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Il terremoto estense

Tremò la terra, e a quell’orrore estremo
di triplicate scosse in un sol giorno,
che il mondo primo in sé fesse ritorno
sì dentro a me temei, ch’ancor ne tremo.
Il cor contrito e di peccati scemo,
armato contra ogni tartareo corno,
s’arrese al volto d’alti raggi adorno
de l’angeletta, di cui scrivo e gemo.
Ne la luce crescente a gli occhi miei,
donde crebbe il tremor de le midolle,
vidi tal ben, ch’a Dio vicin mi fei.
Così quinci mi svelsi; e ben vorrei
ch’or, senza quel che il desio ingordo volle,
l’alma tremante assicurassi in lei.
(Il ben divino, IV)

E gia’…come si suol dire, i versi di Giovan Battista Nicolucci (1530-1575) detto Il Pigna “sembrano scritti ieri”. Parlano di un terremoto, il piu’ tremendo che l’Emilia ricordi (almeno credo: difficile paragonare i mezzi di informazione di allora con oggi). Ma parlano anche di una donna, dai tratti tipicamente stilnoveschi: il Pigna si lascia andare all’amore per la divina creatura, nella speranza che il suo spirito “tutto tremante e lasso” possa trovare pace e ristoro.

L’evento storico a cui si riferisce il sonetto e’ il terremoto (5.5 Scala Richter) che scosse Ferrara per ben 4 anni (ma alcune cronache riportano addirittura 13) a partire dal 1570. Il cosi’ lungo perdurare dello stato di emergenza – ma sopratutto non sapere quando sarebbe cessato – creo’ uno stato di insicurezza perenne e panico diffuso, misti ad isterica rassegnazione.
Oggi come allora le persone sentirono bisogno di dare significato ad un supplizio simile: Dio o chi per lui aveva voluto punire la Casa d’Este (“trema, ducato ladro!”). Secoli piu’ tardi, non ci basta il “non sapere”, il “non poter spiegare” o spiegare con il fatalismo religioso: la calamita’ aziona un impulso automatico ad informarsi, a partecipare attraverso la mediazione dei mezzi di informazione, a condividere con altri. Parlare, cercare, muoversi, spesso distende i nervi e serve a sfogare impotenza e frustrazione. Ma puo’ anche generare maggiore ansia.

Se altri 4, o 13 anni saranno, faremo anche noi come Il Pigna, riannoderemo un passo alla volta i fili della routine quotidiana, inframezzata dal terrificante ticchettio della terra sotto i piedi? Del resto, c’e’ chi vive nella striscia di Gaza. Nell’appartamento di Elwood passa un treno a fianco della finestra ogni 5 secondi. La mente e’ cosi’ distorta che puo’ abituarsi a tutto, anche alla vita innaturale. E nonostante cio’, garantirsi spazi di pacifica bellezza, con le donne angeliche ed i sonetti, o magari entrambi.

La terra nostra, e non l’altrui, rimbomba
dal duol, che tanto la combatte e strugge,
e or si lagna, or fieramente rugge,
quasi ch’annunzi il fin l’orribil tromba:
onde fuor visi e dentro petti impiomba
l’inaudito tremor, che l’alma sugge,
e quanto il sol più da l’occaso fugge
più rinforza i sospir l’afflitta tomba;
perché la terra nostra e non l’altrui
sente appressarsi le sue angosce estreme,
per più bel sol che sé da lei divide.
E se di notte più si crucia e geme,
è che veggendo tôrsi il lume a nui,
suo crudo stato raffigura e stride.
(Il bel divino XII)

Le leggende metropolitane sono sempre state una fonte di fascino per chi ha molto tempo libero.
C'e' in esse una componente inquietante e mistica, che fa tentennare o quantomeno sussultare anche il piu' razionale uditore.
L'Italia ha il suo bagaglio specifico di leggende metropolitane. Spesso riflettono un timore diffuso, che caratterizza una certa epoca. Ad esempio negli anni '80-'90 fiori' la leggenda di misteriosi 'untori' che adescassero ignare persone in discoteca, avessero un rapporto con loro, e abbandonassero la casa dello sventurato all'alba lasciando solo una scritta col rossetto sullo specchio del bagno: "benvenuto nel mondo dell'AIDS".
Od ancora, altri misteriosi individui sarebbero responsabile del seguente atroce misfatto: fissare lamette da barba alla meta' degli scivoli nei parchi giochi per vedere poi bimbetti orribilmente squarciati a meta'. Non dite che ora che lo sapete non farete un controllo la prossima volta che vi avvicinate allo scivolo.
Spesso le paure raccontate da queste leggende sono caratterizzate dal descrivere avvenimenti del tutto indipendenti dalla nostra volonta'. Fatti ineluttabili quanto terribili, per i quali non possiamo mai abbassare la guardia ma sembra impossibile non esserne colpiti.
In particolare nell'ultimo mese abbiamo assistito alla nascita di due nuove leggende metropolitane tutte italiane.
La prima riguarda la paura degli attentati. Dopo la morte di Bin Laden il mondo occidentale resta in allerta per via delle possibile azioni di rappresaglia. Certuni (le leggende metropolitane non hanno mai un referente preciso) a Milano hanno riferito di avere fatto un favore ad un arabo, per strada ed in modo del tutto fortuito. A mo' di ringraziamento, si sono sentiti consigliare "di non prendere la metropolitana in Maggio".La seconda leggenda e' una previsione del visionario para-sismologo Raffaele Bendandi. L'inventore riminese che vantava di prevedere i sismi con metodi non convenzionali. Metodi che non sono stati verificati oppure non hanno passato il vaglio di una indagine scientifica. Ma nonostante cio', tra le carte che Bendandi ha lasciato ci sono alcune previsioni future. Una riguarda proprio la data di oggi: 11 maggio 2011, sisma di enorme gravita' sconvolgera' Roma.

Ora, Roma non e' zona sismica. Non c'e' mai stato un sisma a Roma dai tempi della Pangea. Nonostante cio', la profezia di Bendandi e' fiorita come una vera e propria leggenda metropolitana. Tanto che oggi molti negozi cinesi a Roma sono rimasti chiusi, molti si dice hanno lasciato la citta', e chi e' passato per il centro ha descritto una capitale insolitamente silenziosa e sgombra di traffico. Per ora nulla e' successo, ma c'e' tempo fino alla mezzanotte ;-)….