Archive for luglio, 2009


Dopo l’ennesima conferma, ho dovuto sedermi e registrare il fenomeno.

Nuovi ed inquietanti scenari: anche tra gli uomini di lettere si diffonde ed imperversa il "piuttosto che".

Già registrato il decesso del congiuntivo (soprattutto nella subordinata che segue il "che"), assistiamo ora a nuovi ed ancora più scorretti usi dei costrutti della lingua italiana. La vittima questa volta è la disgiunzione – passata lentamente da ‘avversativa’ ad ‘equiparativa’.

Nell’uso corretto, il "piuttosto che" esprime una preferenza tra due alternative.

"Preferirei morire, piuttosto che darti una mano".


Nell’uso scorretto, sempre più frequente soprattutto nel milanese, è usato come una variante forbita dell’ "o".

"Mi piace la cioccolata, piuttosto che la marmellata, piuttosto che la passata di prugne".


Non bisogna sforzarsi molto per notare quanto sia demenziale questa dicitura.
Basta assistere ad una qualunque presentazione/ convegno di compulsing management, per rendersene conto. Chi la utilizza, è convinto che innalzi la sua caratura intellettuale – infatti "piuttosto che" è molto più lungo di "o"! Invece, potrebbe essere il sintomo di nuove dinamiche sociologiche.

In questa lettura, "piuttosto che" subisce una erosione qualunquista; una rozza equiparazione di tutte le alternative, causata dall’anestetizzarsi del nostro spirito critico e capacità di discernimento. La scelta non si pone: diventa un elenco amorfo delle alternative.
Si prega cortesemente di continuare a preferire, a scegliere, a giudicare questo meglio di quello. Meglio giudicare, piuttosto che ridursi ad elencare.

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Microsoft vs Google

Il computer portatile (laptop) che lo studente medio acquista al giorno d’oggi presenta una sgradevole costante: sistema operativo Vista/XP già installato, Internet explorer browser predefinito.


Probabilmente già si saprà dei numerosi motivi per cui l’azienda Microsoft non andrebbe in alcun modo sostenuta: aspirazioni monopolistiche; disinteresse verso l’utente; programmi pesanti, lenti e macchinosi; software a pagamento, con codice sorgente oscurato; lancio di sistemi operativi sempre più orribili. Ultimo, Windows Vista: un mostro di lentezza, a causa dell’inutile e pesante grafica che avvolge anche la più basilare delle funzioni. 
Ma torniamo al browser, Internet Explorer: difficile da installare, lento a caricarsi, si presenta all’utente come un’autostrada a quattro corsie – le quattro barre degli strumenti necessarie a contenere le funzionalità a disposizione – la maggior parte delle quali verranno usate zero volte nella vita dell’Utente.

L’utente esperto passerà con noia in rassegna questo mio riassunto, perché tutto ciò che dico è risaputo e non molto approfondito.
Tuttavia, l’utente medio utilizza ciò che si ritrova già installato. Potrebbe passare una vita intera sotto la tirannia di Explorer. Se conosce un browser diverso, questo è Mozilla Firefox (e va già meglio!). Ma non conosce probabilmente Google Chrome.

Da motore di ricerca, Google è diventato in poco tempo sinonimo di una moltitudine di servizi aggiuntivi – widgets – che si propongono come programmini piccoli, leggeri, ma estremamente utili. Gmail, Google Maps, Google news, e molti altri. Il denominatore comune di questi servizi è la versatilità, l’agilità, la discrezione. Google fornisce anche una home page dell’utente – Igoogle – dove è possibile visualizzare tra i wigdets quelli che ci sono più utili.
Vogliamo poi parlare di Google Chrome? Un browser leggerissimo, che si installa in un attimo, con una interfaccia semplice ed essenziale, ma funzionale alle esigenze più immediate dell’utente. Inoltre, il suo codice sorgente è disponibile, gratuitamente, alla luce del sole. Le sue parti sono componibili e scorporabili. E’ possibile ad esempio scaricare ed utilizzare il solo interprete JavaScript di Chrome – che, tra parentesi, è di gran lunga più efficiente sia dell’interprete di Firefox che di quello di Explorer.
Di Gmail si è detto molto e spesso molto bene; non a torto. Bisogna riconoscere che a Google lavorano in modo fresco, nuovo, open source, nello spirito che contraddistingue la rete. Microsoft lavora con la logica di un gigante industriale, uno stile vetero-capitalista novecentesco – e questo si riflette sulla  percezione che l’utente ha delle sue applicazioni. 

In ultimo, segnalo una di quelle applicazioni di cui sopra, poco conosciuta ma piena di potenzialità: Google Libri.
Potete utilizzare il vostro account per salvare una biblioteca personale, e cercare nuovi libri tramite un motore di ricerca dedicato. I titoli a disposizione rappresentano veramente l’intero scibile umano (non mi è ancora capitato di fare una ricerca senza risultato) e spesso il record selezionato è fornito di commenti, recensioni, estratti, link ad altri libri che lo citano. A volte, addirittura, il libro intero è disponibile gratuitamente in consultazione. In ultimo, a lato della pagina vi sono 5 link ai principali booksellers online, i quali vi indirizzeranno alla pagine nel quale il libro in questione può essere acquistato.

Da mesi ormai si parla del lancio definitivo di un sistema operativo marcato Google. Inutile dire che aspetto con interesse questo decisivo passo verso la definitiva googlizzazione.

 

Oggi ho scritto due parole sul tema: unificazione in fisica, riduzionismo, simmetria, supersimmetria. Purtroppo tutto è andato perduto, cancellato dalla Cache del browser. Nella disperazione di dover riscrivere tutto, lascio solo questo avviso a monito per i posteri.
Argh!!!