Elio Petri con Francesco Rosi a Cannes 1972
Partiamo da queste due foto:

– la prima rappresenta Elio Petri e Francesco Rosi (accompagnati da Hitchcock e la Lollobrigida) che ricevono ex-equo la palma d’oro al festival di Cannes 1972. I film vincitori: "la classe operaia va in paradiso" e "Il caso Mattei". Entrambi con Gian Maria Volontè protagonista.

– la seconda rappresenta Paolo Sorrentino e Matteo Garrone che ricevono due riconoscimenti del festival di Cannes, edizione 2008. I film premiati: "Il divo" e "Gomorra". Toni Servillo è presente in entrambe le pellicole, nella prima come protagonista assoluto.

La domanda posta è semplice quanto suggestiva: sono i successi di oggi paragonabili a quelli di allora?

Ci sono notevoli punti in comune: il più importante, i quattro film trattano temi dell’ambito politico-sociale. Di attualità. Capaci di risvegliare l’opinione pubblica.
Era da tempo che in Italia un film non era al centro del dibattito civile. Nel caso di Gomorra, più del film è stato il libro ed il suo autore a catalizzare l’attenzione della stampa. Per quanto riguarda "Il divo", sin da subito i giornali hanno seguito e premiato il film, con recensioni e riconoscimenti. Meno scontato, Sorretino si è persino affacciato in televisione, ad "Annozero".
Può sembrare poco, ma è già molto. Perchè questa accoppiata ha risvegliato l’attenzione sopita di molti cittadini su problematiche diverse, ma ugualmente d’attualità. "Il divo" ha portato sugli schermi la nostra storia recente, spesso sconosciuto ai più giovani. Si è tornato a parlare del terrorismo, delle stragi, della P2 e della corruzione: si è tornato a esercitare spirito critico su argomenti che sembravano oggi sepolti da un’agenda politica ansiosa di ‘nuovismo’ e focalizzata sull’ ‘emergenza sociale’ del momento.
Gomorra ha fatto pubblicità alla Camorra, che fuori dalla Campania preferirebbe sentir parlare di sè il meno possibile. Il suo successo non cambierà molto della situazione napoletana, ma intanto ha creato una sensibilità nuova.

Un’altro punto in comune: si tratta di film belli e riusciti a prescindere dai contenuti. Parliamo sempre dell’accoppiata più recente: in comune hanno una splendida fotografia e un montaggio riuscito.
Gomorra sceglie uno stile più arido, crudo ed impietoso. Garrone è più simile a Rosi, nell’adozione di un registro iper-realistico che ha radici lontane, nel neorealismo italiano.
Il divo si avvale di una dimensione quasi caricaturale, ma certamente grottesca e fantasiosa. In questo si può accostare il cinema di Sorrentino a quello di Petri. Paradossalmente, lo dice lo stesso autore, il pubblico ha trovato il suo film piuttosto aderente alla realtà. Può forse volere dire che è questa stessa ad essere grottesca. Del resto, anche "La dolce Vita" vive in una dimensione favolosa, ma è un impietoso specchio dei suoi tempi. Credo che il film di Sorrentino possa ambire ad essere tale per un ventenno (72-92) e più di storia politica.

Terzo punto in comune: Volontè e Servillo sono i mattatori indiscussi dei 4 film premiati. Personaggi molto diversi, tuttavia accomunati dal destino che ha voluto regalargli un tripudio sulla costa azzurra.
La speranza è che possa formarsi una scuola di attori, nonchè di registi, che diano linfa nuova al nostro cinema impegnato, di così illustre tradizione.

Proprio a quest’ultimo punto si ricollega una considerazione finale: si dice, finalmente, che questa è la rinascita del cinema italiano. Di un cinema particolare, quello politico ed impegnato, che forse per poco coraggio era stato a lungo trascurato in tempi recenti.
Finalmente, si vede qualcosa di diverso da una commedia che parla di trentenni in crisi(protagonisti:Accorsi,Mezzogiorno,Favino), di famiglie a pezzi (protagonsiti:Buy,Finocchiaro,Orlando), di adolescienti somari (protagonisti:Vaporidis,Capotondi,De Rosa).
Finalmente, il cinema nostrano si sprovincializza, prova a fare le cose in grande, fa parlare la critica straniera, fa parlare i politici e, si spera, il pubblico.
Fatto non secondario, il botteghino sempra premiare questo nuovo corso.
La mia speranza è che questo non sia un fatto isolato, ma che questa rinnovata attenzione possa ispirare una nuova generazione di cineasti, che portino avanti questo particolare segmento del cinema italiano, forse quello più riconoscibile e apprezzato anche all’estero.
Si attendono sviluppi: cioè, soprattutto, nuovi film.

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