Archive for giugno, 2008


Oggi voglio raccontarvi una storia che mi ha colpito molto. Anzi due.

La prima è solo una leggenda, quella di Uskebasi. Un filosofo della mitologia ebraica vissuto (?) al tempo di Re Salomone. Egli era stato incaricato dal sovrano di interrogarsi sul grande quesito dell’umanità, quale sia il senso della vita, e fare ritorno solo nel caso avesse trovato delle risposte.
Uskebasi si ritirò a meditare su un’eremo dell’Anatolia centrale per trenta anni, senza proferire parola nè vedere altri esseri umani.
Ritornò alla corte di Re Salomone con un libro. I consiglieri esaminarono il manoscritto, e furono trovati suicidi. Il segreto che vi era scritto era così atroce che essi non avevano potuto sopportarlo. Il re, salomonicamente, decise che del significato della vita poteva anche fare a meno, e fece distruggere il libro.

La seconda è invece una storia vera, quella di Kevin Carter. Un fotografo sudafricano, vincitore del Pulitzer nel 1994, suicidatosi tre mesi dopo la consegna.
La sua storia è inevitabilmente legata alla sua fotografia più famosa, quella che gli valse il premio: ritrae una bambina sudanese in fin di vita per la fame, e poco distante un avvoltoio in attesa di potersi cibare della sua carcassa. Una scena crudele e cruenta, la cui vista non è facile da sostenere.
Ma quello che spinse Carter al suicidio fu forse una consapevolezza ulteriore, un rimorso inconfessabile: cosa fece il fotografo quel giorno, oltre a fermare la scena in uno scatto? Soccorse la bambina, scacciò l’avvoltoio? Oppure non fece nulla?
Si racconta che tornò il giorno seguente, e  trovò il cadavere martoriato dalle beccate. Ma la verità è che nessuno conosce con precisione come si svolsero i fatti: il diretto interessato, fino a pochi giorni dal suicidio, se interrogato, si diceva assolutamente poco orgoglioso di quella immagine, anzi di odiarla, ma preferiva non dire di più sulla vicenda.
Il 27 Luglio 1994 Kevin si suicidava con il tubo di scappamento della macchina. Nell’immaginario collettivo, passò alla storia come il fotografo ucciso dall’incontro con il Male assoluto, incapace di sopportare l’orrore che aveva ritratto.

A questo link, se davvero lo volete, potete vedere la foto responsabile della morte di Kevin Carter.

Ora voi sapete, conoscete l’atroce non-senso dell’esistenza.



Siete ancora vivi? 😉

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Da appassionato di leggende metropolitane, ci tengo a segnalare un sito molto interessante, che potrà soddisfare le vostre curiosità riguardo gli UFO, i misteri della scienza e della storia. L’autore (che ha convinzioni "particolari" sugli UFO, ma certo è molto informato e non è un imbroglione) ha raccolto minuziosamente una vasta gamma di notizie di fantapolitica, fantascienza, teorie del complotto. Una lettura divertente, a tratti inquietante, da fare sempre e comunque con l’occhio SCETTICO del visitatore curioso ma razionalista.
Riporto di seguito le tre storie a mio giudizio più curiose. Per approfondire, rimando ovviamente al sito.


Come si viaggia nel tempo.

1.John Titor, il viaggiatore del tempo

Il 2 novembre 2000, una persona che sceglie l’appellativo Timetravel_0 inizia a scrivere messaggi in vari forum di Internet dedicati ai viaggi nel tempo (fra cui Timetravelinstitute.com) e dichiara di essere un viaggiatore nel tempo proveniente dal 2036. Successivamente cambia appellativo e si fa chiamare John Titor, anche se a quanto pare si tratta di uno pseudonimo.
Titor dichiara di essere un soldato e di lavorare per un progetto governativo: è stato inviato dapprima nel 1975 per recuperare dal nonno, ingegnere dell’IBM a Rochester, un computer trasportabile IBM 5100, che a suo dire contiene funzioni non documentate che gli permettono di svolgere un’operazione vitale per il mondo del 2036: effettuare conversioni fra i vecchi sistemi IBM e UNIX e (secondo alcuni suoi interpreti) permettere così all’epoca di Titor di sopravvivere al collasso dei sistemi UNIX previsto per il 2038. Dopo aver recuperato il computer, Titor sta facendo sosta nell’anno 2000 per far visita alla propria famiglia e a se stesso da bambino e per vedere di persona gli effetti (secondo lui disastrosi) del Millennium Bug del 2000.
Nei suoi molti messaggi, Titor dichiara di non voler convincere nessuno dell’autenticità della propria storia, ma di voler semplicemente saggiare la reazione delle persone alla possibilità di incontrare un crononauta. Risponde estesamente alle domande dei partecipanti ai forum e fornisce dettagli tecnici e anche immagini della sua "macchina del tempo": un modello C204, fabbricato dalla General Electrics nel 2034, pesante circa 250 chili e trasportato in una Chevrolet Corvette cabriolet del 1966 (successivamente scambiata con un furgone a quattro ruote motrici del 1987).
Il 24 marzo 2001, John Titor annuncia il proprio ritorno a casa, al 2036. Da allora non si è più fatto sentire.
[per saperne di più]

2.I Dogon e Sirio B

I Dogon sono una popolazione che vive nel Mali. Due antropologi, Marcel Griaule e Germaine Dieterlen, li hanno studiati dal 1931 al 1952, e sostengono che i Dogon hanno diverse conoscenze sul sistema di Sirio che non è possibile ottenere se non con mezzi "moderni", cioè conoscono l’esistenza di una stella compagna (Sirio B), non visibile ad occhio nudo, che ruota attorno a Sirio con un periodo di 50 anni e che è composta di materia incredibilmente pesante. Si afferma persino che i Dogon conoscono pure una terza compagna di Sirio (un ipotetico Sirio C non ancora scoperto).
[segue]

3.
Il virus dell’AIDS è stato creato in laboratorio dagli USA?

 

Un documento ufficiale dal titolo "Department of Defense Appropriations for 1970", ripreso dall’Archivio della Libreria del Senato degli Stati Uniti d’America testimonia che il virus dell’AIDS è stato creato in laboratorio dagli USA.

Nella parte 5 si legge chiaramente che il virus dell’AIDS è stato creato artificialmente dal Dipartimento della Difesa USA attraverso i laboratori del Department of the Army, l’Advanced Research Project Agency (DARPA) e dal Defense Research and Engineering.

Sempre nel documento, si legge che lo scopo era quello di usare armamenti etnici/politici su individui neri e per la riduzione programmatica della popolazione

[Il documento (pdf)].

[…]

Nel 1983 il Dr. Rober Strecker di Los Angeles, insieme al fratello Theodore, compilarono per conto di un’importante società una dettagliata ricerca sull’epidemia dell’AIDS nota sotto il nome di Strecker Memorandum.

[…]

Nel 1972, sotto il patrocinio dell’organizzazione Mondiale della Sanità, fu portato avanti un programma di vaccinazione di massa delle popolazioni africane contro il vaiolo. Sia Strecker che altri sono certi che questo vaccino infetto con il virus dell’AIDS venne somministrato a molti milioni di neri africani, indigenti e il cui numero stava rapidamente salendo, problema questo che preoccupava sia GHW Bush, tra gli altri membri dell’elite, i Rockerfeller, il Club di Roma e i soci del Bilderberg sin dal 1969, e ancora prima nel 1965 quando il Club fu di fatto creato.
Questa la ragione principale per cui l’epidemia di AIDS si sviluppò quasi simultaneamente ad Haiti, in Brasile, in Giappone, e negli Stati Uniti così come negli stati centrali dell’Africa.
L’AIDS in Africa é considerata una malattia eterosessuale mentre negli Stati Uniti é stata stigmatizzata come la malattia degli omosessuali. Questa caratterizzazione vede la sua nascita nel 1969 con il Dr.W. Schmugner che delineò le linee guida per lo studio del vaccino contro l’epatite-B secondo le quali dovevano essere incluse nello studio solo “persone di sesso maschile e di abitudini sessuali promiscue, tra i 20 e i 40 anni”, di fatto vennero selezionati solo omosessuali.
Nel 1978 più di mille “omosessuali promiscui” di sesso maschile furono le vittime di questa vaccinazione “sperimentale” contro l’epatite-B, sponsorizzata dall’Istituto della Sanità e dal Centro per il Controllo delle Malattie. Il virus dell’AIDS fu intenzionalmente aggiunto al vaccino per l’epatite-B. Nel 1981, l’Istituto della Sanità dichiarò che solo il 6% di coloro che aveva ricevuto il vaccino presentava l’infezione da AIDS. Nel 1984 la verità venne a galla: la percentuale era del 64%.
Non deve quindi sorprendere che questi studi sul vaccino dell’epatite-B siano adesso sotto chiave e custodia del Dipartimento della Giustizia a Washington, e nessuno può prenderne visione. 

[per saperne di più]

Infine, segnalo l’altra "autorità" in merito nella rete, che si occupa di un ambito leggermente diverso (le leggende metropolitane e dicerie diffuse), tuttavia con analoga accuratezza e profusione di notizie. Da non perdere, soprattutto, la ‘saga’ del sosia di Paul McCartney.

Elio Petri con Francesco Rosi a Cannes 1972
Partiamo da queste due foto:

– la prima rappresenta Elio Petri e Francesco Rosi (accompagnati da Hitchcock e la Lollobrigida) che ricevono ex-equo la palma d’oro al festival di Cannes 1972. I film vincitori: "la classe operaia va in paradiso" e "Il caso Mattei". Entrambi con Gian Maria Volontè protagonista.

– la seconda rappresenta Paolo Sorrentino e Matteo Garrone che ricevono due riconoscimenti del festival di Cannes, edizione 2008. I film premiati: "Il divo" e "Gomorra". Toni Servillo è presente in entrambe le pellicole, nella prima come protagonista assoluto.

La domanda posta è semplice quanto suggestiva: sono i successi di oggi paragonabili a quelli di allora?

Ci sono notevoli punti in comune: il più importante, i quattro film trattano temi dell’ambito politico-sociale. Di attualità. Capaci di risvegliare l’opinione pubblica.
Era da tempo che in Italia un film non era al centro del dibattito civile. Nel caso di Gomorra, più del film è stato il libro ed il suo autore a catalizzare l’attenzione della stampa. Per quanto riguarda "Il divo", sin da subito i giornali hanno seguito e premiato il film, con recensioni e riconoscimenti. Meno scontato, Sorretino si è persino affacciato in televisione, ad "Annozero".
Può sembrare poco, ma è già molto. Perchè questa accoppiata ha risvegliato l’attenzione sopita di molti cittadini su problematiche diverse, ma ugualmente d’attualità. "Il divo" ha portato sugli schermi la nostra storia recente, spesso sconosciuto ai più giovani. Si è tornato a parlare del terrorismo, delle stragi, della P2 e della corruzione: si è tornato a esercitare spirito critico su argomenti che sembravano oggi sepolti da un’agenda politica ansiosa di ‘nuovismo’ e focalizzata sull’ ‘emergenza sociale’ del momento.
Gomorra ha fatto pubblicità alla Camorra, che fuori dalla Campania preferirebbe sentir parlare di sè il meno possibile. Il suo successo non cambierà molto della situazione napoletana, ma intanto ha creato una sensibilità nuova.

Un’altro punto in comune: si tratta di film belli e riusciti a prescindere dai contenuti. Parliamo sempre dell’accoppiata più recente: in comune hanno una splendida fotografia e un montaggio riuscito.
Gomorra sceglie uno stile più arido, crudo ed impietoso. Garrone è più simile a Rosi, nell’adozione di un registro iper-realistico che ha radici lontane, nel neorealismo italiano.
Il divo si avvale di una dimensione quasi caricaturale, ma certamente grottesca e fantasiosa. In questo si può accostare il cinema di Sorrentino a quello di Petri. Paradossalmente, lo dice lo stesso autore, il pubblico ha trovato il suo film piuttosto aderente alla realtà. Può forse volere dire che è questa stessa ad essere grottesca. Del resto, anche "La dolce Vita" vive in una dimensione favolosa, ma è un impietoso specchio dei suoi tempi. Credo che il film di Sorrentino possa ambire ad essere tale per un ventenno (72-92) e più di storia politica.

Terzo punto in comune: Volontè e Servillo sono i mattatori indiscussi dei 4 film premiati. Personaggi molto diversi, tuttavia accomunati dal destino che ha voluto regalargli un tripudio sulla costa azzurra.
La speranza è che possa formarsi una scuola di attori, nonchè di registi, che diano linfa nuova al nostro cinema impegnato, di così illustre tradizione.

Proprio a quest’ultimo punto si ricollega una considerazione finale: si dice, finalmente, che questa è la rinascita del cinema italiano. Di un cinema particolare, quello politico ed impegnato, che forse per poco coraggio era stato a lungo trascurato in tempi recenti.
Finalmente, si vede qualcosa di diverso da una commedia che parla di trentenni in crisi(protagonisti:Accorsi,Mezzogiorno,Favino), di famiglie a pezzi (protagonsiti:Buy,Finocchiaro,Orlando), di adolescienti somari (protagonisti:Vaporidis,Capotondi,De Rosa).
Finalmente, il cinema nostrano si sprovincializza, prova a fare le cose in grande, fa parlare la critica straniera, fa parlare i politici e, si spera, il pubblico.
Fatto non secondario, il botteghino sempra premiare questo nuovo corso.
La mia speranza è che questo non sia un fatto isolato, ma che questa rinnovata attenzione possa ispirare una nuova generazione di cineasti, che portino avanti questo particolare segmento del cinema italiano, forse quello più riconoscibile e apprezzato anche all’estero.
Si attendono sviluppi: cioè, soprattutto, nuovi film.