Secondo lo storico dell'astronomia Steve Khun vi sono periodi cosiddetti di 'scienza normale'. In queste lunghe fasi gli scienziati si tramandano un certo paradigma, una generazione accademica dietro l'altra, in modo non dissimile alle comunità di credenti religiosi. Il paradigma è una certa visione del mondo dei fenomeni naturali, interpretati secondo un corpus di teorie accettate. Durante un periodo di 'fisica normale', un professore universitario tramanderà la fisica così come gli è stata spiegata durante la sua formazione; incoraggerà i suoi studenti ad occuparsi di risoluzioni di rompicapi, che altro non sono che attività di routine a scarso valore euristico, quali ad esempio la raccolta di dati, il raffinamento dei calcoli e via dicendo; promuoverà ad assistenti quelli che scrivono gli articoli migliori e più affini al paradigma; il ciclo si ripeterà, con gli studenti che divengono professori.
(a qualche amico studente di fisica la risoluzione di rompicapi potrebbe ricordare qualcosa…;))

Anche prendendo per buono il quadro disegnato da Khun – in particolare quello della "Struttura delle rivoluzioni scientifiche", 1965 – un giovane studente di scienze naturali (fisica PIUTTOSTO CHE! biologia PIUTTOSTO CHE! chimica) avrebbe comunque buone possibilità di fare carriera, nonostante la stagnante 'scienza normale'. Allontanandoci ora da Khun, possiamo infatti osservare che la scienza è per sua natura quantitativa, ed oggi anche – che consideriate questo una moda o un fatto intrinseco – molto, molto matematica e formalizzata. Se uno studente sbaglia i calcoli, questo è lampante. Non ci può essere disquisizione. Se invento una teoria che genera predizioni sbagliate, non posso difenderla sostenendo di essere un genio incompreso.

Ammettiamo tuttavia che quello della scoperta scientifica è un campo accidentato. Prendiamo allora uno studente di matematica. Qui non ci sono 'osservabili' di mezzo. Se sono uno studente dotato, potrò farmi strada dimostrando un teorema. Un teorema è dimostrato o non lo è, non posso sostenere una soggettività della dimostrazione! Allo stesso modo, posso essere creativo perchè propongo una nuova teoria formalizzata. Mostro una proprietà di una qualche struttura algebrica. Allora, anche qui non c'è molto adito a contestazioni. Tutto quanto si può contestare è di natura psicologica e sociologica: si può sostenere che i miei studi siano in fondo ininfluenti, oppure inutili. Tuttavia, se l'unica matematica che si fa strada fosse quella che serve all'industria allora in molti potrebbero iniziare a temere per i loro finanziamenti.
Ma questo generalmente non accade. La matematica è un ambito dove non c'è l'auctoritas. Non esiste – o non dovrebbe esistere – la 'dimostrazione per intimidazione', del genere: "poichè io sono Federico Gauss, questa mia asserzione è dimostrata, anzi..'triviale'!" In questo c'è una profonda uguaglianza: l'unico giudice della correttezza matematica è la matematica stessa.

Veniamo invece alla filosofia. Pensiamo ad un giovane studente di filosofia che ha una sua audace teoria sul mondo. Ah! Se fosse nato nel '600, forse gli sarebbe riuscito pubblicare un trattato di metafisica. Se avesse un Bertrand Russell (l'auctoritas) alle spalle, forse questi gli avrebbe scritto una prefazione e ora lo studieremmo nei manuali – come infatti facciamo con il Tractatus di Wittgenstein. Nella situazione attuale, è meglio che si metta l'animo in pace e passi i prossimi venti anni chino sulle glosse degli inediti dei filosofi già morti, prima di iniziare a dire qualcosa di suo.
Si potrebbe obiettare che anche un commento può essere creativo: giustissimo! Infatti, chi si è fatto strada ha iniziato con i commenti. Una interpretazione audace di un autore è comunque un atto di creazione, in cui c'è molto del nostro pensiero. Meglio questo, piuttosto che lanciare nuovi autori di metafisiche improbabili, freschi di liceo classico ed eroismi giovanili.
 
Posto questo, come si riconosce il buon filosofo? E' ovvio che non tutti i laureati in filosofia sono buoni filosofi. Magari sono buoni filosofi alcuni laureati in Ingegneria, o alcuni arredatori. Parliamo invece di filosofi di professione: definiamo (per convenzione, non per definitio quid rei) come tali gli uomini che (1) sono professori ordinari di filosofia all'università (2) hanno all'attivo alcune pubblicazioni importanti, tra articoli e libri. Come si diventa questo tipo di 'filosofi'? Solo una piccola cerchia dei laureati in filosofia potrà o vorrà aspirare a questa posizione. Il problema è che il loro successo non dipende da fattori quantitativi. La filosofia non è una scienza esatta (non che questo sia per forza un difetto), e presenta un problema di valutazione.
 
Facciamo due precisazioni. (1) Il problema di valutazione non è qualcosa di astratto, ma un fatto reale, che contempla fattori importanti per la vita del filosofo, quali il posto di lavoro, lo sbloccarsi di finanziamenti e via dicendo. Se il contenuto del tuo lavoro non può essere valutato secondo criteri che aspirino all'oggettività, è difficile considerarlo migliore o peggiore di quello di un altro; e dunque offrire i soldi a te o lui – detto in maniera molto raffinata.
(2) Lasciamo da parte il problema dei concorsi truccati e dei raccomandati. Partiamo invece da una idealizzazione.

Noi, giovani studenti di filosofia, decidiamo di fare la tesi su un particolare aspetto di un certo filosofo. Al 70% le tesi di laurea in filosofia sono di questo genere. Poniamo anche che il filosofo sia abbastanza conosciuto: siamo già in svantaggio. Infatti è più difficile trovare un cantuccio libero da interpretazioni nel pensiero di autori su cui (poniamo in Italia) è stato scritto molto – ad esempio Aristotele o Nietzsche. Ma difficilmente il relatore ci consentirà di scegliere un filosofo troppo oscuro, in quanto lui stesso non lo conosce bene ed è improbabile che alla sua veneranda età vorrà seguirvi in fondo a questa avventura.
Bene! Siete laureati. Ma ora inizia l'imponderabile. Quale accidentata strada porta alla qualifica di 'filosofi'? Dovete vincere un dottorato. Magari riuscite e poi guadagnate pure la docenza di un corso. Questo era quasi insperato! Ma cosa si deve produrre per arrivare a questo punto? Impossibile che una casa editrice affidi ad un filosofo sbarbatello la scrittura di un saggio che finisce nelle librerie. Potete tentare con gli articoli scientifici. E qui conta

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