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Il pamphlet: genere letterario che consiste in un testo breve, per lo più con intenti polemici. (e, aggiungerei io, provvisti di titoli ‘strillati’ di forte impatto!)


Accidenti! Provate a cercare "Pamphlet" su Google, fiduciosi di trovare la home page di qualche cultore del genere…e invece nulla! E’ doveroso allora riparare in minima parte, con una top Five del genere.
Il Pamphlet in  Italia è stata soprattutto una letteratura politica. Il suo periodo d’oro sono gli anni ’70, quando la strategia della tensione e le stragi di stato diedero agli osservatori un bel po’ di materiale su cui lavorare.

#1 – Giorgio Steimetz (pseudonimo) : Questo è cefis – Agenzia Milano Informazioni, Milano 1972.


Sottotitolo: l’altra faccia dell’onorato presidente.

Doveroso primo posto, per quello che è l’archetipo del pamphlet anni settanta. Primo motivo: è rigorosamente anonimo (chi si cela dietro Giorgio Steimetz?). Secondo motivo: ritirato immediatamente dal mercato, mai ristampato, è oggi introvabile (a meno di volerci versare qualche centinaio di euro, su E-Bay). Terzo motivo: il soggetto è nientemeno che il principe dei Pamphlet, Eugenio Cefis – principe, s’intende, in veste di imputato e non di accusatore.
Eugenio Cefis, tra Eni e Montedison, è stato uno dei più potenti imprenditori italiani. Il suo nome è stato accostato a tanti misteri, tanto da rivaleggiare con quello di Giulio Andreotti: come mandante dell’omicidio di Enrico Mattei, come defraudatore delle casse dello Stato (vedi Razza Padrona), come mandante dell’omicidio di Pasolini, come fondatore ed eminenza grigia della loggia P2.
Quello che è certo, è che la figura di Cefis ha ispirato una generazione di Pamphlettisti, in rappresentanza di un male oscuro, una miscela di eversione, capitalismo, mani sporche di sangue, piene di soldi, trame sotterranee.
Da riscoprire: Petrolio, di PP Pasolini – indagine romanzata sulle connessioni tra Cefis e gli anni dei Golpe e delle stragi.
Fonti: il pamphlet in versione (quasi?) integrale.

#2 – Guido Giannettini : Le mani rosse sulle forze armate – Savelli, Roma 1975.

Per chi ha avuto l’ardire di cercare questo introvabile libello – è circolato in poche copie solo negli ambienti militari – il divertimento (?) è assicurato. Troverete una sorta di manuale Scout in salsa fascismo del terzo millennio : come organizzare un campo d’addestramento nel bosco, come mobilitare sacche di resistenza anti-comuniste, come fronteggiare con l’intervento armato i cosacchi che stanno per abbeverare i cavalli a San Pietro. Guido Giannettini, sinistro figuro, è stato probabilmente uno dei principali artefici della strage di Piazza  Fontana, nonchè invischiato in gran parte dei loschi affari riguardo militari, servizi segreti, neo-fascisti, negli anni ’70. La sua ‘carriera’ denota una coerenza di fondo – non contento di ciò di cui era stato responsabile nel nostro paese, è andato ad organizzare dittature in Sudamerica, per poi rifugiarsi nel Portogallo di Salazar! Insomma, un buontempone, così nero che a confronto Pino Rauti era rosso.
Alla sua passione per l’eversione fascista, Giannettini aggiungeva un tocco di pan-militarismo. Già dal titolo, il Pamphlet reca la tesi che l’autore intende sostenere: il pericolo del comunismo si cela addirittura in seno alle forze armate italiane. Contestualizzato nella ‘guerra dei generali’ interna al SISDE in quegli anni, un libricino che ha fatto epoca, un vero e proprio manifesto dell’orrore della stagione stragista in Italia.
Nota storica: ‘Le mani rosse…’ fu una delle prove principali del collegamento di Giannettini con vari apparati dello Stato, nell’ambito del processo sulla strage di Piazza Fontana.

#3 – Eugenio Scalfari, Giuseppe Turani : Razza padrona – Feltrinelli, Milano 1974.

 

Sottotitolo: Storia della Borghesia di Stato.
Già da qualche anno, Scalfari si era ritagliato un ruolo di spessore nel giornalismo italiano. Il suo "L’Espresso" aveva fatto sensazione con servizi che nulla hanno da invidiare ai pamphlet di cui sopra: la rivelazione del Golpe Sifar (1967), l’emergere della pista nera nell’istruttoria di Piazza Fontana (1970), le inchieste su Calvi, per finire con la diffamatoria ed iper-pamphlettistica campagna contro il presidente Leone.
Nel libello, gli autori tratteggiano i caratteri della "Borghesia di Stato" – il manipolo di capitani d’impresa che foraggiano il capitalismo italiano con i finanziamenti pubblici, i salvataggi delle aziende in difficoltà, in una commistione di interessi politici ed interessi privati.
Ad impersonare il "borghese di Stato" per antonomasia, manco a dirlo, c’è ancora il nostro amico: Eugenio Cefis, in riferimento al quale, nell’ambito del salvataggio della Montedison, Scalfari e Turani non esitano a parlare di "saccheggio" ai danni delle casse statali.

#4 – Pascal Bruckner : Il singhiozzo dell’uomo bianco – 1985 (Ristampa Biblioteca della Fenice 2008).

Chiude la rassegna un libricino posteriore, molto anni ottanta e poco anni settanta. Pascal Bruckner ("un fanatico", nel giudizio di Luciano Canfora) ha in odio i ‘miti terzomondisti’: cioè l’atteggiamento che il primo mondo si è formato nei confronti dei paesi poveri, in un misto di compassione e solidarietà. Come in una parodia del cristianesimo, questo nuovo culto vede nel Sud il Salvatore, che redimerà tutti i peccati del capitalismo e l’industrializzazione.Bruckner invece intende porsi nei confronti del terzo mondo senza stereotipi, finto pietismo, pregiudizi positivi o negativi. Ci riuscirà? Di certo, ciò che è riuscito a fare è trovare un meraviglioso titolo: grottesco, curioso, assurdo – molto, molto pamphlettistico. Ma per il resto, che ‘nostalgia’ per i libercoli naive degli anni ’70!

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