Ultimo appuntamento con i ‘misteri d’Italia’, dedicato agli anni ’80 e ’90: dalla P2 alla caduta della "democrazia dei partiti". Se avete qualche commento, qualche precisazione, o pernacchia da farmi, è molto gradito. Grazie e buona lettura.

 

La P2 ed il ‘salto di qualità’ (1975-1981)

Quello che accade dopo Piazza Della Loggia viene chiamato da Biscione il “cambio di spalla del fucile”. L’estremismo di destra appare ‘bruciato’ (se già non lo era dal ’69, seguendo Bellini), e le strategie del sommerso nel quinquennio ’69-’74 un sostanziale fallimento (secondo il giudizio dell’autore), poiché non avevano portato ad un governo autoritario del paese. Al contrario, il PCI avanza nelle elezioni del 1975. È in questi anni che compie la sua ascesa il terrorismo rosso, culminante nel sequestro Moro (1978).

A differenza del terrorismo nero, i cui legami con i servizi sono conclamati, più problematico è definire il rapporto dell’eversione di estrema sinistra con l’apparato statale. È possibile che si intreccino dinamiche, anche internazionali, estranee al nostro discorso, o comunque difficili da decifrare senza cadere nel complottismo a tutti i costi. L’unica posizione sostenibile con una certa accortezza riguarda l’impunità con cui viene permesso alle Brigate Rosse di ricostituirsi dopo l’arresto dei fondatori a metà degli anni ’70; inoltre, si può anche affermare che il clamore suscitato dal terrorismo rosso fa il gioco delle destre, in quanto spaventa l’opinione pubblica e crea le condizioni favorevoli ad un governo autoritario.

A sostegno di collusioni più profonde tra sommerso e terrorismo rosso, disponiamo solo delle sibilline parole di Miceli in tribunale nel 1974 (“Ora non sentirete più parlare del terrorismo nero, sentirete parlare soltanto di quegli altri”).

Comunque sia, il 1975 non segna solo la fine della fase storica della strategia della tensione, ma è anche l’anno in cui Licio Gelli diventa maestro venerabile della Loggia P2. È questo un passaggio particolarmente significativo per il sommerso: l’evoluzione dei suoi intrecci, la raffinazione delle sue strategie lasciano intravedere un salto di qualità decisivo.

Per meglio comprendere lo scarto, occorre analizzare come cambiano i connotati tipici del sommerso; in che direzione vanno quelle traiettorie (il ruolo della violenza, l’extraistituzionalità) in precedenza evidenziate.

La massoneria rappresenta un luogo delle decisioni totalmente esterno all’alveo istituzionale; con il ‘comitato d’affari’ gestore dello stato, teorizzato nel Piano di rinascita democratica, si completa quella cessione di sovranità cominciata con la sovraesposizione del potere militare, la guadagnata autonomia dei servizi segreti, sfociata infine nel ricatto stragista del terrorismo nero.

C’è tuttavia una prima forte discontinuità, riguardante il ruolo della violenza. Decade l’azione clamorosa su larga scala, che aveva caratterizzato lo stragismo neofascista. Lo spettro del golpe, agitato con insistenza all’inizio degli anni settanta (dove si registrano svariati e spesso velleitari tentativi), fa l’ultima, fugace apparizione nello Schema di massima per un risanamento generale del paese, presentato da Gelli e Salvini al capo dello Stato Leone. Le tentazioni totalitarie si sono già molto attenuate nel successivo, e ben più complesso e articolato, Piano di Rinascita democratica (1975-76). In esso emerge una nuova strategia, assai più raffinata, che intende appropriarsi del potere in modo graduale e senza traumi apparenti.

È un disegno che non mira al semplice rovesciamento del sistema, oppure all’abbattimento del PCI. Piuttosto, in ottica più ampia, si propone un deciso superamento della democrazia dei partiti. Intende ricostruire lo stato attorno ad un ristretto club di imprenditori, liberali, pubblici amministratori, nonché “pochissimi uomini politici”, che formi un governo parallelo ed extraistituzionale, nel quale concentrare la gestione del potere.

Il progetto dà voce ad una insofferenza ‘storica’ della borghesia economica liberale per le strutture statali ed i tentativi di regolamentare l’iniziativa privata (che avevano visto una storica ‘sconfitta’ nella stagione del centro-sinistra ‘60-‘64). In particolare, mira a valorizzare realtà imprenditoriali emerse nel frattempo, ignorate e scorporate da una realtà politica bloccata, rimasta invariata dal dopoguerra. Movimenti che guadagneranno a posteriori una loro cifra significativa (la formazione della Lega Nord di Bossi), in particolar modo nel nord-est, in contemporanea al rapido declino del movimento operaio.

Nonostante i progetti di ampio respiro, il modo di procedere della Loggia sa coniugare i nuovi ambiti di interesse ed antiche convergenze. Il perpetuarsi di sodalizi consolidati trova un esempio nell’affiliazione alla P2 degli alti gradi militari, nonché di una buona rappresentanza dei servizi segreti.

D’altro canto, il raggio d’azione della P2 è tale da permettere convergenze tra aree molto diverse tra loro, prima impensabili. È il caso ad esempio del sistema di Michele Sindona, di Roberto Calvi ed il banco Ambrosiano, e della penetrazione nel gruppo editoriale RCS: eventi che ridisegnano l’economia e gli equilibri di potere nel paese, ma che per poter essere realizzati necessitano di un numero ingente di risorse, nonché di uomini della massoneria collocati pressoché ovunque nei ruoli chiave delle istituzioni e nell’imprenditoria.

La struttura della Loggia è omnipervasiva: la vastità e la diversità degli ambiti in cui si muove rendono difficile anche solo pensare ad un filo unitario che tenga insieme l’intera gamma di operazioni. Il denominatore comune di tutte queste iniziative è il richiamo ad uno spregiudicato e “democratico riconoscimento del diritto all’eversione” (così lo definisce Biscione), che si legittima ad agire fuori dall’ambito istituzionale e della legalità, rispondendo unicamente a logiche interne alla cerchia degli affiliati.  

Se vogliamo, la P2 rappresenta un punto d’arrivo per il sommerso. Si tratta di un modello strutturato che consente a componenti le più disparate della società di avere un dialogo politico e decidere una strategia comune. È una poderosa coniugazione di stato ed antistato, che svuota dall’interno le istituzioni facendo leva sul logorio delle loro stesse strutture. Si tratta della prima vera riaggregazione di strati sociali esclusi dalla democrazia antifascista, fondata sulle logiche corporative e la privatizzazione del potere statale.

Emerge con chiarezza quel sommerso che la democrazia antifascista legittimata dai grandi partiti aveva contenuto, ma non certo dissolto.

Dagli anni ottanta alla seconda repubblica: l’ascesa della nuova destra

Gli anni ottanta sono contrassegnati da una democrazia bloccata, frutto del fallimento del compromesso storico. Il passaggio al decennio successivo è segnato da un vero e proprio cataclisma (la dissoluzione dell’Unione sovietica, tangentopoli, i movimenti referendari), che sancisce la dissoluzione dei partiti della Prima Repubblica, e con loro di quel collante antifascista che aveva accompagnato la nascita della Costituzione.

Si avvia una fase di ridefinizione degli equilibri politici che forse non si può tutt’ora considerata compiuta. Su eventi così recenti, Biscione rileva la scarsa efficacia del suo metodo di indagine. Il sommerso infatti può essere descritto in presenza di un sostrato stabile e istituzionale in relazione al quale esso agisce. Il presente invece è soggetto a movimenti convulsi che generano comportamenti anomali. In queste condizioni, è difficile distinguere ciò che è sommerso da ciò che è istituzionale.

Anche perché, nel frattempo, al vertice delle istituzioni è asceso un partito che richiama in sé notevoli elementi di assonanza con le caratteristiche finora evidenziate nelle forze sommerse. Se l’accostamento non è troppo ardito (ma è Biscione stesso a farlo intendere), quella Forza Italia che vince le elezioni del 1996 può essere vista come una versione aggiornata dell’uomo qualunque. Combaciano nel dichiarato anticomunismo, nella visione liberista dell’economia, nell’attenzione dedicata alla borghesia imprenditoriale. Nonché, per citare Biscione, nella “difesa più o meno esplicita di quel tanto di illecito o di illegale che caratterizza i rapporti tra industria, finanza e poteri occulti” (questo si formalizza soprattutto nella struttura P2).

Anche se grande parte dell’elettorato della DC è confluito a sostegno della  formazione di Berlusconi, nella sua azione politica si vede ben poco quell’accento sull’antifascismo che aveva contraddistinto i partiti uscenti dal CLN. Piuttosto, non si può non vedere una consonanza con la visione P2ista della società, e con i suoi propositi di superamento del vecchio modello di dialettica partitica.

Ma la scomparsa dei suddetti partiti ha creato le condizioni perché si inneschi un processo assolutamente inedito: la ‘emersione’ di quelle frange della società la cui esclusione dalle sedi del potere legale ha dato origine ai principali conflitti che hanno attraversato il paese nel dopoguerra.

Dunque, il “riassorbimento nella cultura istituzionale” rappresenta l’ultima evoluzione del sommerso. Una delle sfide principali per una classe politica che, orfana della cultura antifascista, stenta a trovare un accordo sui principi di reciproca legittimazione, e soprattutto su quei valori fondativi che dovrebbero costituire l’argine di difesa dello Stato democratico e delle sue istituzioni.

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