"L’unico consiglio che mi sento di dare ai giovani è questo: combattere per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che si ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio"*

Ci sono momenti nella vita di un universitario in cui ci si accorge di una evidenza: se avessi fatto meno, sarebbe stato uguale.
All’esame avrei preso lo stesso voto: se avessi studiato un po’ di meno, se avessi ricontrollato meno ciò che ho scritto, se avessi tirato via alcuni dettagli (luoghi affascinanti perchè estremamente affollati: nei dettagli c’è Dio, ma anche il Diavolo), se insomma avessi preso tutto con meno impegno.
Certo, sono momenti di passaggio. Perchè poi si procede come al solito, per amor della materia. Ma resta la convinzione che ci sia un’immensa gamma di volontà e dedizione che non possono trasparire da un registro o da un libretto (e succede anche nel caso opposto: quando arriva il 30 senza impegno).
Ciò nonostante, credo che fare le cose per bene sia una delle azioni che, nel nostro piccolo, ci dà più soddisfazione. E credo anche che ci siano modi di evadere la frustrazione di cui sopra.

Realizzare progetti modellati su se stessi. Proporsi agli altri in mansioni, come scrivere un libro, dipingere un quadro, fare un film, che sono imbevute della personalità del loro autore, e non possono assolutamente passare per belle se il loro autore è mediocre.
L’autonomia (lo spettro illimitato di possibilità), il lavoro indipendente è una sfida a sè stessi: rappresenta la riprova del nostro valore. Rischia di evidenziare la nostra mediocrità, ma anche di mostrare la nostra straordinarietà.
Se pensate di essere sufficientemente straordinari, mettersi alla prova è il modo migliore per decidere. E non indugiare, sospesi nel limbo delle scelte rimandate.
A questo gioco non si bara. Il genio esiste nella misura in cui sa comunicare la propria genialità agli altri. Chi si pensa taleuntuoso, ma non riesce a trasmettersi agli altri, e dice di essere incompreso, in realtà è un mediocre. L’empatia, la traccia lasciata nelle altre persone segna la differenza tra le persone straordinarie e non. Se non si ha successo, se insistere non paga, si è comunque avuto verifica dei propri limiti. Giunti sfiniti e stremati ad un bel niente, si è guadagnato qualcosa si prezioso: una migliore conoscenza di sè stessi, un nuovo punto di partenza.

E non si pensi che esistano solo vie artistiche per esprimere ciò: ogni campo dell’azione aspetta solo la propria rivoluzione. Rivoluzionate l’ingegneria, e sarete ancora più rivoluzionari degli artisti (tanto l’arte di sedicenti rivoluzioni ne vede tutti i giorni). Spesso le idee nascono dalle analogie. Magari siete l’unica persona al mondo che conosce contemporaneamente Clairvius Narcisse e Michele Sindona. Esiste chi conosce l’uno, chi conosce l’altro, ma solo voi entrambi. Fate la vostra analogia (un P2ista zombie?) e avrete la vostra rivoluzione.

Certo, non pretendo di insegnare niente a nessuno. Credo che ognuno abbia una propria idea di come ‘conoscere se stesso’, cioè di trovare il proprio spazio nel mondo ed emergere dal lungo fiume delle persone che ci sono nate e vissute. Esistono modi di realizzarsi che non passano necessariamente attraverso la fama.
Tuttavia, credo, bisogna finchè si è giovani torcere al massimo sè stessi, verificare i propri limiti, sgomitare e sorprendere finchè ci si illude di poter essere più speciali degli altri.
Se poi questo non accade, pazienza. Esistono vite modeste ma oneste. Anche la viticoltura può rendere felici.

*I.Montanelli
Annunci