E’ di oggi la notiza della protesta indetta alla Sapienza di Roma, quando giovedì il Papa verrà in visita all’inaugurazione dell’anno accademico.
L’epicentro della contestazione (e tutto ciò fa sorridere) è la facoltà di fisica; in nome dei loro ‘padri’, Giordano Bruno e Galileo, stanno cercando di coinvolgere studenti e professori in una protesta contro l’oscurantismo di questo pontificato. E non manca il folklore: sorgono icone dei suddetti scienziati, innalzati a freschi idoli al posto di stantii Che Guevara, e vengono organizzati ‘Pranzi anticlericali’, con tanto di dibatttito (no, il dibattito no) sui temi di conflitto tra scienza e religione. Presenti all’appello, ovviamente, anche gli slogan e gli striscioni: si va dallo scontato "la scienza è laica" a "Fra Giordano è bruciato, Galileo ha abiurato, noi resisteremo contro il papato". La chicca sarà la statua di Minerva, adottata dalla simbologia dei contestatori, ‘addobbata’ e circondata da stereo con musica reggea ‘a palla’.

Almeno visceralmente, non posso che guardare con favore e simpatia a tutto questo. E’ quasi un’operazione nostalgia: basta scambiare il 2008 per il ’77, ed ecco che Ratzinger diventa Lama ‘che non l’ama più nessuno’.

Occorre comunque ricordare che già Giovanni Paolo II andò in visita dentro le università, ed addirittura nella ‘tana del lupo’: nel 1989, in visita a Pisa, ricordò la grandezza di Galileo, e tutti ricordiamo ancora i ‘mea culpa’ che contraddistinsero il suo pontificato. Pertanto, la differenza tra Ratzinger ed il suo predecessore, se non altro nella cosiderazione di cui gode tra i laici, sta tutta nella diversa accoglienza che si prepara a Roma rispetto a Pisa.

Non starò ora ad elencare i punti del conflitto tra stato e chiesa. Mi limito a esprimere il mio pessimismo sul tanto paventato dialogo. Ritengo che la Chiesa, per sua impostazione, non ha interesse nel dialogo. Basta mettersi dalla loro angolatura: quale bisogno posso avere di altre opinioni, quando reputo la mia una verità di fede, incontrastabile, assoluta, superiore a tutte le altre? Nessun bisogno, infatti. E’ una posizione perfettamente condivisibile, basta mettersi dal loro punto di vista. E tutti i bei discorsi, sul dialogo tra laici e cattolici, sono semplicemente miopi, o ridicoli, o ipocriti che dir si voglia: servono a gettare acqua sul fuoco.
La realtà è che viviamo sospesi tra due poteri, quello del Vaticano e quello dello Stato italiano, che non possono non contrastarsi. Perchè la religione per sua definizione è invasiva, imposta, superiore ad ogni legge e credenza che non sia quella del proprio dio. Una religione con dimensione pubblica non può non intervenire nelle decisioni dello Stato, e dal suo punto di vista questo è un atteggiamento perfettamente condivisibile. Il gioco che si gioca da un secolo in Italia è quello della finta convivenza pacifica: so che mi colpirai alle spalle, ma rivelare la nostra incociliabilità significherebbe aprire una spaccatura nel paese.

Per tale motivo, ritengo si continui a convivere in modo insoddisfaciente per entrambe le parti. Perchè entrambe le posizioni non si accontano, e si ritengono insoddisfatte quando devono fare un passo indietro l’una nei confronti dell’altra.
Finchè lo Stato non diventa possesso completo del Vaticano, o finchè il potere Vaticano si affievolisce e si ritira nel privato, tale conflitto sarà insanabile. Con buona pace dei simpatici contestatori della Sapienza.

Risorse:
Lettera dei docenti contro la visita di Ratzinger
Articolo della Repubblica
Lama contestato a Roma e il movimento del ’77

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