Oggi voglio raccontarvi una storia che mi ha colpito molto. Anzi due.

La prima è solo una leggenda, quella di Uskebasi. Un filosofo della mitologia ebraica vissuto (?) al tempo di Re Salomone. Egli era stato incaricato dal sovrano di interrogarsi sul grande quesito dell’umanità, quale sia il senso della vita, e fare ritorno solo nel caso avesse trovato delle risposte.
Uskebasi si ritirò a meditare su un’eremo dell’Anatolia centrale per trenta anni, senza proferire parola nè vedere altri esseri umani.
Ritornò alla corte di Re Salomone con un libro. I consiglieri esaminarono il manoscritto, e furono trovati suicidi. Il segreto che vi era scritto era così atroce che essi non avevano potuto sopportarlo. Il re, salomonicamente, decise che del significato della vita poteva anche fare a meno, e fece distruggere il libro.

La seconda è invece una storia vera, quella di Kevin Carter. Un fotografo sudafricano, vincitore del Pulitzer nel 1994, suicidatosi tre mesi dopo la consegna.
La sua storia è inevitabilmente legata alla sua fotografia più famosa, quella che gli valse il premio: ritrae una bambina sudanese in fin di vita per la fame, e poco distante un avvoltoio in attesa di potersi cibare della sua carcassa. Una scena crudele e cruenta, la cui vista non è facile da sostenere.
Ma quello che spinse Carter al suicidio fu forse una consapevolezza ulteriore, un rimorso inconfessabile: cosa fece il fotografo quel giorno, oltre a fermare la scena in uno scatto? Soccorse la bambina, scacciò l’avvoltoio? Oppure non fece nulla?
Si racconta che tornò il giorno seguente, e  trovò il cadavere martoriato dalle beccate. Ma la verità è che nessuno conosce con precisione come si svolsero i fatti: il diretto interessato, fino a pochi giorni dal suicidio, se interrogato, si diceva assolutamente poco orgoglioso di quella immagine, anzi di odiarla, ma preferiva non dire di più sulla vicenda.
Il 27 Luglio 1994 Kevin si suicidava con il tubo di scappamento della macchina. Nell’immaginario collettivo, passò alla storia come il fotografo ucciso dall’incontro con il Male assoluto, incapace di sopportare l’orrore che aveva ritratto.

A questo link, se davvero lo volete, potete vedere la foto responsabile della morte di Kevin Carter.

Ora voi sapete, conoscete l’atroce non-senso dell’esistenza.



Siete ancora vivi? 😉

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