neanche esperimenti indiretti sembrano dare risultati coerenti in proposito. Si è arrivati al punto in cui la teoria ha sorpassato la tecnologia, quando questa è messa a disposizione dell’osservazione dei fenomeni. Proprio su tale difficoltà si fonda il parziale scetticismo di Smolin nei confronti delle Stringhe.

Ma quali sono i timori più viscerali, le conseguenze più nefaste della perdita della controprova sperimentale?
Si ritorna al discorso ontologico. Il problema è proprio nel rapporto tra linguaggio e realtà, in questo caso tra teoria e realtà. Se sottraiamo il metodo scientifico alla fisica, essa si riconverte ad un’ontologia, non meno speculativa di altri sistemi platonisti, con il costante rischio di popolare la realtà di enti astratti a cui abbiamo incautamente riconosciuto uno statuto di esistenza.
In chiusura voglio riportare una massima che mi dicono tramandata dal prof.Enzo Melandri di Bologna: più potenziamo la realtà, meno abbiamo bisogno dall’altra parte di un linguaggio complesso; più arricchiamo il linguaggio, e più semplificata sarà la realtà che disegneremo nel mondo.
Pertanto, uno spunto interessante sarebbe riconsiderare i rapporti di forza tra linguaggio e mondo: i rapporti di equilibrio tra ciò che è astratto, ciò che è reale, e ciò che è linguaggio.

-Nella foto: Stanislaw Lesniewski (1886 – 1939), importante esponente del nominalismo polacco
-Questa pagina presenterà, ne sono certo, imprecisioni nell’esposizione dei problemi fisici e filosofici, dal momento che sono appassionato ma non abbastanza profondo conoscitore della materia: pregherei chiunque ne rilevi di segnalarmelo.

E’ l’ora del narcisismo

Senza un motivo ho messo un po’ di foto sul presente sito. La qualità delle immagini è infima, perchè sono frames di un filmato fatto con la telecamera. Sono prevalentemente di gente che suona, perchè ne ho solo di questo genere.
Le eccezioni sono alcune istantanee dall’Ortensia, accogliente bar senese!

Alcune anteprime (ma altre meravigliose foto vi attendono nella colonna a destra, tra i media!)..

TheEndFondo2OrtensiaIopunk!

Notizia poco pubblicizzata

Times: “La Levi Prodi è un assalto geriatrico ai bloggers italiani”

“Assalto geriatrico ai bloggers italiani”: questo il titolo di un articolo del Times che commenta la Levi Prodi, ovvero la proposta di legge che, puntando a regolamentare in modo più severo l’editoria, ha finito per mettere in allarme ed in rivolta il mondo della rete. Sì, perché, se la Levi Prodi diventerà legge, chiunque voglia aprire un blog o un proprio sito internet dovrà obbligatoriamente iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione) e sottostare al controllo, alla burocrazia, alle sanzioni e alle tasse, perchè saranno considerate attività editoriali anche quelle esercitate senza scopo di lucro, come i blog….(leggi il resto)

E’ di oggi la notiza della protesta indetta alla Sapienza di Roma, quando giovedì il Papa verrà in visita all’inaugurazione dell’anno accademico.
L’epicentro della contestazione (e tutto ciò fa sorridere) è la facoltà di fisica; in nome dei loro ‘padri’, Giordano Bruno e Galileo, stanno cercando di coinvolgere studenti e professori in una protesta contro l’oscurantismo di questo pontificato. E non manca il folklore: sorgono icone dei suddetti scienziati, innalzati a freschi idoli al posto di stantii Che Guevara, e vengono organizzati ‘Pranzi anticlericali’, con tanto di dibatttito (no, il dibattito no) sui temi di conflitto tra scienza e religione. Presenti all’appello, ovviamente, anche gli slogan e gli striscioni: si va dallo scontato "la scienza è laica" a "Fra Giordano è bruciato, Galileo ha abiurato, noi resisteremo contro il papato". La chicca sarà la statua di Minerva, adottata dalla simbologia dei contestatori, ‘addobbata’ e circondata da stereo con musica reggea ‘a palla’.

Almeno visceralmente, non posso che guardare con favore e simpatia a tutto questo. E’ quasi un’operazione nostalgia: basta scambiare il 2008 per il ’77, ed ecco che Ratzinger diventa Lama ‘che non l’ama più nessuno’.

Occorre comunque ricordare che già Giovanni Paolo II andò in visita dentro le università, ed addirittura nella ‘tana del lupo’: nel 1989, in visita a Pisa, ricordò la grandezza di Galileo, e tutti ricordiamo ancora i ‘mea culpa’ che contraddistinsero il suo pontificato. Pertanto, la differenza tra Ratzinger ed il suo predecessore, se non altro nella cosiderazione di cui gode tra i laici, sta tutta nella diversa accoglienza che si prepara a Roma rispetto a Pisa.

Non starò ora ad elencare i punti del conflitto tra stato e chiesa. Mi limito a esprimere il mio pessimismo sul tanto paventato dialogo. Ritengo che la Chiesa, per sua impostazione, non ha interesse nel dialogo. Basta mettersi dalla loro angolatura: quale bisogno posso avere di altre opinioni, quando reputo la mia una verità di fede, incontrastabile, assoluta, superiore a tutte le altre? Nessun bisogno, infatti. E’ una posizione perfettamente condivisibile, basta mettersi dal loro punto di vista. E tutti i bei discorsi, sul dialogo tra laici e cattolici, sono semplicemente miopi, o ridicoli, o ipocriti che dir si voglia: servono a gettare acqua sul fuoco.
La realtà è che viviamo sospesi tra due poteri, quello del Vaticano e quello dello Stato italiano, che non possono non contrastarsi. Perchè la religione per sua definizione è invasiva, imposta, superiore ad ogni legge e credenza che non sia quella del proprio dio. Una religione con dimensione pubblica non può non intervenire nelle decisioni dello Stato, e dal suo punto di vista questo è un atteggiamento perfettamente condivisibile. Il gioco che si gioca da un secolo in Italia è quello della finta convivenza pacifica: so che mi colpirai alle spalle, ma rivelare la nostra incociliabilità significherebbe aprire una spaccatura nel paese.

Per tale motivo, ritengo si continui a convivere in modo insoddisfaciente per entrambe le parti. Perchè entrambe le posizioni non si accontano, e si ritengono insoddisfatte quando devono fare un passo indietro l’una nei confronti dell’altra.
Finchè lo Stato non diventa possesso completo del Vaticano, o finchè il potere Vaticano si affievolisce e si ritira nel privato, tale conflitto sarà insanabile. Con buona pace dei simpatici contestatori della Sapienza.

Risorse:
Lettera dei docenti contro la visita di Ratzinger
Articolo della Repubblica
Lama contestato a Roma e il movimento del ’77