Archive for agosto, 2009




Rassegna stampa #1.

Inter, Materazzi Denuncia ‘L’ispettore Coliandro’

31 agosto

Il difensore dell’Inter, Marco Materazzi ha denunciato il programma tv ‘L’ispettore Coliandro’. A confermarlo è Marco Manetti dei Manetti Bros. durante la conferenza stampa di presentazione della prossima serie della fiction Rai.

"Abbiamo ricevuto una denuncia dal giocatore perché durante un episodio della scorsa stagione una persona, perdendo al Fantacalcio, ha commentato rivolgendosi al giocatore: "Si è fatto espellere un’altra volta". Materazzi ha chiesto un euro per ogni spettatore contattato.

(Ansa.it)

Il virus gigante.

28 Agostro

Nel 1992 nell’acqua del condizionatore di un ospedale americano fu trovato un nuovo tipo di virus, più grande di un batterio, con dieci volte più geni di un virus comune, ma ancora incapace di riprodursi da solo.

(il Venerdì di Repubblica n.1119)

Se scorrete la lista dei record dell’Atletica femminile, scoprirete che alcuni sono imbattuti da prima della caduta del Muro.

400 metri – Record del mondo : 47.60 s ( Marita Koch, DDR 1985)
Staffetta 4×100 – Record del mondo :  41.37 (Gladish, Rieger, Auswald, Ghor, DDR 1985)
Lancio del disco – Record del mondo:  76.80 m (Gabriele Reinsch, DDR 1988)
Salto in lungo (indoor) – Record del mondo : 7.37 (Heike Dreschler, DDR 1988)

17 milioni di popolazione, 409 medaglie olimpiche in cinque edizioni dei giochi: da Monaco ’72 a Seul ’88. La DDR era una fabbrica dei record, soprattutto in campo femminile. Queste tedesche dal volto scavato, il naso acquilino, la voce baritonale e i bicipiti gonfiati, dominarono in lungo e in largo per due decadi. Alcuni nomi: Marita Koch, Heike Dreschler, Heidi Krieger, ma soprattutto la mitica Jarmila  Kratochvilovacecoslovacca, ma della scuola est-europea delle ragazze DDR.

Jarmila rimase un’icona, citata anche dagli Offlaga Disco Pax in una loro canzone (Robespierre, in Socialismo Tascabile 1997). Aspetto da armadio a due ante, fa molta più tenerazza oggi, quando la vecchiaia ha accentuato quei pochi tratti femminei. Allora, era un trattore frantuma-record, che lasciava a 15 metri di distacco le avversarie più vicine. Ha portato gli 800 metri a 1:53:28 nel 1983 – e questo tempo resiste ancora, il più longevo dell’atletica leggera. Curiosamente, è stata proprio un’altra atleta dall’aspetto mascolino, Castor (!) Semenya,  a portare in questi giorni gli 800 a tempi prossimi al record (1:55). Ma resta difficile pensare ad una donna, che possa riprodurre l’incedere potente ed inesorabile di Jarmila.

Ma torniamo alla DDR. Da quando ci sono i giochi olimpici, lo sport è turbato dagli equilibri della politica internazionale. I risultati degli atleti diventano strumento di propaganda, un attestato la forza di una nazione.
Per sfruttare questa vetrina, la Repubblica Democratica Tedesca divenne un laboratorio del doping su grande scala, l’ormone di stato la via più diretta per creare l’uomo nuovo – anche se si tratttava di una donna.
Proprio sull’atletica femminile i medici più autorevoli concentrarono i propri sforzi: la naturale mancanza di potenza e muscolatura può essere aiutata ed accresciuta con mezzi propri, di cui allora si conosceva scarsamente il reale funzionamento, men che meno si era consapevoli degli effetti collaterali.

Eccoci dunque alle Olimpiadi di Montreal 1976: 11 medaglie d’oro su 13 vanno alle nuotatrici tedesche. Risultati clamorosi, raccolti da donne visibilmente irsute, che raccolgono l’invito dei microfoni con vocioni i quali fanno sobbalzare i giornalisti.

Otto anni dopo, le donne-uomo della DDR ottengono il risultato ancora oggi più clamoroso: 41:37 nella staffetta – l’apoteosi del lavoro di squadra, primato precedente polverizzato. Dopo Stati Uniti ed Unione Sovietica, nel medagliere ci sono loro.

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Oggi, queste atlete vivono gli effetti di una Chernobyl sportiva. Un quarto ha il cancro, Un terzo soffre di irregolarità ormonali, la metà di problemi ginecologici. Numerose sono morte prematuramente. Il caso più clamoroso ha riguardato la già citata Heidi Krieger, che oggi ha cambiato sesso e si chiama Andreas. Campionessa di Lancio del martello a metà degli anni ’80, ha  visto la propria femminilità scomparire, il seno atrofizzarsi, peli cresciere ovunque, fino all’emergere di una mascolinità – forse già presente, ma certo accelerata dall’abuso di farmaci. Documenti dell’epoca, esaminati oggi, rivelano una consuetudine quotidiana con ormoni e steroidi. La Krieger ha assunto, nel solo 1985, 2590 mmg di Oral-Turinabol, mille di più di quanti ne avesse dentro Ben Johnson a Seul.

A testimonianza di tutto questo, più che i risarcimenti valgono quei record citati all’inizio. A quei tempi e quelle misure non crede più nessuno, ma non sono stati cancellati. Allora diventa molto difficile batterli, senza gli aiuti supplementari. Potrebbero restare intatti per decenni, a monito della storia di quelle tedesche dell’Est, che sono diventate uomini e hanno spostato l’asticella al di sopra di ogni femminile sforzo.

Wikipedia:

Il pamphlet: genere letterario che consiste in un testo breve, per lo più con intenti polemici. (e, aggiungerei io, provvisti di titoli ‘strillati’ di forte impatto!)


Accidenti! Provate a cercare "Pamphlet" su Google, fiduciosi di trovare la home page di qualche cultore del genere…e invece nulla! E’ doveroso allora riparare in minima parte, con una top Five del genere.
Il Pamphlet in  Italia è stata soprattutto una letteratura politica. Il suo periodo d’oro sono gli anni ’70, quando la strategia della tensione e le stragi di stato diedero agli osservatori un bel po’ di materiale su cui lavorare.

#1 – Giorgio Steimetz (pseudonimo) : Questo è cefis – Agenzia Milano Informazioni, Milano 1972.


Sottotitolo: l’altra faccia dell’onorato presidente.

Doveroso primo posto, per quello che è l’archetipo del pamphlet anni settanta. Primo motivo: è rigorosamente anonimo (chi si cela dietro Giorgio Steimetz?). Secondo motivo: ritirato immediatamente dal mercato, mai ristampato, è oggi introvabile (a meno di volerci versare qualche centinaio di euro, su E-Bay). Terzo motivo: il soggetto è nientemeno che il principe dei Pamphlet, Eugenio Cefis – principe, s’intende, in veste di imputato e non di accusatore.
Eugenio Cefis, tra Eni e Montedison, è stato uno dei più potenti imprenditori italiani. Il suo nome è stato accostato a tanti misteri, tanto da rivaleggiare con quello di Giulio Andreotti: come mandante dell’omicidio di Enrico Mattei, come defraudatore delle casse dello Stato (vedi Razza Padrona), come mandante dell’omicidio di Pasolini, come fondatore ed eminenza grigia della loggia P2.
Quello che è certo, è che la figura di Cefis ha ispirato una generazione di Pamphlettisti, in rappresentanza di un male oscuro, una miscela di eversione, capitalismo, mani sporche di sangue, piene di soldi, trame sotterranee.
Da riscoprire: Petrolio, di PP Pasolini – indagine romanzata sulle connessioni tra Cefis e gli anni dei Golpe e delle stragi.
Fonti: il pamphlet in versione (quasi?) integrale.

#2 – Guido Giannettini : Le mani rosse sulle forze armate – Savelli, Roma 1975.

Per chi ha avuto l’ardire di cercare questo introvabile libello – è circolato in poche copie solo negli ambienti militari – il divertimento (?) è assicurato. Troverete una sorta di manuale Scout in salsa fascismo del terzo millennio : come organizzare un campo d’addestramento nel bosco, come mobilitare sacche di resistenza anti-comuniste, come fronteggiare con l’intervento armato i cosacchi che stanno per abbeverare i cavalli a San Pietro. Guido Giannettini, sinistro figuro, è stato probabilmente uno dei principali artefici della strage di Piazza  Fontana, nonchè invischiato in gran parte dei loschi affari riguardo militari, servizi segreti, neo-fascisti, negli anni ’70. La sua ‘carriera’ denota una coerenza di fondo – non contento di ciò di cui era stato responsabile nel nostro paese, è andato ad organizzare dittature in Sudamerica, per poi rifugiarsi nel Portogallo di Salazar! Insomma, un buontempone, così nero che a confronto Pino Rauti era rosso.
Alla sua passione per l’eversione fascista, Giannettini aggiungeva un tocco di pan-militarismo. Già dal titolo, il Pamphlet reca la tesi che l’autore intende sostenere: il pericolo del comunismo si cela addirittura in seno alle forze armate italiane. Contestualizzato nella ‘guerra dei generali’ interna al SISDE in quegli anni, un libricino che ha fatto epoca, un vero e proprio manifesto dell’orrore della stagione stragista in Italia.
Nota storica: ‘Le mani rosse…’ fu una delle prove principali del collegamento di Giannettini con vari apparati dello Stato, nell’ambito del processo sulla strage di Piazza Fontana.

#3 – Eugenio Scalfari, Giuseppe Turani : Razza padrona – Feltrinelli, Milano 1974.

 

Sottotitolo: Storia della Borghesia di Stato.
Già da qualche anno, Scalfari si era ritagliato un ruolo di spessore nel giornalismo italiano. Il suo "L’Espresso" aveva fatto sensazione con servizi che nulla hanno da invidiare ai pamphlet di cui sopra: la rivelazione del Golpe Sifar (1967), l’emergere della pista nera nell’istruttoria di Piazza Fontana (1970), le inchieste su Calvi, per finire con la diffamatoria ed iper-pamphlettistica campagna contro il presidente Leone.
Nel libello, gli autori tratteggiano i caratteri della "Borghesia di Stato" – il manipolo di capitani d’impresa che foraggiano il capitalismo italiano con i finanziamenti pubblici, i salvataggi delle aziende in difficoltà, in una commistione di interessi politici ed interessi privati.
Ad impersonare il "borghese di Stato" per antonomasia, manco a dirlo, c’è ancora il nostro amico: Eugenio Cefis, in riferimento al quale, nell’ambito del salvataggio della Montedison, Scalfari e Turani non esitano a parlare di "saccheggio" ai danni delle casse statali.

#4 – Pascal Bruckner : Il singhiozzo dell’uomo bianco – 1985 (Ristampa Biblioteca della Fenice 2008).

Chiude la rassegna un libricino posteriore, molto anni ottanta e poco anni settanta. Pascal Bruckner ("un fanatico", nel giudizio di Luciano Canfora) ha in odio i ‘miti terzomondisti’: cioè l’atteggiamento che il primo mondo si è formato nei confronti dei paesi poveri, in un misto di compassione e solidarietà. Come in una parodia del cristianesimo, questo nuovo culto vede nel Sud il Salvatore, che redimerà tutti i peccati del capitalismo e l’industrializzazione.Bruckner invece intende porsi nei confronti del terzo mondo senza stereotipi, finto pietismo, pregiudizi positivi o negativi. Ci riuscirà? Di certo, ciò che è riuscito a fare è trovare un meraviglioso titolo: grottesco, curioso, assurdo – molto, molto pamphlettistico. Ma per il resto, che ‘nostalgia’ per i libercoli naive degli anni ’70!