Category: Aneddotica


Nella sua "Pace" Tonyosullascogliera conclude con un diluvio universale. E perche' invece non una pandemia? Io suggerisco la malattia del sudore, morbo poco conosciuto ma con caratteristiche suggestive, tra qui un decesso pittoresco e rapidissimo, unito a cause ancora assolutamente misteriose.

La malattia del sudore (sudor anglicus) e' un misterioso quanto micidiale morbo diffusosi a piu' riprese nell'Inghilterra del XVI secolo, dopo un primo focolaio nel 1485.
Come dice il nome, la malattia si manifesta nella sua fase intermedia con grandi ondate di sudore unite ad una alta temperatura corporea, palpitazioni, disidratazione, delirio. Questi momenti sono preceduri da una fase iniziale dove il portatore e' percosso da brividi incontrollabili, senso di apprensione, dolori alla testa ed alle articolazioni. (Quindi la prossimo volta che avete male al collo, e' perche' potreste avere la malattia del sudore.) Infine l'apprensione lascia spazio ad una irresistibile sonnolenza che porta ad un vero e proprio collasso da sonno, il quale in poco tempo conduce alla morte.
 
 
Mentre altre famose malattie inesorabili (peste, malaria) hanno comunque un periodo di incubazione 

quantificabile in giorni, la malattia del sudore porta alla morte dopo appena 3-6 ore dal manifestarsi dei primi sintomi, con una probabilita' di guarigione sotto il 10%. Una velocita' senza pari nella storia delle pandemie.
 
La malattia dall'Inghilterra si diffuse poi nell'Europa continentale, comprese le regioni mediterranee come Francia ed Italia. Non si tratto' tuttavia una epidemia di grande portata, per via dell'estrema rapidita' della malattia, che impediva al portatore di diffondere a sufficienza il morbo una volta contratto. Non si hanno piu' notizie di focolai di malattia del sudore dal 1578.
 
A differenza di molti altri mali del tempo, la malattia del sudore ha la peculiarita' di manifestarsi con maggiore frequenza tra le classi agiate. E' rimasto negli annali il caso della dinastia dei Duchi di Suffolk, dove i due eredi maschi, poco piu' che infanti, furono colpiti dalla malattia e morirono in poche ore.
 
Come spesso succede quando ci vanno di mezzo le posizioni di potere, fior di medici e fiosologi si mobilitarono per indagare il morbo e trovare cause. Eppure, ancora oggi le cause della malattia del sudore restano avvolte nel piu' completo mistero. L'ipotesi piu' consistente e' che sia da attribuirsi a scarse condizioni igeniche, ma questo non spiega come mai i nobili furono i piu' colpiti. Inoltre, poiche' la malattia si manifesto' in un'eta' per molti aspetti pre-medica, non siamo neppure a conoscenza di quale agente virale o batterico sia il portatore della malattia.
 
 
Ad ogni modo, gli sforzi dei luminari del tempo per estirpare il male portarono una certa mole di pubblicazioni.
La fonte piu' autorevole e' un testo datato 1551 del fisiologo John Caius, che titola: A Boke or Counseill Against the Disease Commonly Called the Sweate, or Sweatyng Sicknesse.
Ma piu' curioso e' il caso dell' "Eyn Regi" (foto in alto), volume pubblicato a Maburgo nel 1529. Coincidenza vuole che proprio questa citta' dia il nome ad un illustre 'discendente' della malattia del sudore, il morbo di Maburgo, prossimo al piu' noto virus Ebola. Come l'ormai dimenticato morbo inglese, queste febbri virali si manifestano con inusitata violenza, unite pero' ad appariscienti emorragie da ogni orifizio del corpo, ed infine (nel caso dell'Ebola) una mortalita' che sfiora il 90% dei casi. Per un approfondimento sul virus Ebola – del quale a sinistra potete vedere una foto al microscopio – suggerisco il documentario "Ebola Syndrome" di Herman Yau con il noto immunologo giapponese Anthony Wong.

 

 
 

Ecco una storia che e’ piaciuta alla mia sensibilita’ grandguignolesca.

La sera del 10 settembre 1945, Lloyd Olsen, del Colorado, era occupato in una delle mansioni che come contadino era solito svolgere: tagliare la testa ad un pollo a scopo di brodo.

Solo che Lloyd sbaglio’ leggermente il colpo, e la lama dell’ascia colpi’ molto in alto il collo del pennuto. La giugulare del collo rimase intatta, un rapido coagulo fece in modo che il sangue quasi non uscisse dal corpo. L’altezza del colpo fece si che un orecchio, nonche’ buona parte del tronco celebrale, rimanessero attaccati all’animale.

Mike (il pollo gia’ si chiamava cosi’ o fu un battesimo dovuto alla fama?) poteva ancora sentire e pensare. Ma la sua non fu l’agonia di pochi minuti: con grande sgomento, Olsen vide l’animale riprendere energie e sgattaiolare via sulle proprie zampe!

Nei giorni successivi, il pollo non solo vegetava, ma prosperava. Olsen lo nutriva amorevolmente con gocce lasciate cadere nell’esofago. Ingrasso’ da 1300 grammi a 3300. Rischiata la vita una volta, ora non era piu’ la mira di velleita’ culinarie, bensi’ un fatto curioso da far conoscere al pubblico.

Olson porto’ l’animale all’Universita’ dello Utah. Mike era decapitato da una settimana, ma gli scienziati non poterono che constatare le incredibili circostanze anatomiche di cui sopra, che avevano fatto si che fosse sopravvissuto all’evento. Il pollo divenne una celebrita’, perennemente in tournee’, protagonista delle copertine di Times e Life.

Mike mori’ in una camera d’albergo nel marzo 1947. Il suo padrone aveva dimenticato il contagocce che usava per pulire l’esofago, e l’animale rimase soffocato.

Il mito di Mike il pollo senza testa rivive nella festa che gli abitanti di Fruita, Colorado, dedicano ogni anno all’indimenticata star del luogo.