Category: Libri


Le mail di spam sono tedio e sollazzo della nostra quotidianità. Vi siete mai messi ad analizzarle? Ne esistono in effetti di molti tipi e differenti gradi di contraffazione.

Il genere più semplice e diretto, quasi sconcertante, è la richiesta di amicizia:

HelloI’m miss Rose, interested in you and i wish to have you as my friend, for a friend is all about Respect, Admiration, love and passion. Also friendship is consist of sharing of ideas and planing together, i intend to send you my picture for you, if you reply me.

Thanks from Rose.

Se non altro, non c’è una immediata richiesta di denaro. La maggioranza invece cerca di attirare l’attenzione con la prospettiva di un facile guadagno.
Questa tipologia include gli spam ‘primitivi’, che sfoggiano un imbarazzante uso di traduttori automatici:

buon amicoAlla ricerca di qualche pazzo doni per la vostra famiglia, per i vostri amici e ai vostri clienti: i prodotti della nostra azienda hanno computer, telefoni cellulari, fotocamere digitali, GPS e Moto, la maggior parte dei prodotti sono venduti a prezzi all’ingrosso, troverete molte occasioni qui . E abbiamo una promozione delle vendite da ora in poi, acquistare più, risparmiare di più e ottenere di più!
Si prega di contattare con noi.
Il sito web è: xxxx
Spero che tu possa godere per lo shopping!
     Felice la vostra famiglia e la vostra attività.
e-mail: xxx
è inoltre possibile fare clic sul sito e collegarsi con il servizio online. Grazie per il vostro sostegno. 

Una tipologia un po’ più sofisticata è lo spam bancario, che tenta di catturare dati sensibili paventando disastri finanziari e gravi irregolarità fiscali, naturalmente con un linguaggio paludato che possa spaventare i meno avveduti.

Dear Client,

Wells Fargo Bank detected irregular activity on your account on
December 20, 2011. For your protection, you must update some information
before you can continue using your account.

To update your account information please follow the procedure
by clicking the link bellow:

http://signin-welsfargo.bij.pl/

Failing to update your information will result the account suspension.

Quality, service and the security of your account are of great importance
to us. We appreciate each opportunity to serve you.

Sincerely,
Customer Service 

Più divertente è il tema ereditiero:

Dear friend,
I am Mrs Diani Kaborii solicitor at law. I have an important message for you concerning the death of my client in respect of his fund US$10.5 million he left behind in a bank here in my country (Ouagadougou Burkina Faso) so that i can front you as his kin so that you can apply for the claim of his estate while i back you up with information’s.
Please send your full name and address your private Email Address and phone number for more details and follow-up documentation to start off the claim.
I am seriously waiting for your urgent reply.
Thanks,

In questo caso specifico il tentativo di raffinare la contraffazione è abbastanza maldestro: non sono certo termini come ‘seriously’ e ‘urgent’ che convincono dell’effettiva urgenza della trattativa. Così come è curioso notare la provenienza africana di quasi tutti gli avi da cui ereditiamo tali fortune.
Di una seconda eredità mi ha informato di recente una certa Mrs.Gloria, che certo ha più fantasia. Mi racconta infatti di una raccolta fondi per riscattare una eredità di svariati milioni di dollari, bloccata in Costa D’Avorio dalla guerra civile. Una volta recuperata il ricco fondo mi assicura che investirà in ” lucrative businesses” e mi passerà una generosa mancia per il mio aiuto.

 

Ma intendo concludere l’aneddotica con lo spam più interessante di tutti, una tipologia che ancora non conoscevo, fino a stamattina: lo spam accademico.

Dear Mio nome e cognome,

I am writing on behalf of the International publishing house, LAP Lambert Academic Publishing.

In the course of a research on the University of Amsterdam, I came across a reference to your work in the field of Logic, Language and Computation.
We are an International publisher whose aim is to make academic research available to a wider audience.
LAP Publishing would be especially interested in publishing your work in the form of a printed book.

Your reply including an e-mail address to which I can send an e-mail with further information in an attachment
will be greatly appreciated.

I look forward to hear from you!

Kind regards/Freundliche Grüße
Ms. Elena Alexei

Acquisition Editor

LAP LAMBERT Academic Publishing GmbH & Co. KG
Heinrich-Böcking-Str. 6-8
66121, Saarbrücken, Germany

Fon +49 xxxxxxxxxxx
Fax +49 xxxxxxxxxxx
xxxxxi@lap-publishing.com / www.lap-publishing.com

Handelsregister Amtsgericht Saarbrücken HRA 10752
General unlimited partner: VDM Management GmbH
Managing directors: Thorsten Ohm (CEO), Dr. Wolfgang Philipp Müller, Esther von Krosigk

Gli indizi dello spam ci sono tutti: il tono generico, l’uso di qualche dato personale (ma pubblico) per aumentare la propria credibilità, la richiesta di informazioni ridicole (chiedono un indirizzo email, quando già hanno scritto al mio indirizzo tale messaggio).
Tuttavia qualche dubbio sorge. Non tutti i riceventi sono interessati a pubblicare materiale accademico. Invece il search engine di questa organizzazione è sufficientemente sofisticato per individuare i riceventi che potrebbero effettivamente rispondere a tale profilo.
Inoltre, sorpresa, la LAP LAMBERT esiste davvero, con tanto di sito e libri in vendita nei negozi online.

Dove sta allora l’inghippo? Beh, in realtà non c’è un vero inghippo. Stampano libri per davvero. Qualche ricerca mi ha portato a concludere che il loro tornaconto consiste nel far comprare i libri a parenti ed amici del ricevente.
Si tratta dunque di un procedimento del tutto legale, che sfrutta semplicemente la vanità delle persone.
(A questo punto mi sento offeso, perchè la mia individuazione da parte del loro search engine sembra implicare che necessito di tale espediente per vedere le mie ricerche pubblicate 😛 )

In definitiva lo spam accademico rientra nel più complesso fenomeno dell’editoria a pagamento. C’è una industria editoriale sotterranea, retta dal principio per cui tutto è meritevole di essere stampato, soprattutto quando il guadagno non viene dalle vendite. Di solito funziona così: l’autore è un vanaglorioso oppure uno scrittore frustrato dagli insuccessi, convinto che la lobby delle case editrici gli abbia ingiustamente voltato le spalle. Perciò accetta di pubblicare la sua opera a proprie spese, convinto del successo. A quel punto l’editore intasca, stampa e non vende. Perciò contatta l’autore per comunicargli che gli dispiace, il pubblico non è pronto, la crisi, insomma il libro non ha venduto e quindi la maggior parte delle copie andranno al macero. A quel punto, a nessuno piace vedere il frutto dei propri sforzi in polvere, perciò l’autore si offre di ricompare a prezzo di saldo parte della propria opera. Altro guadagno.
Spesso il libro non passa nemmeno dal circuito delle librerie, se non ‘per finta’, con l’aiuto di qualche libraio complice del raggiro.

Va bene, questo scenario a tinte fosche è leggermente romanzato, ed il più delle volte assume contorni assolutamente legali, al di là del malcostume. Ma in gradazioni diverse il fenomeno esiste ed ha una sua (a volte anche soddisfatta) clientela.
Ora, quale ambiente più di quello accademico accoglie vanagloriosi con tante scartoffie da pubblicare? La LAP LAMBERT ha avuto una grande intuizione. Chissà se anche loro si sono ispirati alla casa editrice Garamond del Pendolo di Focault.

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Tra le schiere di coloro che nella vita fanno “ricerca scientifica”, alcuni hanno la fortuna di coltivare un’ossessione. Le teorie, i teoremi e le congetture si affacciano alla loro mente in inaspettate ore del giorno e della notte, non come ospiti sgraditi, bensi’ come una presenza discreta ed ormai familiare. L’ossessione pone spesso una barriera tra la loro mente e quella degli altri, perche’ questo stato di continua astrazione e’ in realta’ anche una continua distrazione, dai fatti ‘terreni’, dall’interesse per l’esterno e per il momento presente. Galleggiando dentro l’astrazione chi ricerca puo’ passare dall’euforia allo sconforto in un attimo, in virtu’ delle idee buone o meno che la sua mente sta congetturando in quel momento.

Ma credere che l’ossessione ti renda il privilegio di fluttuare sopra la realta’ e’ quanto di piu’ lontano dalla realta’ di cio’ che accade. L’ossessionato deve trovare una struttura di cura, detta anche Universtita’ o Centro di ricerca. Il suo scopo e’ appunto prendersi cura, fare in modo che l’ossessione possa prosperare senza l’assillo di carenze contingenti. Ma il contatto con altri ossessionati, e soprattutto con i ricercatori non ossessionati, crea un sistema sociale, la cui stabilita’ e’ regolata dalle stesse dinamiche di qualsiasi ambiente lavorativo.

I giorni nelle mura domestiche, nella ricercata monotonia dello studio e della scrittura, scandita dalle ore di sonno, circondati solo dall’essenziale. I giorni dell’accademia, stressante scontro di ambizioni, misura con l’aspettativa altrui ed i contrastanti effetti dell’empatia. Le dimensioni si alternano, in un dormiveglia il cui comune denominatore e’ un appassionato distacco dalla regola che scandisce le vite degli altri uomini. In particolare la prima dimensione, con i suoi piccoli riti, le ore piacevolmente uguali, l’isolamento e gli stati prolungati di catatonia, la mente che puo’ perdersi nelle divagazioni piu’ frivole senza barriera esterna che possa fermarla, viene colta in maniera molto acuta dal passaggio che oggi vi voglio presentare.

Ne “I reietti dell’altro pianeta” Ursula le Guin descrive con grande realismo (in fondo l’ambiente accademico le era molto familiare) la figura di un uomo, Shevek, che ha la fortuna dell’ossessione. Il suo percorso di formazione lo porta, ad un certo punto della giovinezza, alla consapevolezza che egli non vuole essere altro che un fisico, fare scienza e condividere il talento che egli ritiene di avere per la materia.
Nel suo soggiorno nel pianeta ‘nemico’ Urras, Shevek viene messo nelle migliori condizioni per plasmare la sua teoria unfiicatrice delle due aree della fisica ‘fantascientifica’ del romanzo, la fisica ‘sequenzialista’ e ‘della simultaneita”.

La sua si scopre essere una gabbia dorata, dove le brame di colleghi invidiosi, mecenati pragmatici ed impazienti di impiegare le sue idee per fini poco nobili, lo porteranno allo sconforto. Fino al punto in cui l’ossessione rinasce, prospera e soverchia, tra gli assilli della mente, le angustie degli intrighi e le difficolta’ ‘terrente’: cominciano i giorni delle mura domestiche.

Il cibo, e l’adrenalina, avevano fatto svanire la parilisi di Shevek. Comincio’ a passeggiare su e giu’ per la stanza, nervoso e inquieto. Voleva fare qualcosa. Ormai aveva perso quasi un anno senza fare nulla, oltre che rendersi ridicolo.  Era ora che facesse qualcosa. […]

I suoi ospiti benevoli e protettivi gli permettevano di lavorare, e lo mantenevano mentre lavorava, d’accordo. Il guaio veniva nella terza parte della cosa. E neppure lui era ancora arrivato a quello stadio. Non poteva condividere cio’ che non possedeva.

Ritorno’ alla scrivania, si sedette e prese un paio di ritagli di carta fittamente vergati che teneva nella tasca meno accessibile, meno usata, dei suoi calzoni stretti ed eleganti. Allargo’ con le dita i due ritagli e comincio’ ad osservarli. […]

Di nuov Shevek torno’ a sedersi immobile, con la testa china, e a studiare i due piccoli pezzi di carta su cui aveva annotato alcuni punti essenziali della Teoria Temporale Generale, fin dove arrivava.

Per i tre giorni successivi sedette alla scrivania e fisso’ i due pezzetti di carta. A volte si alzava e camminava per la stanza, o scriveva qualcosa, o usava il calcolatore da tavolo, o chiedeva ad Efor di portargli qualcosa da mangiare o si stendeva sul letto e cadeva addormentato. Poi tornava a sedersi alla scrivania.

La sera del terzo giorno era seduto, tanto per cambiare, sulla panca di marmo accanto al fuoco. […] In quel momento non aveva visite, ma pensava a Saio Pae.

Come tutti i ricercatori di potere, Pae era soprendentemente miope. […] Eppure aveva delle reali potenzialita’ che, sebbene deformate, non erano andate perdute. Pao era un fisico molto astuto. O, piu’ esattamente, era molto astuto nelle cose che riguardavano la fisica. Non aveva mai fatto nulla di originale, ma il suo opportunismo, il senso innato che gli faceva indovinare dove potesse trovarsi un vantaggio, lo prtavano ogni volta al campo piu’ promettente. Aveva il fiuto per dove mettersi al lavoro, esattamente come lo aveva Shevek. […]

Egli aveva cercato a tentoni di afferrare in pugno la certezza, come se si trattasse di qualcosa che si potesse possedere. Egli aveva preteso una sicurezza, una granzia, che non e’ data, e che, se fosse data, diverrebbe una prigione. Prendendo come semplice assunto, come postulato, la validita’ della coesistenza reale, gli si offriva la possibilita’ di usare le belle geometrie della relativita’; e di li’ sarebbe stato possibile andare avanti. Il passo successivo era perfettamente chiaro. La coesistenza della successione poteva venire trattata con uno sviluppo in serie di trasformate di Saeba; con questo modo di affrontarle, la successivita’ e la presenza non presentavano alcuna antitesi. […] Come aveva potuto fissare in faccia la realta’ per dieci anni senza vederla? Non ci sarebbe stata alcuna difficolta’ nell’andare avanti da li’. Anzi, egli era gia’ andato avanti. Era gia’ arrivato. […] :a visione era chiara e integra. Cio’ ch’egli evedeva era semplice, piu’ semplice di ogni altra cosa. Era la semplicita’: e in essa era contenuta ogni complessita’, ogni promessa. Era la rivelazione. Era la strada sgombra, la strada di casa, la luce.

[…] continuo’ a guardare, e ad andare sempre piu’ avanti, con la stessa gioia infantile, finche’, d’improvviso, non pote’ piu’ andare avanti; torno’ indietro e guardandosi intorno, attraverso le lacrime vide che la stanza era buia e le alte finistre erano piene di stelle.
Il momento era andato; ed egli l’aveva lasciato andare. Non cerco’ di afferrarsi ad esso. Sapeva di esserne parte, non il momento parte di lui. Egli gli era affidato.
Dopo qualche tempo, si alzo’ con ancora un brivido ed accese la lampada. […] Si reco’ nella stanza da letto, camminando lentamente e con passo leggermente incerto, e si lascio’ cadere sul letto senza spogliarsi. Vi giacque con le braccia dietro la testa, di tanto in tanto prevedendo e risolvendo un particolare o l’altro del lavoro che occorreva fare, assorto in un solenne e deilizioso stato di ringraziamento, che gradualmente sfumo’ in una serena fantasticheria, e infine in sonno.

Dormi’ per dieci ore. Si desto’ pensando alle equazioni che avrebbero espresso il concetto di invervallo. Si mise a tavolino e comincio’ a lavorare su di esse.  Quel pomeriggio […] ando’ a pranzare alla mensa degli Anzioni di Facolta’ e parlo’ con i colleghi laggiu’ incontrati dle tempo e della guerra, e degli altri arogmenti ch’essi portarono all’attenzione. Se essi notarono qualche cambiamento in lui, egli non se ne accorse, poiche’ non era realmente consapevole della loro presenza. Torno’ alla sua stanza e lavoro’.  

Prima o poi la mia promessa, di una seconda parte con alcuni esempi di (secondo me) buona divulgazione filosofica, andava mantenuta…

Il problema di Platone (Ontologia, storia della filosofia, filosofia della matematica)
Marco Panza, Andrea Sereni

Di cosa parla la matematica? E se parla di una qualche realtà, come possiamo osservarla e conoscerla? È il problema sollevato da Platone, che accompagna da sempre la filosofia e anima molte discussioni odierne. Questo libro ne ripercorre la storia giungendo a ricostruire il dibattito attuale attraverso le risposte di Aristotele, Proclo e Kant, il logicismo di Frege e Russell, il formalismo di Hilbert, il platonismo di Gödel.

Diversamente da altri libri di argomento simile, l'opera di Panza e Sereni si lascia apprezzare per due motivi.
Il primo è l'approccio storico inconsueto, nel senso che congiunge il dibattito sugli enti matematici in età antica (Platone, Aristotele, Medievali) con il dibattito in età moderna e contemporanea (da Frege in poi). Solitamente le due 'storie' sono trattate separatamente, o meglio è difficile trovare un libro che tratti di entrambe in modo approfondito e armonico.
Il secondo motivo di interesse è dato dalla scelta degli argomenti. In particolare il libro propone argomenti sconosciuti anche a buona parte del pubblico mediamente specialistico, come il dilemma di Benacerraf e l'argomento di indispensabilità. In generale, Panza e Sereni riescono a dare un'idea di come si articoli il dibattito contemporaneo e di cosa possa occuparsi oggi una attività 'ricerca' in questo ramo, che non sia di tipo meramente storico.

Parole, oggetti, eventi (Metafisica, filosofia del linguaggio, filosofia analitica)
Achille Varzi

L'anfora e la creta di cui è costituita sono una cosa sola? Potrebbe questa stessa anfora essere fatta di un altro materiale, o avere un'altra forma? E che cosa differenzia un oggetto materiale come un'anfora da entità di tipo diverso, come i gesti del vasaio, il profumo della creta fresca, il vuoto che la riempie? A partire da domande come queste, il libro offre al lettore un'introduzione critica ai principali temi di metafisica intorno ai quali si è articolata la riflessione filosofica degli anni recenti: la natura delle cose e degli eventi, le loro condizioni di identità e persistenza nel tempo, le loro relazioni di dipendenza, in generale le precondizioni del nostro parlare del mondo.

Il volumetto di Varzi è una divertente e divertita introduzione a quel ramo recente dell'attività filosofica che viene detto 'Metafisica analitica'. Si tratta di una indagine di questioni tradizionali dell'Ontologia (l'esistenza, il rapporto tra l'intero e le parti) condotta con moderni strumenti di filosofia del linguaggio. Il contenuto è accessibile al lettore non-specialistico, purché egli si armi di pazienza e intenda concentrarsi sulle sfumature linguistiche alle quali i numerosi esempi del libro vogliono introdurre.
Un assaggio di ciò che vi aspetta? "Dare un bacio" e "Dare una mela": il fatto che utilizziamo lo stesso verbo per descrivere l'azione implica che dovremmo attribuire ai baci una esistenza concreta simile a quella delle mele?

Il migliore dei mondi possibili. Una storia di filosofi, di Dio e del Male (Storia della filosofia moderna, etica, sistemi metafisici del seicento, Leibniz, Malebranche)
Steven Nadler

Nella primavera del 1672, il grande filosofo e matematico tedesco Leibniz arrivò a Parigi dove potè stringere amicizia con due dei più grandi filosofi del periodo, Antoine Arnauld e Nicolas Malebranche. Il confronto fra questi tre uomini eccezionali avrebbe prodotto effetti radicali, non solo per la filosofia leibniziana, ma anche e soprattutto per lo sviluppo del pensiero filosofico e religioso moderno. Nonostante l'enorme differenza fra le loro personalità e prospettive teoriche, i tre pensatori si diedero infatti un obiettivo comune: risolvere il problema del male nel mondo. Perché, in un mondo creato da un Dio onnipotente, infinitamente saggio, buono e giusto, esistono il peccato e la sofferenza? Perché alle persone buone capitano disgrazie e la fortuna arride ai malvagi? Cercando di risolvere questo enigma, Leibniz e i suoi colleghi francesi giunsero a conclusioni contrapposte circa l'essenza di Dio e lo scopo del suo agire. Cos'è più importante, si chiedevano i tre filosofi, la saggezza o il potere di Dio? E che rapporto sussiste tra fortuna in questo mondo e salvezza ultraterrena? Questo libro ricostruisce la storia di uno scontro tra visioni del mondo totalmente diverse, che ebbe al suo centro lo stretto rapporto di tre menti superiori, nutrito di mutuo rispetto ma anche di litigi, furore e indignazione. Ciò che emerse dalle loro conversazioni fu una vera e propria rifondazione moderna dei più antichi problemi filosofici.

Non l'ho letto per intero, ma è piaciuto molto ad una lettrice del cui parere mi fido ;-). Rispetto alle proposte precedenti, il libro di Nadler si contraddistingue per avere uno stile piacevole ed un taglio più storico e narrativo. Si tratta tuttavia di un autore che sa il fatto suo, in fatto di filosofia e di storia della filosofia. La lettura di quest'opera può essere l'occasione per riscoprire e finalmente apprezzare Leibniz ed il seicento filosofico, per i quali i vostri ricordi liceali potrebbero essere vaghi oppure spiacevoli…

La nottola di Minerva. Storie e dialoghi fantastici sulla filosofia della mente (Filosofia della mente, fantascienza, filosofia analitica, filosofia del linguaggio, etica)
Sandro Nannini

In un lontano futuro uno Straniero proveniente dal pianeta Elea giunge sulla Terra per tenervi una serie di conferenze di fronte ad un pubblico di umani e di androidi che impersonano varie correnti del pensiero filosofico. In questa forma, a metà tra fantascienza e filosofia esposta in modo dialogico, vengono toccati tutti i principali temi dell’odierna filosofia della mente – dal problema mente/corpo alla natura e all’origine nella evoluzione biologica della mente stessa, della coscienza e dell’io nella loro interazione con il mondo esterno – e viene difesa, contro ogni tipo di dualismo e di spiritualismo, una concezione materialistica della mente che si nutre delle scoperte più recenti delle neuroscienze e delle altre scienze cognitive.

Questa nottola è un animale strano nel panorama della divulgazione filosofica contemporanea. Non si tratta di un trattato sistematico, quanto piuttosto di una serie di dialoghi tra personaggi, scanditi per 'giornate', sul modello platonico. Il tema però è quanto di più attuale ci può essere: il problema della coscienza, del rapporto tra il corpo e la mente, il libero arbitrio. Nannini è stato uno dei primi a portare in Italia questa area di ricerca, che si pone all'intersezione tra filosofia, intelligenza artificiale, psicologia, linguistica e neurologia. Il suo stile di scrittura è invidiabile, a tratti spiritoso ma sempre molto rigoroso, nel rispetto del taglio 'fantascientifico' dettato dal contesto. Nonostante l'alternarsi dei dialoganti e delle loro posizioni, emerge chiaramente la posizione di Nannini, sostenitore di un approccio naturalista che riconduce la coscienza e la mente al cervello e le sue funzioni, alcune esplorate ed altre ancora da scoprire e comprendere.

Nel chiuso di una stanza con la testa in vacanza (meta-filosofia)
Franca D'Agostini

Il verso di Sandro Penna, "come è bello stare nel chiuso di una stanza, con la testa in vacanza, sopra un azzurro mare", può sembrare stravagante se riferito alla filosofia contemporanea, soprattutto se si pensa all'insistanza della filosofia recente sul primato della pratica e dell'impegno del filosofo nei confronti della realtà. La provocazione della citazione, però, vuole richiamare il lettore alla natura del lavoro filosofico. La filosofia è una sorta di "matematica allargata": una disciplina teorica, interessata ai concetti, ma anche al loro rapporto con le forme di pensiero e di vita. Fare filosofia significa sempre essere "altrove" con il pensiero.

Un'opera significativa, forse una delle più importanti tra quanto è uscito negli ultimi anni. Franca D'agostini è uno dei pochi studiosi di filosofia capaci di esprimersi con uguale competenza e onestà sulla filosofia analitica e continentale. Non è nuova a studi riassuntivi – si ricorda in particolare il recente Analitici e continentali, che fa il punto sulla filosofia degli ultimi trent'anni – e dimostra una notevole capaci nell'astrarsi dal contesto del particolare dibattito filosofico, per ragionare in modo più generale su temi molto difficili, come il ruolo della filosofia, e più nel concreto il ruolo dei filosofi nella società contemporanea.
L'autrice ha forse il difetto di dare troppo spesso un colpo al cerchio ed uno alla botte. Ciò non toglie che è difficile trovare un testo di metafilosofia così aggiornato e degno di interesse ed attenzione. Un libro da leggere, discutere, con il quale ogni studente universitario di filosofia dovrebbe confrontarsi per riflettere sulla propria condizione e la propria materia.

Trovate una articolata recensione del libro qui.

Viene da chiedersi ogni tanto perchè chi studia filosofia goda, per lo più, del disprezzo dell'uomo comune. Si noti che questo non succede con lo studioso di matematica, di economia, di biologia. Questi altri 'addetti ai lavori' godono di maggior credito presso la comunità; eppure la loro attività è spesso altrettanto teorica ed inessenziale ai fini strettamente pratici. Credo che la differenza stia nell'intrinseca vaghezza della filosofia intesa come matrice disciplinare. Non si sa cosa si studi, non si sa di preciso cosa "ricerchi" un "ricercatore" di filosofia all'università, non si sa che lavoro facciano questi filosofi, a parte gli insegnanti e i mantenuti. Nella percezione diffusa il corpo della filosofia divulgativa è costituito da un annaquato impasto di opinioni, espresse da quello e da quell'altro pensatore, rielaborate in forma suggestiva con l'aiuto di qualche '-ismo'. Mentre il biologo ha una vera conoscenza, alla quale l'uomo comune può avvicinarsi solo dopo anni di studi, lo studente di filosofia non è poi tanto diverso da chiunque di noi. Ha solo molto tempo libero e una certa attitudine per i voli pindarici della speculazione. La sua conoscenza è sterile erudizione, un bagaglio di aforismi e massime da bacio perugina, buone per scrivere l'epigrafe ai romanzi e intrattenere le ragazze alla prima uscita. Il filosofo divenuto adulto altro non è che un grazioso soprammobile della società in cui vive, un grillo che ogni tanto pesca qualche citazione dalla sua collezione e la espelle sotto forma di libro, ad uso e consumo dell'impiegato in vena di letture impegnate. 
La scuola dell'obbligo fortifica questa convinzione, nel presentare la materia come una cavalcata attraverso i secoli, dove ogni pensatore sostituisce la bislacca metafisica del predecessore con la propria, secondo un'impronta personaggistica e storicista di cui non c'è traccia nell'insegnamento di altre materie come chimica, fisica e matematica. 
 
Ritengo che questa descrizione satirica contenga in realtà molti dei pregiudizi di cui si compone la percezione dell'attività filosofica presso il grande pubblico.
Mi piace pensare che ciascuno sia in una certa dose responsabile dei propri mali. Perciò chi studia, divulga, pubblica la filosofia ha un concorso di causa in tutto questo. Ritroviamo il germe nei famigerati discorsi da autobus.
Vediamone alcuni:
 
– "Pirandello è un grande filosofo"
– "Einstein è un grande filosofo"
– "Fabrizio De Andrè è un grande filosofo"
– "José Mourinho è un grande filosofo"
 
Chi pronuncia queste frasi spesso assimila il concetto di 'filosofo' al concetto di 'portatore di idee nuove/forti'. Perchè tutti costoro possono essere 'filosofi' in senso lato e non li direste mai 'matematici' in senso lato? Eppure mi pare che le idee nuove&forti siano il sale della matematica, e la storia della disciplina è ricca di pensatori con tali caratteristiche.
In tale accezione, per essere accreditati come 'filosofi' è sufficiente avere delle opinioni, esprimerle, essere nobilitati per questo.
Eppure non credo che chiamare Pirandello 'scrittore' e De Andrè 'cantautore' sia un peggiorativo. Il discorso è un po' quello di chi assimila taluni scrittori di canzoni a poeti. Non c'è una scala qualitativa: semplicemente gli uni scrivono canzoni e gli altri scrivono poesie!
Se poi si volesse argomentare l'attribuzione 'filosofo' sostenendo affinità tra quel personaggio ed il pensiero di filosofi passati, allora si può rispondere che per ogni opinione potete trovare la sua bella citazione in calce, a firma di Platone, Kant, Pascal, Schopenhauer, Nietzsche, Heiddegger, Wittgenstein solo per indicare i più 'gettonati' nel settore degli aforismi. Pagate Galimberti, e lui vi troverà il collegamento tra Mourinho e l'esistenzialismo.
 
 
– "Filosofia della bugia"
– "Filosofia della danza"
– "Filosofia del paesaggio"
– "Filosofia delle carte"
– "Filosofia del mocassino"
– "Filosofia del seno
– "Filosofia dell'errore"
 
 
Ebbene sì, ogni oggetto, animato ed inanimato, concreto ed astratto, ha la sua bella 'filosofia di – ' nello scaffale di Feltrinelli. Ma cosa contengono queste opere, che si aggirano spesso tra le 150 e le 200 pagine? La domanda mi perseguita ogni volta che varco la soglia di una libreria. Non posso fare a meno di sfogliarli e leggere alcuni passaggi, per comprendere come sia possibile riempire tutto quello spazio con astrazioni e concettualizzazioni riguardo la danza, le tette e le carte.
 
La risposta è che il più delle volte il volume è una mistura di due ingredienti, somministrati con scarsa sistematicità:
 
– gradevoli foto, poesie, frammenti di opere letterarie che abbiano una qualche attinenza col tema.
 
– tutto quello che hanno detto molti filosofi di una qualche attinenza col tema (certe volte cascano le braccia a sapere cosa pensasse in materia di etica il filosofo noto per i suoi studi di epistemologia – quando ti chiedi perchè abbia ritenuto di condividere col mondo la propria nuda opinione su quello che non era 'il suo campo', puoi pensare che le cose siano andate in due modi: (1) I discendenti avidi hanno pubblicato tutte le cartacce che egli volle lasciare inedite (2) ad un certo punto si è detto: "embé, tutti i filosofi precedenti hanno lasciato la loro opinione sull'argomento: mi tocca. Al massimo i manuali destineranno alla cosa tre righe in fondo al capitolo, e il professore manco lo vorrà sapere all'interrogazione").
 
Il peggio che può capitare è un testo delirantemente condensato, che introduce miriadi di concetti barocchi senza definirli,con l'intento di intimidire ed imbarazzare il povero lettore a contatto con la sua finta complessità. Questa subdola operazione di marketing si attua spesso con l'intercalare "ontologicamente", con le ipostatizzazioni ("alterità", "realità") ed il proluvio casuale di termini tecnici ("nichilismo", "solipsismo") così come di formalismo pseudo-matematico ("l'x tale che", "siano A e B il seno destro ed il seno sinistro").
 
 
– "La filosofia dei Simpson"
– "La filosofia di Lost"
– "La filosofia di South Park"
– "La filosofia del Dr. House"
 
Un sottogenere di grande successo ultimamente è la filosofia pop. Quando ci sono più autori, il risultato può essere accettabile (esempio: la filosofia dei Simpson). Quando l'autore è uno solo, spesso si tratta di un 'istant book' volto a cavalcare la moda televisiva del momento.
Quello che prevale in queste opere è la ricerca di temi trattati dal serial/telefilm, sui quali qualche filosofo abbia detto la sua. Non è un compito difficile, considerando che certi filosofi hanno scritto talmente tanto o hanno lasciato testi così vaghi e criptici che possiamo trovarci tutto ed il contrario di tutto; soprattutto, possiamo trovarci il famoso 'nesso' con il telefilm. Il grado di approfondimento sarà comunque il più delle volte inferiore a quello che una qualunque rivista specializzata del settore (e senza l'insegna "la filosofia di – "!) può esprimere.
 
 
Ho proposto, tra il serio ed il faceto, alcuni esempi di cattivio servizio reso alla filosofia. "Ah sì, e quali sarebbero i decantati esempi positivi?" Si chiederà qualcuno. "Crede che la filosofia dovrebbe essere tutta in formule come la matematica e la fisica" maligneranno altri. Dopo la pars destruens, mi tocca rispondere con la pars construens. Nella prossima puntata, vorrei cercare di proporre qualche esempio credibile di 'buona' divulgazione filosofica.

Il matrimonio tra il personaggio di Lewis Carroll e la fisica è stato celebrato in varie forme.
Da un lato, "Alice attraverso lo specchio" è un testo ricco di echi, nei quali si può leggere tutto o niente. A differenza di quanto visto con "Alice nel paese delle meraviglie", i riferimenti di fisica nel secondo libro sono poco più che evocazioni, ma riescono spesso a stuzzicare la nostra immaginazione.

Dall'altro, il testo di Carroll ha fornito uno spunto a vari testi divulgativi di fisica. Posso citare due esempi su tutti.
Il primo riguarda un misconosciuto testo di un certo Wm.Garnett, apparso nel 1918 sulla Mathematical gazzette (link su jstor). Il prof. Garnett presenta una piacevole analogia riguardo la geometria euclidea della fisica classica e la geometria curva della teoria della relatività, facendone i due lati dello specchio di Alice. Egli mostra in particolare come Alice-euclidea ed il suo alter-ego non-euclideo Alicia non riescano a mettersi mai d'accordo sulle dimensioni spaziali e temporali degli oggetti che entrambe percepiscono, enfatizzando così le scoperte della teoria della relatività.
Il secondo testo è molto più prossimo a noi, e si intitola "Alice nel paese dei quanti". Non l'ho letto, ma dal titolo sembra trattarsi di una divulgazione della meccanica quantistica attraverso il personaggio di Alice. Questa si trova a passeggiare tra elettroni e doppie fenditure…

Ma torniamo al libro originale. Di seguito, presento alcune citazioni. Lo so, non c'entrano molto, ma non ho trovato di meglio rileggendo…e dire che un testo dove c'è un mondo e la sua immagine allo specchio prometteva un sacco di citazioni di ottica! Comunque qualcosa dovevo pur scrivere ora che ho promesso una seconda parte! Siate clementi.

pag.139:
"Questo è l'effetto del vivere alla rovescia – spiegò pazientemente la regina. – Dapprima tutti rimangono un po' confusi, eppure è molto comodo, poiché la memoria può così funzionare in tutti e due i sensi."
"Io sono sicura che la 'mia' memoria funziona solo in un senso – disse Alice. – Non posso ricordare le cose che non sono ancora successe."
"E' un genere di memoria piuttosto inutile quello che funziona solo per il passato". Notò la regina.

pag.144:
E andarono con tale rapidità, […], si fermarono ed ella si trovò seduta per terra senza fiato e tutta stordita.
La Regina la appoggiò contro un albero e gentilmente le disse "Adesso puoi riposare un poco".
Alice si guardò attorno sbalordita "Ma come…direi che in tutto questo tempo non ci siamo mosse di qui. Non c'è nulla di cambiato attorno a quest'albero!"
"Naturalmente -disse la regina – che cosa avresti voluto?"
"Ma nel nostro paese – fece Alice ancora un po' ansimante – generalmente si arriva in un altro luogo…dopo aver corso così presto e per tanto tempo come abbiamo fatto noi.
"Deve essere un paese molto pigro! – disse la Regina – Qui invece bisogna correre più in fretta che si può, se si vuole restare nello stesso posto. Per andare in qualche altro luogo, si deve correre almeno con una velocità doppia alla nostra".

Poichè sono solo due, ne aggiungo altre due. La prima riguarda le parole ed il loro significato:

pag.184:
"Ma gloria non significa un bellissimo e irrefutabile argomento" obiettò Alice.
"Quando io uso una parola – ribatté Bindolo Rondolo piuttosto altezzosamente – Essa significa precisamente ciò che voglio che significhi…né più né meno."
"Bisognerebbe sapere – disse Alice – se voi potete dare alle parole molti significati diversi".
[…] Bindolo Rondolo ricominciò "Alcune parole hanno un carattere molto difficile…specialmente i verbi che sono orgogliosissimi…con gli aggettivi si può fare quello che si vuole…ma con i verbi…però io le so maneggiare tutte. Impenetrabilità! E' quello che dico sempre!".
"Vorreste spiegarmi per favore – disse Alice – cosa significa questo?"
"Intendevo, con impenetrabilità, che ne abbiamo avuto abbastanza di questo argomento e che sarebbe stato il caso di dirmi, da parte tua, che cosa intendi fare dopo, perchè suppongo che non vorrai fermarti qui per tutta la vita."
"E' un voler significare troppe cose a  una parola sola" – osservò Alice in tono pensoso.
"Quando a una parola faccio fare tanto lavoro – disse Bindolo Rondolo – la pago sempre di più".

La seconda (biologia?) è semplicemente molto divertente, a mio parere:

pag.217:
"La tua parrucca ti sta benissimo – mormorò il Vespone, guardandola con espressione ammirata: – è la forma della tua testa che si presta. Le tue mandibole, però, non sono ben messe…mi sbaglio o non ti riesce di mordere bene?"
Alice iniziò con un lieve scoppio di risa, che trasformò in tosse meglio che poté. Infine le riuscì di dire in tono grave: "posso mordere tutto ciò che voglio".
"Non con una bocca così piccola – si ostinò il Vespone – si ti trovassi in una zuffa, adesso…potresti afferrare l'altro per il dietro del collo?"
"Temo di no" disse Alice.
"Beh, è perchè hai le mandibole troppo corte – proseguì a dire il Vespone – ma la cima della testa è bella tonda. […] I tuo occhi, poi… sono troppo sul davanti, è indubbio. Ne sarebbe bastato uno al posto di due, se 'devi' proprio averli così vicini…"
Ad Alice non garbò che le facessero tante osservazioni riguardanti la sua persona, e dal momento che il Vespone s'era ripreso d'animo e s'era fatto assai loquace, pensò che poteva benissimo lasciarlo per conto suo.

Non riporto tutti i riferimenti agli scacchi, perchè sono innumerevoli. Tutto il racconto è costruito come una partita, con mosse riproducibili che portano allo scacco matto. Buona lettura!

Quando un romanzo finisce.

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo…
come lacrime nella pioggia.
 
La parte meno citata del monologo cinematografico più inflazionato
 
 
I romanzi più cari sono quelli che termini con una certa malinconia. Divori gli ultimi capitoli, ben conscio che il mondo, le persone – perchè tali sono diventati i personaggi – alle quali ti sei affezionato stanno per lasciarti per sempre. Non che tu non possa tornare a leggere di loro: ma è inevitabile che essi rimangano imprigionati nel tempo deciso dal narratore, le loro vite non possono protrarsi oltre la parola Fine. Allora ti domandi: cosa farà l'Angelo nero di Woolrich, una volta tornata a casa? Si ricongiungerà al marito, condurrà la vita di prima, oppure il ricordo dell'assassino amato le impedirà di riportare indietro le cose? Fate i vostri esempi, con i personaggi con i quali siete entrati maggiormente in empatia. Le storie che ci coinvolgono finiscono sul più bello, e ci scatenano il desiderio di sapere tutto quello che non è stato raccontato: quello che era 'prima', quello che sarà 'dopo', e quanto è stato 'durante' e l'occhio del narratore non ci ha dato di sapere.
Io invece vorrei conoscere: la vita del prete della "Messa è finita", quando smette di ballare sulle note di 'ritornerai'; se i protagonisti di "The ethernal sunshine of a spotless mind" torneranno insieme alla fine del film; se l'ultimo uomo sulla terra, in "Io sono leggenda" (di Matheson, non il film), riuscirà a sfuggire al patibolo.
E' meglio così: quando si conosce troppo, il racconto perde la sua qualità intrinseca, la limitatezza della narrazione. I libri, i film sono visuali anguste su un mondo più vasto, la cui visione completa spesso non è consentita nemmeno al  suo stesso creatore. La televisione invece è una narrazione senza fine, dove sappiamo tutto di tutti, e più ne sappiamo meno ce ne importa. I film ci lasciano quell'ardente desiderio, proprio perchè hanno una vita così breve: lì sta il fascino delle storie che raccontano.
Per questo motivo trovo tanto insopportabile la moda dei ritorni, dei sequel, delle saghe a capitoli, esercizi di prolissità narrativa di sceneggiatori incontinenti, o meglio, il più delle volte, astuti conoscitori di un pubblico vorace di intrattenimento. Dovevano lasciare morire Matrix dopo il primo film. Non dovevano resuscitare la trilogia di Guerre Stellari, il Padrino (in mancanza di Mario Puzo, ora lo scrive un ghost writer tedesco!), i libri di Sherlock Holmes. Più sappiamo, più ne viene corrotta la storia originaria. Ciò che era stato detto era già sufficiente – basta poca carta-pellicola per evocare il fascino di un mondo fantastico, l'immaginazione di ciascuno spettatore deve fare il resto.
Chi non vuole staccarsi da questo mondo potrebbe subire il contrappasso di Misery, il romanzo di S.King dove la 'fan numero 1' imprigiona il suo romanziere preferito affinché prolunghi la vita della sua eroina letteraria.
 
Dobbiamo avere il coraggio di far morire le nostre Misery, per preservarne un ricordo dolce, come quello che riserviamo ai romanzi più belli. Qualcosa di simile alla nostalgia di un amico conosciuto il tempo di un'estate, tanti anni fa. 

Ho passato gli ultimi tre mesi (passati dal post precedente) a trovare una moda alla quale conformarmi per raccogliere più utenti su questo blog…e finalmente, in questi giorni, è arrivato il segnale che aspettavo, con l'uscita di un (brutto) film sui romanzi di Lewis Carroll!

Chi è stato nelle sale in questi giorni potrebbe avere l'impressione che non ci sia poi tanta differenza tra i due libri di Alice e Fantaghirò (in assenza del tono epico proprio de  "Le cronache di Narnia" o "Il signore degli anelli"). 

Quello che Burton non è riuscito a trasmettere è che il paese delle Meraviglie non è solo un universo fantasy, così come Lewis Carroll non è solo un narratore per bambini. I due romanzi sono colmi di giochi di parole, allusioni alla matematica, la logica (simbolica, non quella della settimana enigmistica), la fisica, gli scacchi. Charles Lutwidge Dodgson (questo il suo vero nome) era infatti un matematico di livello, autore oltre che di romanzi per bambini anche di saggi scientifici e un libro, "Il gioco della logica", ristampato in tempi recenti da Boringhieri (lo consiglio a tutti).

Per rendere l'idea, vediamo dunque alcune delle allusioni contenute nel primo dei due libri (i riferimenti sono all'edizione Einaudi – gli struzzi – del 1967, che ho comprato nel mio ultimo viaggio nel tempo).

 

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– Nel primo capitolo, p.10, Alice si sta accorciando. Ad un certo punto esclama:

"Potrebbe finire, capite, che mi consumi tutta come una candela. Chissà come sarei allora?".

Prosegue il testo:

'E cercò di immaginare come è la fiammella di una candela consumata, perchè non riusciva a ricordare d'aver mai visto una cosa simile.'

Al di là del sapore zen della fiamma di una candela consumata, si può leggere in questo passaggio una allusione al concetto di limite in matematica.

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– Nel secondo capitolo, p.15, Alice cerca di riepilogare 'tutte le cose che di solito sa'. Tra queste:

Dunque: quattro per cinque fa dodici, e quattro per sei fa tredici, e quattro per sette…oh cielo! Non arriverò mai a venti di questo passo!

4 x 5 = 12 se ragioniamo in base 18 anzichè in base 10 (infatti 4×5=20, 20/18 = 1 con resto 2). Allo stesso modo, 4 x 6 = 13 in base 21. Se Alice proseguisse, probabilmente farebbe 4 x 7 = 14, in base 24. In effetti, Alice non arriverà mai  ad un risultato di 20, in quanto dopo le cifre 0-9 cominciano le lettere, e nessun risultato espresso in base 10 dividerà la base effettiva (che progredisce di 3 in 3) esattamente per 2.
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– Nel quinto capitolo, p.54, Alice ha importunato con la sua crescita rapida il nido di un piccione. Questi è terrorizzato dal pericolo che la bambina possa essere un serpente. Dice il piccione:

"Scommetto che adesso mi dirai di non aver mai assaggiato un uovo!"
[Alice:] "Ho assaggiato delle uova, certo" […] "Ma le ragazzine mangiano le uova proprio come i serpenti, sai.
[Piccione:]"Non ci credo […] ma se lo fanno, allora sono una specie di serpenti, devo per forza concludere."

 

La conclusione del piccione contiene molti echi. Alcuni rimandano alla filosofia, in particolare alla concezione essenzialista delle specie per Aristotele: il piccione potrebbe pensare che è proprietà intrinseca, definitoria dei serpenti l'essere mangiatori di uova, così come l'uomo è 'animale razionale'. Non può non essere serpente chi è mangiatore di uova!
Il ragionamento del piccione potrebbe anche avere la forma di un sillogismo (non chiedetemi di quale forma però..non ho controllato!), e rieccheggia un tipico modo di procedere delle scienze deduttive.

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– Nel sesto capitolo, p.65, Alice vede svanire il Gatto del Cheshire un pezzo alla volta, e per ultima la sua bocca. Esclama:

"Accipicchia! Ho visto spesso un gatto senza sogghigno [..] ma un sogghigno senza gatto mai! E' la cosa più buffa che abbia visto in vita mia!"

In questo passaggio c'è una bella allusione alla progressiva astrazione verso cui si stava muovendo la matematica contemporanea a Lewis Carroll. Così come possiamo trattare il numero tre in assenza di tre sedie o tre pere, così il sogghigno aleggia anche in assenza del gatto. A me questo passaggio ricorda anche un passo delle Categorie di Aristotele, in cui si discute della dipendenza della parte dal tutto (branca della metafisica detta mereologia).

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– Nel settimo capitolo, p.67, Alice arriva alla tavola del cappellaio matto. Durante una conversazione dice:

"Va bene, almeno intendo dire quello che dico… che è la stessa cosa, no?"

Ma il cappellaio matto (che per inciso è tutt'altro personaggio rispetto ad un malinconico e assennatissimo Jack Sparrow con il cerone) dissente:

"Non è per niente la stessa cosa! Allora potresti anche dire che 'vedo quello che mangio' sia la stessa cosa di 'mangio quello che vedo' !"

Il cappellaio sta mostrando ad Alice che non sempre il valore semantico di una certa proposizione è lo stesso della sua conversa. Dal punto di vista logico, si stanno confrontando in questo caso una relazione e la sua relazione inversa.

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– A p.70, Il cappellaio e il leprotto marzolino spiegano ad Alice che continuano a spostarsi in circolo intorno al tavolo, per avere sempre una tazza da té pulita. Alice si domanda allora:

Ma quando tornate ancora al posto di partenza, cosa succede?

E' una allusione al meccanismo dell'addizione in modulo n sui numeri interi. Qualcuno ha anche immaginato che il riferimento al circolo possa essere una rappresentazione della struttura algebrica denominata anello; è tale per l'appunto l'insieme degli interi con l'addizione e la moltiplicazione.

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Spero con questi accenni di aver dato un'idea dei vari livelli di lettura che quest'opera contiene. Su internet troverete informazioni anche su citazioni di altro genere – letterarie, linguistiche, storiche – con le quali Lewis Carroll ha infarcito la propria opera e nessuna rivisitazione cinematografica ha avuto molto interesse a rendere. 

Concludo segnalando un libro poco conosciuto del grande romanziere di fantascienza Fredric Brown, incentrato su accadimenti e personaggi carrolliani. Pur essendo di genere giallo-grottesco, è a mio giudizio una delle opere più vicine alla sensibilità e lo spirito originali dell'autore di Alice.

Il visitatore che non c'era
Fredric Brown
Paolillo collana I bassotti

Nella prossima parte, alcune citazioni filosofiche, matematiche, logiche e fisiche tratte dal secondo dei romanzi di Carroll, "Attraverso lo specchio".

Post scriptum – per le informazioni contenute in questa pagina ho spudoratamente copiato e rielaborato parti di: voce "Alice in wonderland" (wikipedia), sito "Alice nel paese della matematica", yahoo answers (le custodi di tutto lo scibile quotidiano).