Immagino che pochi fuori dalla Toscana conoscano la storia dell’aeroporto di Ampugnano. Si tratta di un progetto per l’ampliamento dello scalo aereo, nei dintorni di Siena. Chi è stato nella zona può capire come gli abitanti possano essere preoccupati per l’impatto ambientale che l’aeroporto avrà sulle meravigliose colline del posto. La storia di Ampugnano è simile a quella della TAV, di Pianura, e diversi altri posti dove esigenze di una nazione investono le condizioni di vita di una piccola comunità. Situazioni in cui c’è qualcosa di utile, che fa comodo a molti, ma nessuno vuole tenerselo in casa.
Come molte infanzie emiliane, anche la mia è stata contrassegnata da una certa pressione ideologica, che una comunità di un’unico e forte indirizzo politico esercita sugli individui che ci vivono. Nella regione dove c’è l’unico busto di Lenin dell’occidente (nella piazza di Cavriago, RE), vivono l’ideologia della cooperativa, il mito della resistenza, i circoli Arci ed, ovviamente, i proletari. Che nel frattempo il benesse ha trasformato in agiati intellettuali di sinistra.
Mi sono accorto solo a posteriori di come, nei miei anni di scuola dell’obbligo, sia stato spesso strumentalizzato. Il culmine del mio indottrinamento sono state le manifestazioni. Eventi organizzati da una sovrastruttura, che arruola peones tramite volantini. Su questi fogli, è disseminata tutta l’ideologia dell’ "essere contro", della protesta, della sinistra di governo ma soprattutto di lotta. Una chiamata alle armi a cui non potevi certo mancare. Mi colpisce ora sopratutto l’astrattezza di quei volantini, la volatilità delle loro posizioni. Sembrava quasi che, ogni volta che cambiava l’oggetto del contendere, le loro ragioni permeassero sempre identiche; non si prendevano la briga di cambiare neppure le espressioni. Si trattava di messaggi pre-impostati, slogan.
Ed il riscontro lo avevi proprio alla manifestazione: pochi sapevano realmente per cosa si stesse manifestando. Era difficile reperire dati, documenti, e anche quando si potevi si era troppo pigri per farlo. Faceva molto più comodo lottare contro entità lontane, essenze intelleggibili: "la riforma Moratti", "La pace", "il sistema"…il peccato dell’astrazione che si ripete, simile, da più di un secolo, da quando si ‘cominciò a scambiare il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin’. E’ il rischio che si corre quando tutti coloro che sono d’accordo si trovano in uno stesso posto: cominciano ad adorare un vitello dorato, fanno squadra, e si omologano anche nella diversità. Succedeva con i Capelloni secondo Pasolini, e succede tutt’ora negli ambienti della sinistra giovanile. L’opinione che diventa stile, e diventa fedeltà.

Non fraintendetemi: spesso c’è veramente una giusta causa in gioco. Ma questo lo sanno (forse) gli organizzatori, i capi di partito, e non certo i peones. Sui volantini non c’è tutto questo spazio per spiegare le cose per bene.
Quando ci muoviamo per un qualche riflesso incondizionato, quando è il partito che pensa per te, significa che la tua protesta non è un moto dell’animo, ma un atto di fedeltà all’idea. Quando tale impulso arriva da altri, è probabile che l’idea a cui sei fedele è solo una bella veste per motivi ben più materiali e opportunistici. Ma non occorre per forza pensar male: il punto non è questo. Il punto è il brancolamento nel buio, il pericolo è quello di essere ‘fedeli alla linea, anche se la linea non c’è’.

Dopo questo interessantissimo e pindarico aneddoto di vita vissuta, riallacciamoci alla storia dell’aeroporto. Anche in questo caso, il motore della sinistra di lotta si è mosso contro, organizzando una protesta che racchiude in sè molte giuste ragioni. Tuttavia, alla luce di quella che è stata la mia esperienza, non posso che nutrire riserve. Le articolo in due punti.

Il primo punto è prettamente psicologico. Vedo ragazzi che parlano come una grida bolscevica, marionette plagiate di un ingranaggio mosso da altri. Che ricevono e distribuiscono volantini, che sono contro perchè chi è di sinistra è contro, punto e basta. Che non si permettono dubbi perchè gli altri non sembrano averne, ed alcuni perchè in fondo non gliene frega più di tanto dello stramaledetto areoporto di Ampugnano. Vedo quell’atteggiamento fideistico e vagamente ottuso che non ha rispetto della propria opinione e dei dubbi che questa può alimentare.

Il secondo punto riguarda invece il sempre difficile rapporto tra ragion di stato e ragion di borgo. So come tutti che a Siena (di più, ma non tanto diversamente che nel resto d’Italia) la seconda prevale sulla prima. Sono fieramente fermi al medioevo, ci mancherebbe altro. Infatti, alcune prese di posizione contro l’areoporto sono sintomo di un atteggiamento conservatore, luddista ed anti-teconologico. L’Italia è un paese con grandi problemi di trasporto, sopratutto quello pubblico. E i paeselli investiti dai progetti per migliorare la situazione spesso additano al vicino, intimano la costruzione di spostarsi un po’ più in là. Ma se nessuno collabora, l’immobilismo non può che perdurare. Non ha senso muoversi contro il nuovo, quando il resto del mondo compie passi in avanti che sono tre-quattro volte più lunghi dei nostri. Rendiamoci conto, avremo presto tra le file del governo un partito, la Lega, che predica la frammentazione dell’Italia. Nel 2008. Quando mai abbiamo visto un paese che si muove all’indietro, anzichè andare avanti?
E’ un attteggiamento miope. Ad Ampugnano, capisco le ragioni degli ambientalisti, ma non posso credere che nel resto del mondo non ci siano gli stessi problemi, e non si sia comunque trovato un compromesso che salvaguardasse l’ambiente, in nome di un più impellente interesse comune. I mediatori più saggi non sono quelli intransigenti, ma quelli che sanno che solo facendo un passo avanti verso l’avversario avranno più probabilità di rendere significative le proprie ragioni.

I due punti sono tra di loro collegati. Perchè chi non vuole l’aeroporto, non so se per interessi nobili o meno, fomenta la rivolta tramite una propaganda allarmistica, disseminata di "potrebbe" (mi hanno detto che potrebbe avvelenare le falde acquifere!), dati vaghi e slogan da chiamata alle armi.
Io non sono a prescindere contro o a favore di questo progetto. Tuttavia, gradirei non lo fossero a prescindere neanche gli altri, sopratutto gli ingranaggi più bassi ed inconsapevoli di tutta la rete della protesta.
Più si è informati, meno si è costretti a riporre la propria fiducia in coloro che devono per necessità tirare acqua al proprio mulino. Me compreso: ho scritto tante cose, ma non vi ho dato nessun dato oggettivo per sostenere che io abbia ragione.

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