Se scorrete la lista dei record dell’Atletica femminile, scoprirete che alcuni sono imbattuti da prima della caduta del Muro.

400 metri – Record del mondo : 47.60 s ( Marita Koch, DDR 1985)
Staffetta 4×100 – Record del mondo :  41.37 (Gladish, Rieger, Auswald, Ghor, DDR 1985)
Lancio del disco – Record del mondo:  76.80 m (Gabriele Reinsch, DDR 1988)
Salto in lungo (indoor) – Record del mondo : 7.37 (Heike Dreschler, DDR 1988)

17 milioni di popolazione, 409 medaglie olimpiche in cinque edizioni dei giochi: da Monaco ’72 a Seul ’88. La DDR era una fabbrica dei record, soprattutto in campo femminile. Queste tedesche dal volto scavato, il naso acquilino, la voce baritonale e i bicipiti gonfiati, dominarono in lungo e in largo per due decadi. Alcuni nomi: Marita Koch, Heike Dreschler, Heidi Krieger, ma soprattutto la mitica Jarmila  Kratochvilovacecoslovacca, ma della scuola est-europea delle ragazze DDR.

Jarmila rimase un’icona, citata anche dagli Offlaga Disco Pax in una loro canzone (Robespierre, in Socialismo Tascabile 1997). Aspetto da armadio a due ante, fa molta più tenerazza oggi, quando la vecchiaia ha accentuato quei pochi tratti femminei. Allora, era un trattore frantuma-record, che lasciava a 15 metri di distacco le avversarie più vicine. Ha portato gli 800 metri a 1:53:28 nel 1983 – e questo tempo resiste ancora, il più longevo dell’atletica leggera. Curiosamente, è stata proprio un’altra atleta dall’aspetto mascolino, Castor (!) Semenya,  a portare in questi giorni gli 800 a tempi prossimi al record (1:55). Ma resta difficile pensare ad una donna, che possa riprodurre l’incedere potente ed inesorabile di Jarmila.

Ma torniamo alla DDR. Da quando ci sono i giochi olimpici, lo sport è turbato dagli equilibri della politica internazionale. I risultati degli atleti diventano strumento di propaganda, un attestato la forza di una nazione.
Per sfruttare questa vetrina, la Repubblica Democratica Tedesca divenne un laboratorio del doping su grande scala, l’ormone di stato la via più diretta per creare l’uomo nuovo – anche se si tratttava di una donna.
Proprio sull’atletica femminile i medici più autorevoli concentrarono i propri sforzi: la naturale mancanza di potenza e muscolatura può essere aiutata ed accresciuta con mezzi propri, di cui allora si conosceva scarsamente il reale funzionamento, men che meno si era consapevoli degli effetti collaterali.

Eccoci dunque alle Olimpiadi di Montreal 1976: 11 medaglie d’oro su 13 vanno alle nuotatrici tedesche. Risultati clamorosi, raccolti da donne visibilmente irsute, che raccolgono l’invito dei microfoni con vocioni i quali fanno sobbalzare i giornalisti.

Otto anni dopo, le donne-uomo della DDR ottengono il risultato ancora oggi più clamoroso: 41:37 nella staffetta – l’apoteosi del lavoro di squadra, primato precedente polverizzato. Dopo Stati Uniti ed Unione Sovietica, nel medagliere ci sono loro.

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Oggi, queste atlete vivono gli effetti di una Chernobyl sportiva. Un quarto ha il cancro, Un terzo soffre di irregolarità ormonali, la metà di problemi ginecologici. Numerose sono morte prematuramente. Il caso più clamoroso ha riguardato la già citata Heidi Krieger, che oggi ha cambiato sesso e si chiama Andreas. Campionessa di Lancio del martello a metà degli anni ’80, ha  visto la propria femminilità scomparire, il seno atrofizzarsi, peli cresciere ovunque, fino all’emergere di una mascolinità – forse già presente, ma certo accelerata dall’abuso di farmaci. Documenti dell’epoca, esaminati oggi, rivelano una consuetudine quotidiana con ormoni e steroidi. La Krieger ha assunto, nel solo 1985, 2590 mmg di Oral-Turinabol, mille di più di quanti ne avesse dentro Ben Johnson a Seul.

A testimonianza di tutto questo, più che i risarcimenti valgono quei record citati all’inizio. A quei tempi e quelle misure non crede più nessuno, ma non sono stati cancellati. Allora diventa molto difficile batterli, senza gli aiuti supplementari. Potrebbero restare intatti per decenni, a monito della storia di quelle tedesche dell’Est, che sono diventate uomini e hanno spostato l’asticella al di sopra di ogni femminile sforzo.

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